Bossi jr “la trota” impigliato nella rete. Ma in politica i “figli di” abbondano

Renzo Bossi con il padre Umberto

Renzo Bossi con il padre Umberto

Nel nome del padre. O del fratello, dello zio, del cognato. Qualsiasi grado di parentela va bene, se può indirizzare sulla strada della “cosa pubblica”.
Renzo Bossi, per ora, ha avuto dal padre Umberto solo un soprannome, “la trota” (in grado di stroncare qualsiasi carriera) e un ruolo da team manager della “nazionale” padana. Ma adesso, da candidato della Lega alle regionali a Brescia, il giovane Renzo ha dovuto fare i conti con un ostracismo malcelato dei suoi potenziali elettori locali, che fanno un po’ di fatica a digerire il nome del rampollo sulla scheda elettorale.

E non certo per le sue difficoltà scolastiche (Bossi jr. “studia” da politico dal 2004). Di fatto, su Facebook i gruppi contrari si sono scatenati: “Contro la candidatura di Renzo Bossi a Brescia”, o “50mila no alla candidatura di Renzo Bossi alla Regione Lombardia” o un ironico “Renzo Bossi ministro dell’istruzione”. La pagina personale del figlio del Senatùr, però, mette in mostra molti messaggi di sostegno.
Insomma, è assai probabile che  i leghisti alla fine condivideranno le parole di Castelli (”Il figlio di Umberto Bossi dovrà affrontare la campagna elettorale e ottenere le preferenze sufficienti. Credo che sia, per un ragazzo di ventun anni, un atto di coraggio di fronte al quale mi tolgo tanto di cappello”) e si fideranno, come sempre, di papà Umberto.

Anche perché il nepotismo in politica non è certo una novità, dal Regno d’Italia alla prima e seconda Repubblica.
E spesso, a dire il vero, più che di favoritismo si tratta di una, più che lecita, inclinazione a seguire le orme dei padri. Anche se l’aiutino in partenza non è certo malvisto.

La lista storica è molto lunga, ma limitandoci a coloro che siedono oggi in Parlamento, troviamo Bobo e Stefania Craxi, figli di Bettino accampati su sponde opposte, o Giuseppe Cossiga, sottosegretario del governo e figlio del Presidente Francesco.

I leader di partito non sono estranei a una vita tutta in politichese: Massimo D’Alema è figlio di Giuseppe, senatore del Pci, mentre Dario Franceschini viene dalla Dc, dove militava il padre Giorgio, avvocato e nel ‘53 eletto deputato per la circoscrizione Ferrara-Bologna-Forlì-Ravenna. (Figlio del primo direttore del Tg Rai, Vittorio Veltroni, invece, il primo segretario del Pd, Walter).
E se un “self-made-man” come Bossi punta tutto sul figliolo, non si scandalizzerà il fustigatore dei privilegi ad castam Antonio Di Pietro, visto che il suo primogenito Cristiano, 36 anni, archiviate le sue disavventure giudiziarie, è tornato dirigente del partito di papà. Anche se, dicono, in famiglia, tutte le speranze sono affidate ad Anna: ventidue anni, studentessa alla Bocconi. La politica, pare, l’attiri eccome: sta facendo pratica con il movimento giovanile (coordinato a livello nazionale da un altro Di Pietro, Lorenzo che però non ha rapporti di parentela con l’ex pm). L’8 giugno 2009, dopo il trionfo alle europee, è stata lei, non Cristiano, a venire fotografata tra il padre e Luigi De Magistris, l’astro nascente del partito.

Buona parte della tradizione democristiana oggi è finita anche nel Pdl, come il ministro Claudio Scajola, figlio del fondatore della Dc di Imperia Ferdinando, o l’ex ministro Enrico La Loggia, sicilianissimo “figlio di Giuseppe, (così recita la biografia sul suo sito) uno dei padri dell’Autonomia siciliana e nipote di Enrico, autore dell’articolo 38, meglio noto come ‘Fondo di solidarietà nazionale’ dello statuto siciliano”.
Mariotto Segni, in parlamento da una vita, è erede dell’ex presidente della Repubblica Antonio
. Tutti figli d’arte? C’è anche una, anzi la, nipote: Alessandra Mussolini.

