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	<title>Italia &#187; La pupa D&#8217;Addario e i pupari. Complotto in 3 mosse</title>
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	<pubDate>Sat, 11 Feb 2012 18:29:09 +0000</pubDate>
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		<title>La pupa D’Addario e i pupari. Complotto in 3 mosse</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Feb 2010 16:47:43 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La procura di Bari ha individuato chi ha messo in circolazione e manipolato i verbali secretati della D’Addario. Poi sta scandagliando i conti della escort sui quali è stato trovato quasi 1 milione di euro. Alla fine punterà al terzo livello: quello della gestione della donna e della trappola politica]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_12464" class="wp-caption alignnone" style="width: 510px"><img class="size-large wp-image-12464" src="http://blog.panorama.it/italia/files/2010/02/daddario-large.jpg" alt="Patrizia d'Addario ospite del night club Le Globo di Parigi | (EPA/MAXPPP/THOMAS PADILLA)" width="500" height="350" /><p class="wp-caption-text">Patrizia d&#39;Addario ospite del night club Le Globo di Parigi | (EPA/MAXPPP/THOMAS PADILLA)</p></div>
<p>È sabato 30 gennaio ed è appena terminata la cerimonia d’inaugurazione dell’anno giudiziario. Al quarto piano della procura di Bari il capo dell’ufficio, <strong>Antonio Laudati</strong>, si ritrova a faccia a faccia con alcuni dei suoi sostituti. Sul tavolo <a href="http://blog.panorama.it/italia/2010/01/29/operazione-d-come-si-e-tentato-di-incastrare-berlusconi-attraverso-la-d%E2%80%99addario/" target="_blank"><strong>l’ultima copertina di <em>Panorama</em> intitolata &#8220;Il complotto&#8221;</strong></a>. Ventiquattr’ore prima la stessa procura, dopo avere esaminato il testo con puntiglio da esegeti, si era limitata a <strong>escludere, in una nota ufficiale</strong>, che fosse iscritta <strong>una notizia di reato</strong> che riguarda &#8220;accordi fraudolenti miranti a una calunniosa rappresentazione processuale&#8221;.<br />
Dietro il criptico linguaggio giuridico si celava <strong>ciò che i magistrati non potevano smentire</strong>: l’esistenza di <strong>un’inchiesta che, come vedremo tra poco, ruota intorno a <a href="http://blog.panorama.it/italia/2009/11/09/le-rivelazioni-di-vespa-come-nasce-la-trappola-d%e2%80%99addario/" target="_blank">Patrizia D’Addario</a>, la <a href="http://blog.panorama.it/italia/2009/11/25/le-memorie-della-daddario-contro-il-cavaliere-un-libro-e-un-sito-web/" target="_blank">escort di Palazzo Grazioli</a></strong>, e si muove su <strong>tre livelli</strong>, legati fra loro da <strong>diversi filoni</strong>, ipotizzando, al termine di questo percorso, <strong>un &#8220;complotto&#8221; contro il presidente del Consiglio</strong> Silvio Berlusconi.<span id="more-12487"></span></p>
<p>Infatti le varie inchieste portano a una <strong>conclusione univoca</strong>: l’<em>affaire</em> D’Addario ha una genesi tutt’altro che lineare e nasconde, secondo gli inquirenti, <strong>una precisa regia</strong>. Da tempo i magistrati fanno <strong>ipotesi su chi possa averla gestita</strong>, ma per non vanificare il lavoro sin qui svolto, e correre il <strong>pericolo di essere accusati di costruire teoremi fantasiosi</strong>, hanno scelto di inabissarsi come un sommergibile. Sino alle prossime, imminenti misure cautelari.<br />
<strong>Certamente a Bari la D’Addario è indagata per associazione per delinquere</strong>. Non è la sola, con lei sono finite sotto inchiesta una <strong>dozzina di persone</strong>. Il reato associativo è una <strong>cornice che serve al procuratore</strong> Laudati e ai sostituti che lo affiancano, Giuseppe Dentamaro e Teresa Iodice, per poter i<strong>nvestigare ad ampio raggio</strong>.</p>
