Antonio Ferrentino: No alla Tav, sì al tavolo

Ferrentino: No alla Tav

La granitica incoerenza fa di Antonio Ferrentino un caso molto particolare di linearità ondivaga. L’ex pasdaran dei comuni della Val Susa contrari alla Tav era uno che, da sindaco pd di Sant’Antonino di Susa, non si faceva problemi a rimbrottare Mercedes Bresso, presidente della Regione Piemonte, del suo stesso partito ma favorevole al treno veloce, di «non impicciarsi di fatti che non la riguardano». Uno che, da presidente della comunità montana Bassa Val Susa, le barricate le ha costruite e vi ha soggiornato elevandole a baluardi antimperialistici, oltre che antiruspe. Pochi mesi e, oplà!, è diventato il leader dell’ala trattativista, rinverdendo il ricordo nei torinesi di una certa età delle battaglie che si combatterono negli anni 70 contro l’autostrada che oggi collega il Piemonte con la Francia attraverso il Frejus e che era stata decisa da un trattato firmato dai presidenti Giuseppe Saragat e Charles De Gaulle. Speravano che Ferrentino potesse essere il nuovo conducator. E invece niente.

«Io non cambio mai idea» sostiene però Ferrentino, il quale, coerentemente, ha lasciato il Pd per diventare capogruppo di Sinistra e libertà alla provincia di Torino. «Ma io non cambio davvero mai idea perché sono rimasto contrario alla Tav, solo che non posso non sedermi al tavolo tecnico che, tra cinque mesi, presenterà non una ma diverse ipotesi. Compresa l’opzione zero, che consiste nel semplice ammodernamento del tracciato attuale».

Per cui tratta, ma «io non cambio mai idea». Sì, però se gli si fa la domanda delle domande… «So già che cosa mi vuole chiedere e le rispondo subito: no, non lo sono». Cosa non è? «Un traditore».

Vita avventurosa, quella di Ferrentino. Nel 2005, quando la polizia cercò di sbloccare i lavori, alle 3.50 della notte fra il 29 e il 30 novembre si attaccò al telefono per chiamare a raccolta gli anti Tav al grido: «Riprendiamoci la valle». Se la ripresero, la valle, con l’aiuto dei black bloc che devastarono la città, con Ferrentino, emigrato da Nocera Inferiore, che urlava: «È una vittoria del movimento» mentre Beppe Grillo scriveva sul suo blog: «Sono un valsusino» e l’europarlamentare Vittorio Agnoletto dei no global scopriva per la prima volta la sua anima antiferroviaria.

Anche gli abitanti del suo comune, Sant’Antonino di Susa, pare non cambino mai idea. Infatti nel giugno del 2009 hanno rieletto «il terrone prestato alla montagna» (lo ha detto lui) sindaco con un plebiscito del 67 per cento dei voti, sebbene si sia presentato in campagna elettorale con la posizione «trattativista» che faceva a pugni con i suoi proclami anti Tav tipo: «L’alta velocità per trasportare merci è assurda».

Se Ferrentino e i suoi concittadini non cambiano mai idea, allora gli incoerenti devono essere gli altri sindaci della valle, la maggior parte dei quali continua a non volersi sedere al tavolo, tra cinque mesi, per esaminare i tracciati alternativi. «Infatti io non li capisco» dice Ferrentino «non li capisco proprio». Che è poi quello che i colleghi sindaci dicono di lui.

Commenti

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Il 10 Febbraio 2010 alle 17:13 mnf ha scritto:

HO letto l’articolo , mi piacerebbe sapere dove l’autore abbia trovato informazioni circa la sua affermazione:
“Se la ripresero, la valle, con l’aiuto dei black bloc che devastarono la città”
Quale città sarebbe stata devastata lo sa solo lui o meglio la sua fantasia, così come la sua fantasia gli ha permesso di vedere black block (strano nessun anarcoinsurrezionalista oggi ?).
Ma per favore se proprio vi scappa la voglia di scrivere almeno scrivete cose un pò più vere di queste balle spaziali. Mestriere duro l’articolaio vero ?

Il 14 Febbraio 2010 alle 17:40 Panorama in edicola - n°07/2010 - Panorama.it - Panorama.it ha scritto:

[...] Schumacher. Tradimento nel nome del podio di Giorgio Terruzzi L’EX PASDARAN DELLA VAL DI SUSA. Ferrentino. No alla Tav, sì al tavolo di Marco Cobianchi SVOLTE A SINISTRA Luciano Violante. Dalle manette alle mani libere di Giovanni [...]

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