
Patrizia d'Addario ospite del night club Le Globo di Parigi | (EPA/MAXPPP/THOMAS PADILLA)
È sabato 30 gennaio ed è appena terminata la cerimonia d’inaugurazione dell’anno giudiziario. Al quarto piano della procura di Bari il capo dell’ufficio, Antonio Laudati, si ritrova a faccia a faccia con alcuni dei suoi sostituti. Sul tavolo l’ultima copertina di Panorama intitolata “Il complotto”. Ventiquattr’ore prima la stessa procura, dopo avere esaminato il testo con puntiglio da esegeti, si era limitata a escludere, in una nota ufficiale, che fosse iscritta una notizia di reato che riguarda “accordi fraudolenti miranti a una calunniosa rappresentazione processuale”.
Dietro il criptico linguaggio giuridico si celava ciò che i magistrati non potevano smentire: l’esistenza di un’inchiesta che, come vedremo tra poco, ruota intorno a Patrizia D’Addario, la escort di Palazzo Grazioli, e si muove su tre livelli, legati fra loro da diversi filoni, ipotizzando, al termine di questo percorso, un “complotto” contro il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.
Infatti le varie inchieste portano a una conclusione univoca: l’affaire D’Addario ha una genesi tutt’altro che lineare e nasconde, secondo gli inquirenti, una precisa regia. Da tempo i magistrati fanno ipotesi su chi possa averla gestita, ma per non vanificare il lavoro sin qui svolto, e correre il pericolo di essere accusati di costruire teoremi fantasiosi, hanno scelto di inabissarsi come un sommergibile. Sino alle prossime, imminenti misure cautelari.
Certamente a Bari la D’Addario è indagata per associazione per delinquere. Non è la sola, con lei sono finite sotto inchiesta una dozzina di persone. Il reato associativo è una cornice che serve al procuratore Laudati e ai sostituti che lo affiancano, Giuseppe Dentamaro e Teresa Iodice, per poter investigare ad ampio raggio.
Il nome della D’Addario, prima dello scandalo politico, era noto in tribunale per la ventina di procedimenti pendenti in cui è coinvolta sia come parte offesa sia, e sono la maggior parte, come indagata o imputata. Nella primavera 2009 hanno iniziato a interessarsi a lei anche Pino Scelsi ed Eugenia Pontassuglia, pm della Direzione distrettuale antimafia, nell’ambito di un’indagine di criminalità organizzata avviata per capire se esistesse un collegamento tra la malavita e il reclutamento delle prostitute, come lasciava supporre un attentato subito da un’amica di Patrizia D’Addario legata a un membro del clan Parisi (uno dei gruppi più temuti della criminalità barese).
Nella prima metà di giugno la escort si reca in procura per raccontare la sua notte a Palazzo Grazioli. Qualche settimana dopo incappa nell’indagine sulla fuga di notizie e sulla genuinità delle registrazioni audio effettuate nella dimora del premier. Infatti gli inquirenti si accorgono che il contenuto delle trascrizioni dei nastri consegnati nelle redazioni non corrisponde a quello delle bobine in possesso della procura, segno questo di una possibile strumentalizzazione delle informazioni. Ma fermiamoci un attimo.
Questo è il primo livello dell’inchiesta e ha come tappa finale l’individuazione dei pubblici ufficiali che sono all’origine delle falle nel segreto istruttorio. Non soltanto per le registrazioni della D’Addario, ma anche per la pubblicazione dei verbali secretati di Gianpaolo Tarantini. Su questo versante, secondo quanto risulta a Panorama, l’accusa avrebbe raccolto riscontri inconfutabili.
Tra giugno e settembre 2009 (dal periodo delle prime fughe di notizie su Patrizia D’Addario a quelle su Tarantini) sarebbero stati compiuti diversi passi falsi da parte di giornalisti e investigatori. Inciampi per cui nessuno dei detective, per ora, è stato trasferito, nonostante siano stati immortalati da foto e videotape che proverebbero bugie e responsabilità.
