La prima volta dell’Idv: un congresso o una resa dei conti?

Luigi De Magistris e il leader dell'Idv Antonio Di Pietro (Ansa)

Luigi De Magistris e il leader dell'Idv Antonio Di Pietro (Ansa)

Via un ex magistrato, potrebbe essercene subito un altro pronto a guidare gli antiberlusconiani. A Roma, Hotel Marriott, va in scena una prima assoluta nello scenario politico nazionale: il primo congresso dell’Idv, dal 5 al 7 febbraio. Fino ad oggi, infatti, si erano svolte solo assemblee programmatiche nelle quali il presidente, Antonio Di Pietro, veniva sempre confermato per acclamazione.

Forse stanca del monopolio inconstrastato del magistrato di Montenero di Bisaccia, la base ora (nel 2010, a dodici anni dalla fondazione del 1998) spinge per un cambiamento. Ci sarà?
Di sicuro ci sarà Antonio Di Pietro, che si candiderà di nuovo per la leadership del partito. A sfidarlo ci proverà Francesco Barbato, noto per i suoi ricci neri e le sue dichiarazioni al vetriolo, ma che non ha certo l’appeal e, soprattutto, i voti necessari per battere il fondatore del movimento.

Anche se, curiosamente, sulle pagine on line dedicate all’assise (e si sa quanto i dipietristi tangano al fatto che il congresso sia aperto, trasparente e accessibile dalla rete) accanto a quella di Tonino presidente, di Patrizia Bugnano per il Dipartimento nazionale Donne e quella delle tre concorrenti per coordinatore nazionale del dipartimento giovani - la mozione del deputato campano non si trova.

Forse perché, da più parti, soprattutto dal Fatto Quotidiano, le indicazioni sono ben altre: è giunto il momento di lanciare Luigi De Magistris. L’ex toga di Catanzaro, ora eurodeputato con l’Idv, sarebbe l’uomo giusto per spodestare l’ex toga di Mani pulite. Tra i suoi maggiori sponsor, il filosofo Paolo Flores d’Arcais. Che già lo scorso autunno su Micromega aveva puntato il dito contro la gestione personalistica che Di Pietro fa del suo partito. E pochi giorni fa il filosofo dei girotondi è tornato alla carica: “De Magistris tocca a te”, era il titolo del suo editoriale, in cui chiedeva la candidatura dell’ex magistrato napoletano per la presidenza della Campania.

Alla vigilia della prima kermesse, naturale che in casa Idv serpeggi il nervosismo. Non si spiegherebbe altrimenti la reazione dell’ex pm contro la gornalista del Tg1, “rea” di avergli posto un paio di domande su quella foto, pubblicata da Il Corriere della Sera, di una cena del 1992 in cui Di Pietro compare al fianco di Bruno Contrada (all’epoca numero tre del Sisde, ma arrestato 9 giorni più tardi per mafia) e di un agente della Cia.
L’immagine (e i relativi commenti) non hanno messo in imbarazzo l’ex pm di Milano che, sempre sul Corriere, ha scansato ogni malizia: “È storia vecchia. Stiamo parlando di un questore, non di una escort. Per me era un funzionario dello Stato. E nemmeno lo conoscevo. Né potevo sapere che nove giorni dopo l’avrebbero arrestato“.

Di fatto, contro un Di Pietro finito nel mezzo della bufera mediatica, non sono pochi a pensare di cambiare cavallo, lanciando De Magistris, attraverso una poltrona che conta, come quella che fu di Bassolino (anche se l’ex magistrato di Catanzaro si è negato: “Vorrei mantenere la linea della coerenza. Sto lavorando per costruire una classe dirigente che sia alternativa al berlusconismo. Non posso fare tutto. Ringrazio, ma rispondo no”).

Ma al di là delle frasi di circostanza, a dividere Di Pietro dal suo “figlioccio” c’è anche la linea futura del partito. Lo slogan del congresso recita “L’alternativa per una nuova Italia” e richiama le parole del Pd.
I dipietristi hanno messo di nuovo i piedi nel piatto dei Democratici: per sfidarli? O affiancarli? Per ora la posizione è interlocutoria. Ma l’alleanza più stretta con Bersani, siglata da Tonino, mal si concilia con l’apertura verso la sinistra di Nichi Vendola, auspicata invece da De Magistris.
I due hanno avuto un incontro a Roma in cui pare si siano gettate le basi di un “nuovo movimento di popolo” (mettendo insieme l’attuale Sinistra e Libertà con l’ala movimentista Idv: il popolo viola e quello del web, i grillini e i girotondini) che stia alla sinistra del Pd, capace di superare da subito il dieci per cento dei consensi.
Perché saranno le 415mila preferenze che De Magistris ha raccolto alle europee (superando Di Pietro in 4 circoscrizioni su 5) a contare per il futuro. Quando, passate le regionali, il dualismo tra i due ex pm non potrà più essere tenuto nascosto.

Per adesso il popolo Idv deve accontentarsi di discutere (e votare) su: un nuovo statuto per rendere il partito democratico e trasparente; lo strumento delle primarie per scegliere i segretari comunali, provinciali e regionali; il divieto di cumulo degli incarichi; la revoca dei provvedimenti disciplinari emanati a danno dei dissidenti.
E in ultimo, l’eliminazione del nome Di Pietro dal simbolo del partito. In attesa di appiccicarci sopra quello dell’erede predestinato: De Magistris.

Commenti

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Il 4 Febbraio 2010 alle 21:18 indigesto ha scritto:

Purchè ci facciano sapere a quali valori si riferiscono!
Finora s’è sentito parlare di valori immobiliari, valori bollati e valori togati. Perchè non lo chiamano, questo partito “L’Italia dei livori”..e fanno prima?

Il 7 Febbraio 2010 alle 13:02 cini ha scritto:

Mi trovavo di fronte al piccolo schermo guardando l´ex magistrato sbraitare come di solito fa lui, gesticolare sputacchiando forsennatamente con gl´occhi fuori orbita, quando una delle mie figlie e due nipoti di 18 e 19 anni d´età che non parlano italiano appena entrati in casa per una visita mi chiesero con aria divertita se quel personaggio che stavo seguendo, probabilmente con aria allegorica in TV fosse un comico.
No dissi loro è un´uomo politico capo di un partito in opposizione.Quasi in coro e in accordo comune prontamente commentarono:
se non è un comico deve essere un pazzo,almeno questa è la nostra impressione.
Naturalmente non fui affatto sorpreso dalla conclusione raggiunta dai miei famigliari presenti.
Se non è un comico deve essere matto!!!

Il 8 Febbraio 2010 alle 18:18 La svolta di Tonino Di Pietro: diventa “moderato” e lancia un’opa sul centrosinistra - Italia - Panorama.it ha scritto:

[...] moderata e quella girotondina, capeggiata dal vero rivale di Di Pietro, l’ex pm di Catanzaro Luigi De Magistris (forte delle sue 450mila preferenze alle europee e del sostegno del Fatto di Travaglio) che spinge [...]

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