Piccola regione, grande rebus. In Basilicata sei candidati in cerca di voti

Il giornalista Magdi Cristiano Allam, candidato per la Basilicata (Ansa)

Il giornalista Magdi Cristiano Allam, candidato governatore in Basilicata | (Ansa)

Quant’è complicata la sfida e quanti schiamazzi nell’arena politica della Basilicata, regione più timida del Meridione. Alle regionali di fine marzo, a differenza della confinante Puglia, dove i candidati in gara sono tre, per la conquista del “Texas italiano” (per la presenza di importanti giacimenti di petrolio), sono addirittura sei. E potrebbero diventare sette.

A scompaginare le carte, soprattutto nel centrodestra, è stata la candidatura del giornalista egiziano Magdi Cristiano Allam che scenderà da Bruxelles, dove è europarlamentare nel Ppe, per tentare il colpaccio con la lista “Io amo la Lucania”. Uno slogan, una promessa: in caso di vittoria, Allam, si farà “interprete dell’istanza coltivata nei cuori e nelle menti di tanti lucani impegnandomi al cambiamento del nome della Regione da Basilicata a Lucania”, tornando così alla denominazione ufficiale che identificava la regione dal 1932 al 1947.
Il suo obiettivo politico? Risolvere la contraddizione di quella che è “potenzialmente la regione più ricca d’Italia“, mentre i lucani sono “tra le popolazioni più povere” della Penisola. E per farlo non rinuncia a un programma di autofinanziamento in stile Obama.
Ma la mossa di Allam, che avrebbe dovuto (e voluto) candidarsi col Pdl, compattando il fronte dei moderati, ha avuto l’effetto opposto, spaccando in due il centrodestra, se non addirittura in tre.

Il nome che girava da mesi per il Pdl era infatti quello del senatore del Pdl (proveniente delle fila di An) Egidio Digilio, non gradito a tutte le correnti del partito. Poi in ballo c’era l’alleanza con l’Udc e i partiti minori. E così era spuntato il nome dell’ex vicedirettore del Corriere della sera: durante la trasmissione Porta a porta, fu lo stesso giornalista ad annunciare la sua disponibilità a correre, da “indipendente”, per la poltrona di presidente della regione, tentando di sottrarla al governatore uscente di centrosinistra Vito De Filippo, in cerca del secondo mandato, anche con l’appoggio, decisivo, dell’Udc.

Non l’avesse mai detto Allam: i finiani gli hanno subito sparato addosso con un editoriale di fuoco del Secolo d’Italia (il titolo: “Ci mancava solo l’egiziano”) in cui sottolineavano l’inadeguatezza della sua candidatura: “Il suo è uno stile che induce al conflitto, alla diffidenza, alla difesa di identità sclerotizzate“, scriveva il 22 gennaio il giornale finiano.
Attacco andato a segno: al posto del giornalista egiziano viene scelto Nicola Pagliuca, capogruppo del Pdl alla regione. Una soluzione in grado di soddisfare gli ex Fi, che lamentano la loro inferiorità rispetto alla Lega (al nord) e agli ex An (al sud) nella scelta dei candidati per la gara regionale.

Ma l’ex vicedirettore del Corriere non si è dato per vinto e ha dato vita al cosiddetto terzo polo con il movimento Grande Lucania e i Democratici e cattolici (Dec). Sulla sua candidatura starebbe ragionando pure l’Mpa, il movimento del governatore della Sicilia, Raffaele Lombardo, che a sua volta è alle prese anche con problemi interni: da una sua costola, infatti, è nato il movimento Noi Sud che si schiera con il Pdl e appoggia la candidatura di Pagliuca. L’eurodeputato però non chiude al centrodestra e chiede al Pdl di “non rendersi responsabile di una frattura nel fronte dei moderati”, non rinunciando ad attaccare Pagliuca: “Candidarlo è una scelta suicida”.

A dirla tutta, la scelta di Pagliuca non convince nemmeno, come riporta la Gazzetta del Mezzogiorno Ernesto Navazio, sindaco di Melfi - importante centro industriale dove la Fiat produce la Grande Punto - che dopo aver conteso la candidatura per il Pdl proprio a Pagliuca e Allam, sta sondando il terreno alla ricerca di possibili alleanze per creare una coalizione con il movimento Io Sud di Adriana Poli Bortone, candidata per l’Udc in Puglia.

A completare il parterre, da sinistra, anche Maurizio Bolognetti (Radicali), Miko Somma (Comunità lucana e comitato no oil lucania) e Florenzo Doino (Partito comunista dei lavoratori).
Ma è la spaccatura sul nome di Allam che rischia di trasformarsi in un boomerangper tutto il centrodestra, che potrebbe consegnare su un piatto d’argento il “Texas italiano” a uno sgangherato disunito.

Commenti

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Il 3 Febbraio 2010 alle 18:36 indigesto ha scritto:

La scesa in campo di una persona pulita fa drizzare le orecchie a tutti i politici intrallazzatori. Fa specie che ai finiani mancava ancora l’”Egiziano”, loro che poi vogliono dare la cittadinanza a tutti! Quando si tratta di andare a tavola, meglio essere tra “amici”, no?

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