Per conoscere i nomi di questi servitori dello Stato infedeli non sarà necessario attendere molto: le richieste di misure cautelari o interdittive, infatti, saranno esaminate dall’ufficio del giudice delle indagini preliminari. I provvedimenti non riguarderanno figure di secondo piano ma toccheranno tra gli altri ufficiali della Guardia di finanza e dei carabinieri. Questo snodo sarà fondamentale.
Quando infatti sarà acclarato che, come ipotizzano gli inquirenti sulla scorta di numerosi atti compiuti nell’arco di sei mesi, il flusso di notizie coperte da segreto si inserisce in una strategia mirata a screditare il presidente del Consiglio, l’inchiesta potrà considerare individuato il primo livello e puntare a quello successivo al centro del quale c’è la D’Addario.
L’estate scorsa il suo ex amante e protettore, Giuseppe Barba, l’ha denunciata per stalking e durante la sua deposizione fiume del 5 agosto il pm Dentamaro, di nuovo lui (e non è un caso), ha trovato lo spunto per aprire un nuovo filone d’indagine, quello incardinato, per ora, solo su un’ipotesi di associazione per delinquere. La notizia di reato è un presunto trasferimento di 1,5 milioni di euro dall’Italia al Qatar. Dentamaro, specializzato in fascicoli riguardanti le cosiddette fasce deboli, conosce benissimo la D’Addario e le ha dato credito in un processo, facendo condannare Barba nel 2006 per favoreggiamento della prostituzione. Questo non gli ha impedito, due anni dopo, il 3 luglio 2008, in occasione della richiesta di archiviazione per una denuncia, di ricredersi sul conto della donna e di liquidarla con queste parole: “Può validamente affermarsi che risulta compromessa l’intera credibilità della suddetta”.
Il magistrato, dopo avere trovato i riscontri al viaggio della signora nella Penisola arabica, adesso vuole capire se anche le restanti dichiarazioni di Barba siano plausibili. Resta da scoprire perché la D’Addario avrebbe trasportato soldi all’estero: per costituire fondi neri? Per trasferire oltreconfine le mazzette incassate da eventuali amici politici? O magari per ripulire capitali di provenienza illecita? A dicembre, a Bari, un’imponente inchiesta antiriciclaggio ha portato all’arresto di un’ottantina di persone, molte legate al già citato clan Parisi. Un filone che non ha ancora finito di riservare sorprese.
Certamente la donna, nonostante le dichiarazioni dei redditi da indigente, negli ultimi mesi è al centro di accertamenti finanziari capillari che hanno permesso di appurare l’esistenza di numerosi conti correnti italiani ed esteri riferibili direttamente a lei, ai parenti più stretti o a prestanome. In particolare gli investigatori hanno puntato gli occhi su un tesoretto depositato presso una banca italiana, un gruzzolo non lontano da 1 milione di euro che sarebbe affluito negli ultimi mesi. Una ricchezza che per gli inquirenti non può essere giustificata con l’improvvisa notorietà della signora, anche perché lei, nella sua recente autobiografia, giura di non essersi mai fatta pagare per le interviste.
In procura sospettano che tutti quei soldi possano essere il premio per il ruolo recitato in questi mesi, quello di nemica giurata del premier. Anche se qualche investigatore non esclude che, viste alcune recenti frequentazioni della donna, quei soldi possano non appartenere a lei. Ma questa è una storia che merita di essere approfondita in un altro capitolo.
Qualunque sia l’origine di quel denaro, di certo, secondo i pm, la “pupa” con le sue rivelazioni non ha agito in questi mesi autonomamente e anzi sarebbe stata “eterodiretta”. E per questo l’accusa ha iniziato, rimanendo sott’acqua, a dare la caccia ai presunti pupari.
