Pd, scene da un suicidio collettivo: Pier Luigi e i 7 nani

Il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani

Il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani


Un nuovo partito della sinistra, spiccatamente meridionalista: Antonio Bassolino l’ha ipotizzato con Nichi Vendola di Sinistra e libertà e Marco Di Lello dei socialisti.
Il progetto, velato almeno fino alle regionali, presuppone il battesimo della costola sudista del «nuovo Ulivo» federalista tratteggiato da un buon amico del governatore campano, Sergio Chiamparino, l’irruente sindaco di Torino che il 2 febbraio ha dichiarato «fallita» l’esperienza del Partito democratico, aprendo ufficialmente il tema del dopo Bersani ad appena tre mesi dalla sua investitura a segretario. Un record.

«Chiamparino si propone per fare il candidato premier alle prossime politiche. Mi sembra interessante» dice Mario Barbi, il più prodiano dei deputati. Non è solo. Chiamparino è «interessante» pure per Goffredo Bettini, per esempio, e per Arturo Parisi e altri ancora. Uomini di spada e di penna. In qualche caso di voti.

E così fanno sette. Come i re di Roma e le meraviglie del mondo. Più modestamente, sono i nani delle correnti del Pd: Massimo D’Alema (Brontolo), Walter Veltroni (Cucciolo), Dario Franceschini (Gongolo), Beppe Fioroni (Pisolo), Piero Fassino (Mammolo), Ignazio Marino (Dotto) e, appunto, l’ultimo Chiamparino (Eolo).

Il principe azzurro, anzi rosso, è Carlo De Benedetti, detto «l’Ing.», editore del gruppo editoriale L’Espresso. Biancaneve è invece Pier Luigi Bersani, il segretario, l’unico privo di una corrente personale, laddove però la leadership è prigioniera delle componenti. E le mele avvelenate sono tante.

«Diamo un senso a questa storia» recita il noto slogan di Bersani. Ecco, il senso è che a spacciare le mele non è la strega cattiva Silvio Berlusconi. No, sono almeno quattro nani su sette. I quali, in barba ai fratelli Grimm, scavalcano Biancaneve per tentare pure loro il fidanzamento col principe. Che ricambia, eccome.

Stracciata la tessera numero uno del Pd dopo il fallimento del suo ex unto Veltroni, l’Ing. ha minato ciò che resta del dalemismo. Obiettivo: il crollo di D’Alema e il commissariamento di Bersani per far (ri)diventare Repubblica l’unico vero partito della sinistra e da quel pulpito condizionare la politica italiana. Oltre che salvaguardare gli interessi economici del gruppo, non più dominanti. Almeno l’Ing. è ingegnoso di soprannome e di fatto, ha uno scopo a motivare le sue azioni. L’obiettivo dei nani è viceversa inspiegabile. Uccidere Biancaneve equivale a uccidere se stessi, a pianificare l’ultimo atto di un suicidio politico collettivo. Già morti Veltroni, Franceschini, Romano Prodi e gli altri, soppresso anche Bersani, del Pd resterebbero soltanto macerie. Sotto ci finirebbero tutti. Ridotti a cadaveri o zombie politici.

Di per sé squalificata dalle inchieste di Bari, Bologna, Salerno, Napoli, Firenze, Reggio Calabria, Potenza, la nomenclatura s’è intestardita a consumare continue faide politiche. Ed errori, quanti errori, anche del segretario. Bersani è giustizialista se insegue Antonio Di Pietro, cattolico per irretire l’Udc, iperlaico quando candida Emma Bonino nel Lazio. «Il Pd non è né di lotta né di governo» sostiene l’editorialista di Stampa e Panorama Luca Ricolfi.

Ed ecco perché in tanti scappano dal partito. Il giudizio, netto, è del filosofo sindaco di Venezia Massimo Cacciari: «Per lasciare il Pd bisognerebbe che il Pd ci fosse. Quando ci sarà, farò sapere se lo lascio o resto». Corrosivo.

«La sinistra nelle varie città e regioni va progressivamente autonomizzandosi dal centro», risultato: «la scomparsa di un vero organismo politico nazionale» puntualizza Ernesto Galli della Loggia, firma del Corriere della sera. «Stanno proliferando i partiti personali, cordate che tengono in vita soltanto le carriere dei singoli» accusa l’ex direttore dell’Unità Peppino Caldarola. Difficile contraddirli.

