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Flavio Delbono, 51 anni, si è dimesso da sindaco di Bologna | (Ansa)
“L’inferno non è mai tanto scatenato quanto una donna offesa”. Così scriveva William Shakespeare, più di quattro secoli fa, ma oggi la frase ben s’attaglia al crepuscolo politico di Flavio Delbono, ex sindaco di Bologna. Costretto lunedì 25 gennaio alle dimissioni dall’ira funesta della sua compagna e segretaria, Cinzia Cracchi: prima lasciata, poi spedita a fare la centralinista. Insopportabile, specie per una donna abituata a costosi tailleur e alle borse di Louis Vuitton.
Così la signora ha acceso sotto i piedi dell’amato le fiamme dell’inferno. Ne ha raccontato i vizi privati: prima ad alcuni avversari politici, poi ai magistrati. Viaggi istituzionali: lei vi avrebbe partecipato a spese della regione, di cui Delbono è stato vicepresidente dal 2003 al 2008.
Adesso i due sono indagati dalla procura di Bologna per truffa aggravata, peculato e abuso di ufficio (e lui anche per induzione alla falsa testimonianza di lei). Partendo dalle trasferte all’estero, il pm Morena Plazzi ha scoperto però altri versanti indiziari più sostanziosi. Il primo passa da un bancomat dato da Delbono a Cracchi, ma intestato a Mirko Divani: un imprenditore in affari con il Cup2000, la ricca società pubblica per le prenotazioni delle prestazioni mediche. La procura ragiona sull’esistenza di fondi occulti.
E poi c’è la “pista bulgara”. Tre filoni tenuti insieme da un’unica ipotesi: il contagio dell’interesse generale con quello personale.
Panorama ha scoperto che un certo grado di commistione fra privato e pubblico, per Delbono, era una realtà anche nel paese balcanico. Per conto della regione, Delbono è volato in Bulgaria per 16 volte in cinque anni: l’ultima nel 2008. Un numero di missioni difficile da giustificare solo con strette di mano e firme di accordi. Così, oltre che sull’ex vicegovernatore, i magistrati stanno facendo verifiche sul “suo uomo” in Bulgaria: Aurelio Donati, già sindaco diessino di Minerbio, paesino vicino Bologna. Un fedelissimo, scelto per guidare l’ufficio di rappresentanza della regione a Sofia.
Delbono in Bulgaria è socio di un’immobiliare che ha sede nella capitale: la Bulfranz. Panorama ha incrociato i dati del registro locale delle imprese con le tappe istituzionali del politico. E ha scoperto che l’ex sindaco ha utilizzato queste trasferte anche per sbrigare alcuni affari privati (vedere lo schema a fondo pagina). Lo stesso copione del Cinziagate, insomma. Declinato in chiave imprenditoriale.
Delbono oggi possiede la metà della Bulfranz. Il resto delle quote è del commercialista bolognese Francesco Stagni, 60 anni, un passato da militante missino. I rapporti fra i due si intensificano a metà degli anni Novanta: Delbono è assessore al Bilancio del comune, Stagni è il suo revisore dei conti. Il commercialista crea la società il 27 luglio 2006: il capitale sociale è di 5 mila leva, circa 2.500 euro. “L’idea era di acquistare un appartamento a Sofia, da trasformare in studio” dice Stagni. “Fu Flavio a chiedermi di partecipare all’affare. Voleva investire alcuni soldi di sua madre, che era tra le vittime del crac Parmalat“.
Stagni acconsente. Le quote vengono trasferite l’8 settembre del 2006. E qui c’è la prima coincidenza: quello stesso giorno Delbono sbarca a Sofia per conto della regione. Resta nel paese fino all’11 settembre, quando firma un accordo di collaborazione a Plovdiv, seconda città della Bulgaria. Ma le coincidenze continuano. Il 15 gennaio del 2007 viene approvato lo statuto della sua società : in calce al documento c’è la firma di Delbono. E anche in quel momento è in missione ufficiale a Sofia.
Il 17 gennaio, 48 ore dopo avere sbrigato le pratiche della Bulfranz, partecipa a un incontro all’ambasciata italiana. Con lui c’è anche l’allora premier Romano Prodi, da sempre suo amico e sponsor politico, nonché artefice della sua candidatura a sindaco.
Delbono, assicura Stagni, degli affari non si occupa direttamente. “Ho io la delega su tutto” aggiunge. Secondo il registro bulgaro delle imprese, la Bulfranz ha fatto tre operazioni: due acquisti “per un totale di 170 mila euro” e una vendita. La prima acquisizione è del 13 ottobre 2006: un appartamento di 63 metri quadrati in via Fridtjof Nansen, nel pieno centro di Sofia. La seconda è del 21 novembre 2006: una casa di 92 metri, in via Frederik-Julio Kiuri, un quartiere elegante. L’appartamento viene ristrutturato e poi rivenduto nel maggio 2008.
Oltre alla pista bulgara c’è quella legata alla sanità . Passa per il Cup2000, il Centro unico di prenotazione, società pubblica di cui la regione ha la maggioranza dal 2004: un’operazione voluta e seguita da Delbono. Oggi l’azienda fattura 31 milioni di euro. Al Cup2000 la procura arriva per vie accidentate: attraverso un bancomat che Cracchi consegna ai magistrati. La carta le era stata data da Delbono: lei l’ha utilizzata dal 2004 al 2008 per prelievi mensili fino a 1.000 euro. Il conto da cui attingeva era però di Mirko Divani: amico dell’ex sindaco, consulente del Centro unico e imprenditore. È sua la Connex Card Technologies, che si occupa d’informatizzazione. E lavora anche per il Cup2000: l’incarico arriva senza alcuna gara d’appalto. Divani, nelle due vesti di consulente e di imprenditore, riceve più di 360 mila euro solo nel 2009.