<p>Il nome della D’Addario, prima dello scandalo politico, era <strong>noto in tribunale per la ventina di procedimenti pendenti in cui è coinvolta</strong> sia come parte <strong>offesa</strong> sia, e sono la maggior parte, <strong>come indagata o imputata</strong>. Nella primavera 2009 hanno iniziato a interessarsi a lei anche <strong>Pino Scelsi ed Eugenia Pontassuglia</strong>, pm della <strong>Direzione distrettuale antimafia</strong>, nell’ambito di <strong>un’indagine di criminalità organizzata avviata per capire se esistesse un collegamento tra la malavita e il reclutamento delle prostitute</strong>, come lasciava supporre un <strong>attentato subito da un’amica di Patrizia D’Addario legata a un membro del clan Parisi</strong> (uno dei gruppi più temuti della criminalità barese).</p>
<p>Nella prima metà di giugno la escort si reca in procura per raccontare <strong>la sua notte a Palazzo Grazioli</strong>. Qualche settimana dopo incappa nell’indagine sulla <strong>fuga di notizie e sulla genuinità delle registrazioni audio</strong> effettuate nella dimora del premier. Infatti gli inquirenti si accorgono che il <strong>contenuto delle trascrizioni dei nastri consegnati nelle redazioni non corrisponde a quello delle bobine in possesso della procura</strong>, segno questo di una possibile strumentalizzazione delle informazioni. Ma fermiamoci un attimo.</p>
<p>Questo è il <strong>primo livello dell’inchiesta</strong> e ha come tappa finale <strong>l’individuazione dei pubblici ufficiali che sono all’origine delle falle</strong> nel segreto istruttorio. Non soltanto per le registrazioni della D’Addario, ma anche per <strong>la pubblicazione dei <a href="http://www.ilgiornale.it/interni/verbali_tarantini_pg_gravi_danni_indagini_notizie_dallufficio_pm/politica-berlusconi-giustizia-tarantini-inchiesta-bari-escort-gossip-premier-villa_certosa-palazzo_grazioli-dalema-frisullo-pd/09-09-2009/articolo-id=381207-page=0-comments=1" target="_blank">verbali</a> secretati di Gianpaolo Tarantini</strong>. Su questo versante, secondo quanto risulta a <em>Panorama</em>, l’accusa avrebbe raccolto riscontri inconfutabili.</p>
<p>Tra giugno e <strong>settembre 2009</strong> (dal periodo delle prime fughe di notizie su Patrizia D’Addario a quelle su Tarantini) sarebbero stati c<strong>ompiuti diversi passi falsi da parte di giornalisti e investigatori</strong>. Inciampi per cui nessuno dei detective, per ora, è stato trasferito, nonostante siano stati <strong>immortalati da foto e videotape che proverebbero bugie e responsabilità</strong>.<br />
Per conoscere <strong>i nomi di questi servitori dello Stato infedeli</strong> non sarà necessario attendere molto: le richieste di <strong>misure cautelari o interdittive</strong>, infatti, saranno esaminate dall’ufficio del giudice delle indagini preliminari. <strong>I provvedimenti non riguarderanno figure di secondo piano ma toccheranno tra gli altri ufficiali della Guardia di finanza e dei carabinieri</strong>. Questo snodo sarà fondamentale.<br />
Quando infatti sarà acclarato che, <strong>come ipotizzano gli inquirenti</strong> sulla scorta di numerosi atti compiuti nell’arco di sei mesi, <strong>il flusso di notizie coperte da segreto si inserisce in una strategia mirata a screditare</strong> il presidente del Consiglio, l’inchiesta potrà considerare individuato il primo livello e puntare a quello successivo <strong>al centro del quale c’è la D’Addario</strong>.</p>
