Sì allo scudo per premier e ministri. E alla Camera esplode la bagarre

I parlamentari dell'Idv protestano a Montecitorio, dopo la votazione finale sul Legittimo Impedimento

I parlamentari dell'Idv protestano a Montecitorio, dopo la votazione finale sul Legittimo Impedimento

Cronaca di un’ordinaria giornata di bagarre alla Camera: tra cartelli, urla e contestazioni il testo sul legittimo impedimento ottiene il disco verde dalla Camera. Con 316 voti a favore, 239 contrari e 40 astensioni (l’Udc ed i deputati delle Minoranze linguistiche e dei Liberaldemocratici) il provvedimento, che permetterà al presidente del Consiglio ed ai ministri di non comparire per 18 mesi alle udienze giudiziarie in caso di concomitanti impegni istituzionali, ora passa all’esame del Senato.

Ma nel dibattito parlamentare, le forze politiche non si risparmiano colpi.
Alla fine la maggioranza esulta, con Fabrizio Cicchitto (protagonista di un duro scontro con Massimo D’Alema) a sostenere che il legittimo impedimento “è un tassello per lo Stato di diritto”. A Montecitorio il centrodestra ha offerto una prova di compattezza anche grazie all’assenza quasi totale di voti segreti.
Pd e Idv rinnovano le loro critiche ad un provvedimento che bollano come incostituzionale e ad personam. Sono i dipietristi a manifestare più duramente, e fino all’ultimo, esponendo dopo il voto finale cartelli con scritte del tipo “legittimo impedimento, legittima impunità”, o “la casta esulta, l’Italia affonda”.
Scoppia la bagarre, con il Pdl che urla “Vergogna”, lancia palle di carta verso sinistra ed attacca Antonio Di Pietro, contro cui è stato urlato più volte “Contrada!” e “Borsellino”, rievocando la foto, recentemente pubblicata sul Corriere della Sera, che lo ritrae con l’ex funzionario del Sisde pochi giorni prima che venisse arrestato per mafia. Ma l’ex pm non si lascia intimorire: “Diciamo no a questa legge porcata che umilia le Istituzioni, offende il Parlamento e il Paese e ha un unico mandante: il signor presidente Berlusconi.

Pierluigi Bersani lancia un appello: “Fermate questa corsa dissennata che oggi è il primo passo, una scialuppa in attesa del bastimento della legge costituzionale e altrimenti del barcone del processo breve. Tante norme non semplici, ma la gente capisce una cosa semplice: c’è di mezzo Berlusconi, un premier che non vuole farsi giudicare e tiene ferma l’Italia su questo punto in una folle guerra tra politica e giustizia”, dice tutto d’un fiato il segretario del Pd, chiedendo “un dibattito in diretta tv sui problemi degli italiani”.

E l’Udc? Pier Ferdinando Casini, leader dei centristi che sul voto finale si sono astenuti, ha lasciato parlare Michele Vietti: “Anche a costo di attacchi - sottolinea  - ci siamo assunti la responsabilità di dire in pubblico quello che tutti dicono in privato: e cioè che il re è nudo, il re è sotto processo. Le istituzioni sono paralizzate e questa paralisi danneggia il Paese. Senza più l’alibi dei processi” aggiunge ancora “Berlusconi deve pensare a governare, deve pensare alla crisi senza più la scusa di dover scappare dai giudici. Senza più questo alibi il governo deve affrontare il capitolo delle riforme”.
E Umberto Bossi, oggi anche lui alla Camera a votare, non si illude sulla prospettiva di imminenti accordi con l’Unione di Centro: “Bisogna dare tempo ai peccatori di pentirsi, per capire se il pentimento è vero”, dice.

Cosa prevede la norma
Il testo sul legittimo impedimento (che dovrà essere esaminato dal Senato) è composto di due articoli - il secondo riguarda l’entrata in vigore il giorno successivo alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale - che consentiranno “al presidente del Consiglio dei ministri e ai ministri il sereno svolgimento delle funzioni loro attribuite dalla Costituzione e dalla legge”.
Il testo prevede che le attribuzioni previste dalla legge che disciplina l’attività di Governo e della presidenza del Consiglio, dal regolamento interno del Consiglio dei ministri, le relative attività preparatorie e consequenziali, nonché di ogni attività comunque “coessenziale” alle funzioni di governo costituiscano legittimo impedimento per il premier a comparire alle udienze penali che lo vedono imputato (non a quelle in cui è parte offesa).
Stesso trattamento vale per i ministri. Sarà Palazzo Chigi ad autocertificare l’impedimento. “Ove la presidenza del Consiglio dei ministri” recita il testo “attesti che l’impedimento è continuativo e correlato allo svolgimento delle funzioni di cui alla presente legge, il giudice rinvia il processo ad udienza successiva al periodo indicato. Ciascun rinvio non può essere superiore a sei mesi”.
Il corso della prescrizione rimane sospeso per l’intera durata del rinvio. La legge si applica anche “ai processi penali in corso in ogni fase, stato o grado, alla data della entrata in vigore della legge”.

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Il 22 Luglio 2010 alle 7:45 Notizie dai blog su Pdl: scudo per premier e ministri anche per vecchi processi. ha scritto:

[...] il testo sul legittimo impedimento ottiene il disco verde dalla Camera. blog: Panorama Italia | leggi l’articolo Per help e visualizzare le immagini abilitare javascript. Scrivi un [...]

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