Sigilli ai cancelli. In tutta Italia. E sit-in, striscioni, fischietti. Contro l’azienda torinese colpevole, secondo loro, di lasciare a casa migliaia di lavoratori. I metodi ricordano quelli classici da centri sociali di sinistra, ma questa volta i “no global” vengono da destra.
In tutta Italia negli ultimi giorni si sono moltiplicate le manifestazioni di dissenso contro la Fiat multinazionale, dopo gli annunci di chiusura dello stabilimento di Termini Imerese: le concessionarie del gruppo torinese in tutta Italia questa mattina hanno trovato la sorpresa dei sigilli con nastro bianco e rosso, come una scena del crimine. E striscioni con frasi come “Fiat odia l’Italia”.
A rivendicare i vari blitz è stata Casa Pound Italia, associazione che riunisce centri sociali di destra, in tutta Italia (sul loro sito tutte le foto della protesta). Nel comunicato chiedono “incentivi solo per le auto prodotte in Italia, stop agli incentivi per le auto prodotte all’estero sfruttando lavoratori stranieri sottopagati, e il sequestro e la nazionalizzazione per gli stabilimenti di Pomigliano d’Arco e Termini Imerese, da affidare a Finmeccanica e Fincantieri”.
E non è mancato nemmeno un botta e risposta con Gianni Rinaldini, segretario della Fiom. Al segretario dei metallurgici che ha condannato il blitz (”Chiaro che si tratta di un’azione di propaganda, le loro finalità sono lontane da quelle dei lavoratori”) ha replicato il presidente di Casa Pound Gianluca Iannone: “Grazie a Rinaldini la Fiat è ad oggi un’azienda fondamentale per l’occupazione di molti paesi nel mondo ad esclusione dell’Italia“.
Stranezze della storia. Che si ripete, a volte, ribaltando ruoli e posizioni. Ma quelli della destra “sociale”, come i ragazzi di Casa Pound e di altre associazioni, non sono nuovi a questo tipo di protesta e allo stile barricadero. Sono quelli che chiedono il mutuo sociale e le case popolari (rigorosamente solo agli italiani, però), oppure quelli, come il Blocco Studentesco, che protestavano contro la riforma Gelmini insieme agli studenti di sinistra (ma poi è finita a botte e manganelli tricolore in piazza Navona a Roma), cantando “Non pagheremo la vostra crisi”.
Bandiere tricolori e non rosse, ma spesso le stesse lotte dei “No global”, che soffrono la concorrenza. Anche perché si tratta di una destra diversa da quella profondamente catto-tradizionalista, nostalgica, identitaria di Forza Nuova. Tanto che nel look e nei volantini di Casa Pound spicca il simbolo di una tartaruga e slogan pseudo-futuristi ma senza nessun riferimento a fasci, croci celtiche e orpelli simili.
Ma non sono solo loro ad avercela con Marchionne: manifestazioni davanti ai concessionari sono state organizzate nei giorni scorsi anche dalla Giovane Italia, ovvero l’organizzazione dei giovani del Pdl, che riunisce quelli di Azione Giovani (il movimento in cui si è creciuta la ministra Giorgia Meloni), e quelli di Forza Italia.
Una fusione che è stata decisa dopo la nascita del partitone nazionale e che non è ancora ultimato: il primo congresso è previsto per quest’anno. Insieme hanno organizzato la festa giovanile di Atreju a Roma, dedicata al ventennale della caduta del muro di Berlino che prima era appannaggio solo degli ex-missini.
Ma nella Giovane Italia si fondono, o almeno dovrebbero fondersi, due culture che hanno molti punti di divisione: se li unisce l’anticomunismo, il giudizio sul liberismo in economia non è certo unanime. In particolare, la componente della “destra sociale” a livello giovanile è preponderante, in particolare a Roma e nel centro-sud.
Per questo non stupisce la chiamata all’ “embargo popolare” contro la Fiat: “Allargato anche ai prodotti riconducibili al gruppo Fiat nel campo dell’editoria, banche e finanza” per protestare contro il suo comportamento “anti-nazionale”, con l’invito a dismettere “titoli azionari o partecipazioni a fondi che possano identificarsi con la Fiat, ritirare i risparmi e chiudere i rapporti con gli istituti bancari che hanno Fiat fra gli azionisti”.
Un’iniziativa che si è guadagnata l’ironia del Sole 24 ore (quotidiano di Confindustria) che li accusa, addirittura, di statalismo e ipocrisia:
I futuri ministri liberal-liberisti vogliono punire i consumatori limitando la scelta delle automobili e i risparmiatori che hanno in portafoglio titoli del gruppo torinese … Silvio Berlusconi diceva di avere la foto di Gianni Agnelli sul comodino. Ma questi ragazzi cos’hanno sui loro comodini? La foto del subcomandante Marcos?
Probabilmente no, il Subcomandante no (è pure passati di moda, lo ha confessato lui stesso). Ma probabilmente neanche Milton Friedman e la bandiera americana.
Il VIDEO da YouTube sull’Embargo Popolare contro Fiat
- Martedì 2 Febbraio 2010
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Commenti
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Il 2 Febbraio 2010 alle 23:27 attenzione ha scritto:
Cosa accadrà se destra e sinistra si mettono insieme per boicottare la FIAT?
Sbaglierebbero?
Chi sarà il Komunista -Stalinista in questo caso?
Se NON rendersi conto, che, questa nazione è condannata alla propria distruzione solo per colpa dei truffatori come i dirigenti della Fiat,politici, mafiosi, ecc… possa anche mietere zizzagna da una protesta condivisa da entrambe le parti degli svhieramenti politici, allora vuol dire che questa nazione è PUTREFATTA, in politica come nell’informazione.
Il 12 Giugno 2010 alle 19:45 Notizie dai blog su A Pomigliano accordo senza la Fiom ha scritto:
[...] Boicottaggio “no global” contro la Fiat. Da destra Sigilli ai cancelli . In tutta Italia. E sit-in, striscioni, fischietti . Contro l’azienda torinese colpevole, secondo loro, di lasciare a casa migliaia di lavoratori. I metodi ricordano quelli classici da centri sociali di sinistra , ma questa volta i “no global” vengono da destra. blog: Emanuele Rossi | leggi l’articolo [...]
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