<p>L’estate scorsa il <strong>suo ex amante e protettore, Giuseppe Barba</strong>, l’ha denunciata per <strong>stalking</strong> e durante la sua <strong>deposizione fiume del 5 agosto</strong> il pm Dentamaro, di nuovo lui (e non è un caso), <strong>ha trovato lo spunto per aprire un nuovo filone d’indagine</strong>, quello incardinato, per ora, solo su un’ipotesi di associazione per delinquere. <strong>La notizia di reato è un presunto trasferimento di 1,5 milioni di euro dall’Italia al Qatar</strong>. Dentamaro, specializzato in fascicoli riguardanti le cosiddette fasce deboli, conosce benissimo la D’Addario e le ha dato credito in un processo, facendo <strong>condannare Barba nel 2006 per favoreggiamento della prostituzione</strong>. Questo non gli ha impedito, due anni dopo, <strong>il 3 luglio 2008</strong>, in occasione della richiesta di <strong>archiviazione per una denuncia</strong>, di ricredersi sul conto della donna e di liquidarla con queste parole: &#8220;Può validamente affermarsi che risulta compromessa l’intera credibilità della suddetta&#8221;.</p>
<p><strong>Il magistrato, dopo avere trovato i riscontri al viaggio della signora nella Penisola arabica</strong>, adesso vuole capire se anche le restanti dichiarazioni di Barba siano plausibili. Resta da scoprire perché <strong>la D’Addario avrebbe trasportato soldi all’estero</strong>: per costituire <strong>fondi neri?</strong> Per trasferire oltreconfine le <strong>mazzette incassate da eventuali amici politici?</strong> O magari per ripulire capitali di provenienza illecita? <strong>A dicembre, a Bari, un’imponente inchiesta antiriciclaggio ha portato all’arresto di un’ottantina di persone</strong>, molte legate al già citato clan Parisi. Un filone che non ha ancora finito di riservare sorprese.</p>
<p>Certamente <strong>la donna, nonostante le dichiarazioni dei redditi da indigente</strong>, negli ultimi mesi è al centro di <strong>accertamenti finanziari capillari che hanno permesso di appurare l’esistenza di numerosi conti correnti</strong> italiani ed esteri riferibili direttamente a lei, ai parenti più stretti o a prestanome. In particolare gli investigatori hanno puntato gli occhi su un tesoretto depositato presso una banca italiana, un gruzzolo non lontano da 1 milione di euro che sarebbe affluito negli ultimi mesi. <strong>Una ricchezza che per gli inquirenti non può essere giustificata con l’improvvisa notorietà della signora</strong>, anche perché lei, nella sua recente autobiografia, giura di non essersi mai fatta pagare per le interviste.</p>
<p>In procura <strong>sospettano</strong> che tutti quei soldi possano essere <strong>il premio per il ruolo recitato in questi mesi, quello di nemica giurata del premier</strong>. Anche se qualche investigatore non esclude che, viste alcune recenti frequentazioni della donna, quei soldi possano non appartenere a lei. Ma questa è una storia che merita di essere approfondita in un altro capitolo.<br />
<strong>Qualunque sia l’origine di quel denaro, di certo, secondo i pm, la &#8220;pupa&#8221; con le sue rivelazioni non ha agito in questi mesi autonomamente</strong> e anzi sarebbe stata &#8220;eterodiretta&#8221;. E per questo l’accusa ha iniziato, rimanendo sott’acqua, a dare la <strong>caccia ai presunti pupari</strong>.<br />
Per scovarli, dovranno risalire al <strong>cosiddetto terzo livello</strong>, senza farsi cogliere dalle vertigini. Intanto hanno iniziato ad annotare i nomi degli agenti e dei collaboratori che stanno gestendo i frequenti viaggi all’estero di Patrizia D’Addario. <strong>Nomi che vengono conservati come reliquie dagli investigatori</strong>.</p>
<p>A proposito della <strong>presunta cabina di regia</strong>, in procura non escludono che chi ne fa parte possa avere <strong>selezionato la D’Addario già nel 2008 per poi affidarla all’imprenditore Gianpaolo Tarantini</strong>, che ha poi condotto la donna con il registratore nelle stanze di Berlusconi. Ma questa è la <strong>pista più insidiosa all’interno dello scenario</strong> del complotto che si sta delineando ai danni del premier. Ed è proprio per questo motivo che, allo stato attuale, bisogna concentrarsi sulla parte della trappola informativa ordita dopo le registrazioni della D’Addario. Qui <strong>i possibili registi</strong> sarebbero stati, ironia della sorte, <strong>ripresi dalle telecamere della polizia giudiziaria</strong> impegnata in alcuni <strong>appostamenti a Bari</strong> e, forse, anche dagli occhi elettronici di investigatori privati.</p>