Gli intrecci non terminano qui. Fino al 19 settembre 2008 Divani è amministratore unico dell’azienda, che ha un solo addetto. Poi la Connex passa in mano a Simonetta Tosi: la moglie di Divani. Ma dove lavora la donna? Al Cup2000.
Riassunto di una storia complicata: una società pubblica dà appalti all’azienda di una sua dipendente, che per di più è moglie di un consulente della stessa società ; e costui è tanto amico di Delbono (che in quel momento ha il ruolo delicato di vicegovernatore) da garantirgli versamenti mensili su un bancomat da cui preleva la di lui compagna, Cracchi. Per inciso: il Cup2000 è il posto dove la donna viene spedita dopo la rottura. A fare la centralinista.
Un brogliaccio dai contorni oscuri, dietro cui gli inquirenti sospettano legami poco chiari. Delbono si è giustificato dicendo che l’origine dei soldi di Divani è un antico prestito: insieme avevano scelto questa formula per ripianare il debito. Il consulente versava, il politico o la sua ex compagna prelevava. Però la versione non ha convinto i magistrati. Il 25 e il 26 gennaio il pm Morena Plazzi ha interrogato a lungo Mauro Moruzzi, direttore generale del Cup2000: un passato da assessore alla Sanità a Bologna e grande amico di Delbono. Ecco, se c’è una costante in questa storia, Cinziagate a parte, è l’amicizia: tutte le persone coinvolte nell’indagine sono legate da unica e comprovata fede di sinistra. Legami rinsaldati da bicchierate e salsicciate. Un sistema finito ora al centro di un’inchiesta che sta accertando un uso disinvolto del potere.

Cinzia Cracchi
Come nel caso dei viaggi all’estero, che hanno dato la stura all’indagine. Plazzi si è concentrata su sette missioni ufficiali di Delbono tra il 2004 e il 2008, quando era vicepresidente dell’Emilia-Romagna. Nelle trasferte è sempre accompagnato da Cinzia. Ma la segretaria-compagna viaggia mettendosi in ferie o nei weekend in cui non lavora: quindi, ipotizza la procura, la sua partecipazione alle missioni avviene a spese della regione. Delbono assicura di avere pagato per lei di tasca propria: ma non ha dato alcun riscontro di queste spese “private”. “Per Cinzia usavo solo contanti” ha detto durante gli interrogatori.
In almeno due casi, però, questa versione non regge. Nel marzo del 2005 la coppia alloggia in un villaggio turistico di Playa del Carmen, in Messico. Delbono, tornato a Bologna, chiede un rimborso alla regione di 980 euro. Come lo giustifica? Dice di avere partecipato per due giorni a un convegno a Cancun, a circa 85 chilometri da Playa del Carmen: non ci sono però documenti o testimoni che confermino la circostanza.
Nel febbraio del 2007, invece, Delbono e Cinzia Cracchi sono in ferie sull’isola di Santo Domingo per una settimana. Anche in questo caso il politico chiede un rimborso alla regione: 490 euro. Oggi afferma che si è trattato di un errore amministrativo: a quei soldi non aveva diritto.
Restano da chiarire, comunque, decine di altri conti: i biglietti aerei, gli alberghi, più le spese varie. E ristoranti: pranzi e cene sempre per due persone, saldati peraltro con la carta di credito della regione. “Ma per Cinzia io pagavo sempre a parte e in contanti” ripete Delbono. Accanto alla coppia, c’era quindi una terza persona, sempre presente: chi era? Delbono continua a rispondere al magistrato con una sequela di non so e di non ricordo.
Adesso però dovrà sforzare la memoria. Perché quegli inferi di cui parlava Shakespeare possono diventare ancora più profondi.
TUTTO A SOFIA
La coincidenza tra le date delle missioni di Delbono in Bulgaria e quelle dei suoi affari privati.
8/9/2006 Flavio Delbono e Francesco Stagni, titolare della società immobiliare Bulfranz, concordano davanti al notaio Valentina Blagoeva il trasferimento del 50% delle quote di Stagni a Delbono.
8-11/9/2006 Delbono, presidente della Regione Emilia-Romagna, e Todor Petkov, a capo della provincia di Plovdiv, seconda città della Bulgaria, l’11 firmano un accordo per la collaborazione nella ricerca.
15/1/2007 Delbono e Stagni firmano lo statuto della Bulfranz srl con sede a Sofia in via General Parensov 28. Oggi a quell’indirizzo non c’è alcuna società con quel nome.
16-18/1/2007 All’ambasciata italiana di Sofia, il 17, l’allora premier Romano Prodi incontra i vertici del governo bulgaro e 70 imprese italiane attive nel paese da poco entrato nell’Ue. Tra i presenti c’è Delbono.
- Lunedì 1 Febbraio 2010
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Il 2 Febbraio 2010 alle 11:49 Rebus Bologna tra Prodi e il Pd. Bersani insiste (poco) e lui resiste - Italia - Panorama.it ha scritto:
[...] di Bologna, da sempre città vetrina della sinistra italiana. E ora città  in subbuglio, dopo le dimissioni del sindaco Delbono. È stato proprio l’ex premier a mettere la parola fine alla nuova telenovela, in onda [...]
Il 15 Febbraio 2010 alle 14:29 Panorama in edicola - n°06/2010 - Panorama.it - Panorama.it ha scritto:
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