Per scovarli, dovranno risalire al cosiddetto terzo livello, senza farsi cogliere dalle vertigini. Intanto hanno iniziato ad annotare i nomi degli agenti e dei collaboratori che stanno gestendo i frequenti viaggi all’estero di Patrizia D’Addario. Nomi che vengono conservati come reliquie dagli investigatori.
A proposito della presunta cabina di regia, in procura non escludono che chi ne fa parte possa avere selezionato la D’Addario già nel 2008 per poi affidarla all’imprenditore Gianpaolo Tarantini, che ha poi condotto la donna con il registratore nelle stanze di Berlusconi. Ma questa è la pista più insidiosa all’interno dello scenario del complotto che si sta delineando ai danni del premier. Ed è proprio per questo motivo che, allo stato attuale, bisogna concentrarsi sulla parte della trappola informativa ordita dopo le registrazioni della D’Addario. Qui i possibili registi sarebbero stati, ironia della sorte, ripresi dalle telecamere della polizia giudiziaria impegnata in alcuni appostamenti a Bari e, forse, anche dagli occhi elettronici di investigatori privati.
Immagini e foto sono state fatte nei giorni precedenti la decisione della D’Addario di consegnare al Corriere della sera la sua intervista denuncia (dopo essersi prima proposta a un settimanale e, a quanto risulta a Panorama, a un altro importante quotidiano). Secondo quanto sostenuto dal Fatto quotidiano, sarebbero stati filmati incontri tra il senatore del Pd Alberto Maritati (a lungo sostituto procuratore a Bari fino al 1999) e il pm Scelsi, tra Maritati e l’avvocato Maria Pia Vigilante (difensore della D’Addario), tra quest’ultima e una giornalista. Maritati ha confermato gli incontri escludendo di aver parlato dell’inchiesta.
Di certo quando Laudati e i suoi sostituti avranno disvelato il meccanismo che ha indirizzato le azioni del primo livello, la vicenda sarà più decifrabile e sarà evidente come giornali italiani e stranieri abbiano di fatto creato una struttura che ha agito in maniera sinergica e che ha avuto come conseguenza quella di danneggiare l’immagine del presidente del Consiglio. Un’organizzazione che apparentemente si è limitata a raccogliere oggettivamente il racconto della D’Addario, ma che in realtà, secondo l’accusa, si è messa in moto su impulso di politici, magistrati e personaggi senza scrupoli che hanno cercato di usare la signora come un’arma. Ma sulla scena del delitto hanno lasciato troppe prove.
Presto si scoprirà pure quali frutti stia dando la collaborazione avviata da Tarantini con gli inquirenti. L’imprenditore ha già messo in fila ore di interrogatori in cui ha fornito numerosi riscontri alle sue dichiarazioni. L’uomo non si è sottratto a nessuna domanda.
Per esempio, ha chiarito i suoi rapporti con Roberto De Santis, fulcro del potere dalemiano in Puglia. I magistrati hanno chiesto conto dei vari contatti e di un incontro fra i due in piazza Navona, a Roma, nella primavera del 2009.
La coppia era insieme pure nell’estate di due anni prima, quando incrociò nel mare di Ponza l’allora ministro degli Esteri Massimo D’Alema, con il quale si ritrovò allo stesso tavolo per cena. Nel ristorante, fra i commensali, sedeva pure l’allora capo di stato maggiore della Guardia di finanza, generale Paolo Poletti. A riprova della capacità di Tarantini di tessere relazioni ad altissimi livelli gli inquirenti hanno annotato diverse telefonate dell’imprenditore proprio con Poletti, nominato nel novembre 2008 vicedirettore dell’Aisi, il servizio segreto che si occupa della sicurezza interna.
