Rebus Bologna tra Prodi e il Pd. Bersani (non) insiste e il Prof resiste

L'ex premier del centrosinistra Romano Prodi (ansa)

L'ex premier del centrosinistra Romano Prodi (ansa)

Sfuma nel giro di poche ore il sogno di una nuova stagione per Romano Prodi alla guida di Bologna, da sempre città vetrina della sinistra italiana. E ora città in subbuglio, dopo le dimissioni del sindaco Delbono. È stato proprio l’ex premier a mettere la parola fine alla nuova telenovela, in onda soprattutto sui giornali, su una sua scesa in campo nel capoluogo emiliano.

Di un suo possibile “ritorno politico a casa” si parlò anche lo scorso anno: c’era qulacuno che lo avrebbe voluto candidato alle primarie, ma il Professore si negò preferendo un incarico all’Onu. E in queste settimane in molti sono tornati a fare il suo nome per mantenere Palazzo D’Accursio ancorato alle (ultime) spiagge del Pd, anche se Prodi si era sempre negato. E dopo le richieste insistenti dei vertici del partito, ha gelato i suoi compagni: “Non ho cambiato idea“.

Il Professore, infatti, ha da poco iniziato una nuova vita: ora fa il docente nella prestigiosa China Europe International Business School (Ceibs), prima business school in Cina, dove Prodi fa pure il notista di politica estera nella Cctv, la televisione di stato controllata dai vertici del partito comunista. E nell’agone politico italiano - l’ha detto più di una volta - non ci metterà più piede. C’è da capirlo: due volte ha soccorso il centrosinistra, candidandosi come premier e riuscendo a battere sempre il Cavaliere, e due volte è stato costretto a tornare anzitempo a casa, bersagliato dal fuoco amico.

Eppure in tanti speravano nel ritorno di San Romano. Nelle ultime settimane il Pd locale e gli intellettuali di centrosinistra del capoluogo emiliano (dal professore Filippo Andreatta allo scrittore Carlo Lucarelli fino al filosofo Stefano Bonaga), avevano aumentato il pressing sul Professore, anche se una proposta concreta dal segretario Pier Luigi Bersani pare non sia mai arrivata (l’ultima telefonata tra i due era di cordoglio per la scomparsa del fratello di Prodi, Giovanni, professore all’Università di Pisa). E non è bastato che tornasse alla carica  Vasco Errani, il governatore uscente dell’Emilia Romagna in cerca del secondo mandato, che gli ha chiesto un “segnale di amore verso la città” durante la trasmissione il Caffè di Rainews24. E la città, ha spiegato Errani, apprezzerebbe sicuramente la disponibilità di Prodi. “È una grandissima personalità. Che la città e le forze del centrosinistra abbiano questo riferimento è qualcosa di positivo”.

Ma è vero amore quello del centrosinistra verso il Professore? La risposta forse sta nelle parole dello stesso Prodi a poche ore dalla richiesta di Errani: “Segnali d’amore se ne possono dare in tanti modi. Bisogna vedere quale ha più effetto. Non è questione di sacrificio personale”, ha spiegato prima ai giornalisti che lo aspettavano fuori dalla sua abitazione a Bologna. Secondo l’ex premier, quando si tratta di decisioni politiche si deve ”guardare razionalmente cosa è meglio: meglio per se stessi, per la città e per la comunità in cui si vive, per la coerenza delle proprie azioni. Il giudizio è sempre complesso e l’amore è il più complesso di tutti i sentimenti. Non c’è un atto d’amore che non guardi in viso l’amata”. Richiami filosofici a parte, pare di poter dire che Prodi abbia voluto rendere pubblico il suo timore: la sua candidatura, potrebbe risvegliare critici e avversari, a Bologna come a Roma, interni allo stesso Pd.

E poi ancora, ai microfoni di Radio 24, il Professore dà un’ulteriore precisazione: “Non ho comunicato nulla ai vertici del partito perché non c’erano richieste ufficiali come succede in questi casi. Le cose uno le deve decidere con la propria coscienza e basta. Il pressing ricevuto in queste ore è stato talmente totale che non si sa cosa dire. Sicuramente fa piacere, mi fa piacere, ma poi si sa, nella vita queste cose finiscono in fretta, non bisogna mai illudersi“.
Come dire: nessuno da Roma mi ha chiesto ufficialmente di scendere in campo. E infatti il leader Pd (che Prodi ha bacchettato soltanto una settimana fa, nonostante l’avesse voluto a capo del partito) ha gettato acqua sul fuoco: “Non c’è bisogno di richieste ufficiali. È evidente a chiunque che quella di Romano sarebbe una candidatura graditissima”, taglia corto Bersani. Ma non a tal punto da meritare l’imprimatur di carta intestata del partito…

Comunque vada, la situazione si è ingarbugliata. Anche sull’altro fronte: se il centrosinistra è in cerca di un candidato che non c’è, il centrodestra che ce l’ha, vorrebbe silurarlo. In pole position ci dovrebbe essere - e condizionale è più che mai d’obbligo - l’ex direttore del Resto del Carlino, l’onorevole forlivese Giancarlo Mazzuca, che nelle scorse settimane si è fatto da parte nella corsa alla regione per far spazio ad Anna Maria Bernini. Mazzuca sarebbe la scelta per tentare la scalata a Palazzo D’Accursio, dopo l’impresa storica del 1999 dell’indipendente Giorgio Guazzaloca (primo sindaco non comunista dal dopoguerra), che però non ha avuto parole tenere verso il giornalista: “Sono a dir poco stupefatto che il candidato del centrodestra sia stato paracadutato da Arcore. È un’offesa a tutta la città, un caso Cofferati al contrario cinque anni dopo: e tutti abbiamo visto come è andata a finire”, ha dichiarato l’ex sindaco. Secca la replica del giornalista: “La mia candidatura non è a termine. Ho già ritirato quella alle Regionali: due volte è troppo”.

Ma a complicare le carte al Pdl ci avrebbe pensato anche un altro bolognese doc: Pierferdinando Casini. Il leader del’Udc, infatti, come riporta il Corriere di Bologna, potrebbe ritirare la candidatura di Luca Galletti in regione e appoggiare Anna Maria Bernini, qualora il Pdl ricambi il favore appoggiando lo stesso Galletti per la corsa a Palazzo D’Accursio.

Insomma, il rebus delle amministrative sotto le Due Torri sembra essere tutt’altro che risolto. Senza contare che la data del 28 e 29 marzo per le amministrative non è stata ancora confermata, con il rischio di uno slittamento per Bologna al prossimo anno.
Un periodo di tempo, però, che potrebbe rivelarsi utile a entrambi gli schieramenti per aggiustare le alleanze e trovare nomi alternativi: tanto a governare la città ci penserebbe un commissario…

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