E non si creda si tratti di un vezzo tutto italiano. Basta sporgere un po’ lo sguardo oltralpe, dove Marine Le Pen ha ormai scalzato il padre dalla guida del Front National e il figlio del presidente Sarkozy, Jean, già sindaco a 23 anni, costretto a rinunciare alla carica di direttore del prestigioso Epad (la Défense) proprio per le polemiche (scatenate on line) sulla sua fulminante carriera: “Ci sono tre paesi dove si eredita ancora il potere di padre in figlio: il Gabon, la Corea del Sud e Hauts de Seine”, recitava una delle tante battute via Twitter collezionate dal sito jeansarkozypartout.com nato per commentare l’affaire Sarkozy junior.
In realtà andrebbero citate anche le dinastie dei Bush, dei Kennedy, dei Clinton: già, in tutto il mondo il cognome illustre può aiutare. Il soprannome, forse, un po’ meno…

Commenti

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Il 4 Febbraio 2010 alle 18:52 teocos ha scritto:

Mi stupisce la meraviglia dei lettori. Ma dove pensate che le migliori giovani professionalità del paese siano finite? In politica? Lo standard è quello del Tonino nazionale salvo rare eccezioni. La laurea spesso non qualifica ma i veltroni, baffini e rutelli vari nemmeno la possiedono.
I talenti o vanno all’estero o si impegnano in silenzio nelle concrete attività industriali o istituzionali che ancora fanno funzionare questa scassatissima repubblica. I figli d’arte nella politica, nel cinema, nella magistratura, negli ordini professionali ed in ogni attività in genere depauperano la collettività occupando posizioni di cui non sono all’altezza ed il cui onere rimane a carico della società civile. Poi ci si meraviglia dell’aumento degli infortuni professionali di medici, avvocati, ingegneri etc.. o dello scadente livello del mondo scientifico, dell’università, del cinema, della musica o del basso numero dei brevetti italiani nel mondo, brevetti che qualificano la creatività di un paese!
Le dinastie politiche in altri paesi sono rare e non diffuse a tutti i livelli come in Italia.
Qui vige il principio della cooptazione con buona pace della professionalità e del merito.

Il 4 Febbraio 2010 alle 19:50 pv21 ha scritto:

Le Veline si e Renzo B. no? Forse è Tutta Colpa di Carosello se in politica le “proposte” vanno e vengono come campagne pubblicitarie e c’è sempre una nuova “sparata” per far sognare il popolo.
http://forum.wineuropa.it

Il 4 Febbraio 2010 alle 21:23 indigesto ha scritto:

Ormai i politici rappresentano la nuova Nobiltà, ed è giusto che se la tramandino. Che avvenga per votazioni significa poco, tanto si sa che queste sono solo una presa per i fondelli!

Il 5 Febbraio 2010 alle 20:47 tigretarma ha scritto:

La Trota, come Cristiano di Pietro, pare non raggiungere i minimi necessari nemmeno per fare politica. Avesse avuto la testa di Elio, il figlio di Mastella capace di schiantare in diretta il nepotizzato Sortino delle Iene, nessuno avrebbe avuto niente da dire. Marina, la figlia di Berlusconi, farebbe felice tutto il CDX se decidesse di seguire le orme paterne, ma evidentemente stiamo parlando di un altro pianeta. Il povero Renzo, può al più andare a fare la trota in qualche laghetto per la pesca sportiva. Detto da uno che voterà per Zaia, ma che pensa che la Lega questa DOVEVA risparmiarsela. Capisco che i delfini siano una specie protetta, ma sprecare un saggio di apologia ittica per giustificare l’intrusione fra questi della trota mi pare un po’ eccessivo.

Il 11 Febbraio 2010 alle 20:07 Bossi jr “la trota” impigliato nella rete. Ma in politica i “figli di” abbondano | eventinellacitta.com ha scritto:

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