<p><strong>Immagini e foto</strong> sono state fatte nei giorni precedenti la decisione della D’Addario di consegnare al <a href="http://www.corriere.it/politica/09_giugno_17/sarzanini_patrizia_daddario_220cce4c-5b03-11de-8305-00144f02aabc.shtml" target="_blank"><em>Corriere della sera</em> la sua intervista denuncia</a> (dopo essersi prima proposta a un settimanale e, a quanto risulta a <em>Panorama</em>, a un altro importante quotidiano). Secondo quanto sostenuto dal <em>Fatto quotidiano</em>, sarebbero stati <strong>filmati incontri tra il senatore del Pd Alberto Maritati</strong> (a lungo sostituto procuratore a Bari fino al 1999) e <strong>il pm Scelsi</strong>, tra Maritati e l’avvocato <strong>Maria Pia Vigilante</strong> (difensore della D’Addario), tra quest’ultima e <strong>una giornalista</strong>. Maritati ha confermato gli incontri escludendo di aver parlato dell’inchiesta.</p>
<p>Di certo quando Laudati e i suoi sostituti avranno disvelato il meccanismo che ha indirizzato le azioni del primo livello, la vicenda sarà più decifrabile e sarà <strong>evidente come giornali italiani e stranieri abbiano di fatto creato una struttura che ha agito in maniera sinergica</strong> e che ha avuto come conseguenza quella di danneggiare l’immagine del presidente del Consiglio. <strong>Un’organizzazione che apparentemente si è limitata a raccogliere oggettivamente il racconto della D’Addario</strong>, ma che in realtà, secondo l’accusa, <strong>si è messa in moto su impulso di politici, magistrati e personaggi senza scrupoli che hanno cercato di usare la signora come un’arma</strong>. Ma sulla scena del delitto hanno lasciato troppe prove.<br />
Presto si scoprirà pure <strong>quali frutti stia dando la collaborazione avviata da Tarantini con gli inquirenti</strong>. L’imprenditore ha già messo in fila <strong>ore di interrogatori in cui ha fornito numerosi riscontri</strong> alle sue dichiarazioni. L’uomo non si è sottratto a nessuna domanda.</p>
<p>Per esempio, ha chiarito <strong>i suoi rapporti con Roberto De Santis</strong>, fulcro del potere dalemiano in Puglia. I magistrati hanno chiesto conto dei <strong>vari contatti e di un incontro fra i due in piazza Navona</strong>, a Roma, nella primavera del 2009.<br />
La coppia era insieme pure nell’estate di due anni prima,<strong> quando incrociò nel mare di Ponza l’allora ministro degli Esteri Massimo D’Alema</strong>, con il quale si ritrovò allo stesso tavolo per cena. Nel ristorante, fra i commensali, sedeva pure l’allora <strong>capo di stato maggiore della Guardia di finanza, generale Paolo Poletti</strong>. A riprova della capacità di Tarantini di tessere relazioni ad altissimi livelli gli inquirenti hanno annotato diverse <strong>telefonate dell’imprenditore proprio con Poletti</strong>, nominato nel novembre 2008 vicedirettore dell’<a href="http://www.sicurezzanazionale.gov.it/web.nsf/pagine/home" target="_blank">Aisi, il servizio segreto che si occupa della sicurezza interna</a>.</p>
<p>Pupari, servitori dello Stato infedeli, <strong>007</strong>: gli ingredienti per una <strong>perfetta spy-story</strong> non mancano, anche se rischiano di <strong>avvelenare il clima in procura</strong>, dove ormai la diffidenza contraddistingue persino i rapporti tra magistrati. Dopo l’annuncio di <em>Panorama</em> di un possibile <strong>fascicolo riguardante rilievi quanto meno disciplinari per le toghe</strong>, i pm sospettano gli uni degli altri. Alcuni sono allarmati financo dalle domande dei giornalisti, in cui temono di decifrare annunci di indagini a loro carico. Ma presto la partita si giocherà a carte scoperte.</p>
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