Pupari, servitori dello Stato infedeli, 007: gli ingredienti per una perfetta spy-story non mancano, anche se rischiano di avvelenare il clima in procura, dove ormai la diffidenza contraddistingue persino i rapporti tra magistrati. Dopo l’annuncio di Panorama di un possibile fascicolo riguardante rilievi quanto meno disciplinari per le toghe, i pm sospettano gli uni degli altri. Alcuni sono allarmati financo dalle domande dei giornalisti, in cui temono di decifrare annunci di indagini a loro carico. Ma presto la partita si giocherà a carte scoperte.
- Venerdì 5 Febbraio 2010
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Lettere dal fronte dei nostri soldati














Commenti
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Il 5 Febbraio 2010 alle 19:25 pv21 ha scritto:
Un fiume di parole per ipotesi al condizionale. Aspettiamo la LEGENDA per un Delitto … =>
http://forum.wineuropa.it
Il 5 Febbraio 2010 alle 19:30 La pupa D’Addario e i pupari. Complotto in 3 mosse ha scritto:
[...] Read more on Panorama on line [...]
Il 5 Febbraio 2010 alle 19:47 nhico ha scritto:
L’ intrigo era chiarissimo anche allora, a patto di non essere orbi e sordi. “D’Alema: “Premier solo” E annuncia nuove scosse commento inviato lunedì 06 luglio 2009 - ore 12:09 su Il Giornale: Baffino, l’uomo che ama gli herzebollah, ritorna alla carica. E dopo averci detto che da ministro degli esteri era in Libano a calmare gli animi, invece di starsene sdraiato in spiaggia a godersi il sole agostano, conferma che la scossa ci sarà. E ci sarà perché Berlusconi è sempre più isolato. Allora, pensare che le contestazioni del premier possano essere una nuova tattica studiata a tavolino per alimentare la cortina di fumo nella quale asfissiarlo, non è poi proprio un pensar male. Se poi, inerpicandosi in questa spirale di fumo, uno vi scorgesse una spy story politica, potrebbe dare anche un senso alla chiamata in Quirinale di Angelino Alfano. Ed ecco il quadro: martellamento della stampa italiana ed estera, contestazione sistematica ad ogni apparizione in pubblico di Berlusconi, una bella sorpresina giudiziaria, come già in un certo senso preannunciata dal Presidente Cossiga, al G8 aquilano e poi un intervento quirinalizio alla Scalfaro. Ed il golpe è servito.”
Il 5 Febbraio 2010 alle 23:06 fsl ha scritto:
Bello l’articolo, ma molto fantasioso.
In questa fase della storia, ognuno può ricostruire i fatti come vuole.
Un elemento manca completamente da questo articolo e mi rivolgo all’autore perchè completi la sua ricostruzione del quadro in cui sarebbe maturato il complotto contro il presidente del consiglio.
In quale lista era stata candidata la D’Addario alle amministrative? Non era del PdL nè della sinistra!
Il 6 Febbraio 2010 alle 19:44 pv21 ha scritto:
Ultim’ora > Perfino G.Clooney, in visita da SB, sarebbe rimasto “imbarazzato” per il numero di belle ragazze presenti a Palazzo Grazioli. Lo rivela il sito Tranquilla.it di L.Sotis. Il giallo si complica?
http://forum.wineuropa.it
Il 10 Febbraio 2010 alle 13:54 Panorama in edicola - n°07/2010 - Panorama.it - Panorama.it ha scritto:
[...] ESCLUSIVO Complotto in tre mosse di Giacomo Amadori BARI Ma quanti amici in quel palazzo di Giacomo [...]
Il 17 Dicembre 2010 alle 19:02 Indagini sugli oppositori di B, coinvolto un giornalista di Panorama | Marco Lillo | Il Fatto Quotidiano ha scritto:
[...] “L’Italia dei valori familiari”; “Grillo vuole rilanciare il Pd o il suo 740”; “D’Addario complotto in tre mosse”; Agnelli, ecco quanto dichiarano gli Agnelli”; “Il Caso Mesiano e il calzino celeste”; [...]
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