Non bastava il caso Vendola, la sconfitta alle primarie pugliesi, la fuga dell’Udc di Pier Ferdinando Casini dal patto siglato con D’Alema. Né la faida campana, consumata tra Bassolino e il candidato prescelto, Enzo De Luca, e quella calabrese, che vede soccombere Bersani dinanzi ad Agazio Loiero. Né, ancora, il continuo perdere pezzi, dal Francesco Rutelli fondatore dell’Api ai cattolici finiti nell’Udc, Enzo Carra, Renzo Lusetti e Paola Binetti. E il no di Prodi alla candidatura a Bologna; e l’ingerenza di Di Pietro, che continua a sottrarre uomini di valore al Pd, come Lorenzo Diana, un simbolo della lotta alle mafie. Insomma, non bastava tutto questo, ci voleva pure l’Umbria.

Qui il governatore uscente Maria Rita Lorenzetti ha dovuto abdicare per il veto di Area democratica, la corrente di Franceschini e Veltroni, per settimane pressanti sul nome di Mauro Agostini. Allora Bersani decide per le primarie, da celebrare il 7 febbraio, e candida una delfina di Lorenzetti, Catiuscia Marini. Pochi giorni prima che fanno quelli di Area democratica? Litigano tra loro, Franceschini decide per il candidato di Beppe Fioroni, tale Gianpiero Bocci. Agostini si ritira. Veltroni si scinde da Franceschini: prima sostiene per ritorsione la candidata di Bersani e poi condensa, semiclandestino, la sua corrente nella Fondazione democratica. Anti Bersani, naturalmente. E anti Franceschini, perché inciucerebbe con D’Alema. Agostini cita padre Ernesto Balducci: «Quando i nani fanno le ombre lunghe è l’ora del tramonto».

Raccontano dalle segrete stanze del Pd che ora tutto dipende dalle regionali. Il segretario sogna di vincere in almeno otto regioni su 13. Ma già un 7 a 6 gli permetterebbe di scatenare le tre E: egemonizzazione del partito (con la messa all’angolo dei suoi avversari interni); eradicazione della comunicazione (Bersani è l’unico nel partito a non avere giornalisti di riferimento né alla Rai né alla direzione dei due quotidiani del Pd, Europa e Unità, e persino la tv YouDem gli è estranea); emancipazione da D’Alema. L’impresa più ardua. Per Fabrizio Rondolino, membro dello staff dalemiano a Palazzo Chigi, «tutti hanno paura di lui perché li ha fatti tutti lui, Prodi, Fassino, Veltroni e gli altri». Ma anche perché è D’Alema il referente dei poteri forti italiani: quanto ancora lo si intuirà dalle prossime nomine a Enel, Eni e Ferrovie.

E poi, a scanso di agguati, D’Alema si è assegnato la presidenza del Copasir, il comitato sui servizi segreti che lo rende ancora più influente. Il 26 febbraio, infine, con la sua fondazione ItalianiEuropei e quella MezzogiornoEuropa di Andrea Geremicca, amico fraterno del capo dello Stato, presenterà a Napoli Il patto che ci lega, il libro di Giorgio Napolitano. Perché un amico al Colle fa sempre bene. Lo sanno i bambini, figurarsi lui.

Commenti

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Il 15 Febbraio 2010 alle 18:19 Panorama in edicola - n°08/2010 - Panorama.it - Panorama.it ha scritto:

[...] di Patrizia di Giacomo Amadori ELEZIONI REGIONALI Cosa prevedono i sondaggi di Paola Sacchi PD Pier Luigi e i sette nani di Carlo Puca QUELLO CHE LE MOGLI NON DICONO Sui temi etici sono scintille di Romana Liuzzo DI [...]

Il 16 Febbraio 2010 alle 0:45 Pd, scene da un suicidio collettivo: Pier Luigi e i 7 nani | Politica Italiana ha scritto:

[...] via http://blog.panorama.it/italia/2010/02/15/pd-scene-da-un-suicidio-collettivo-pier-luigi-e-i-7-nani/ Posted by admin on febbraio 15th, 2010 Tags: News, Politica Share | [...]

Il 16 Febbraio 2010 alle 10:45 nhico ha scritto:

Tutto vero, ma questo era ieri. Oggi è la procura di Firenze a disegnare il domani politico dei partiti. E se gli italiani di buon senso non manterranno la testa fredda, le elezioni potrebbero riservare delle sorprese inimmaginabili.

Il 16 Febbraio 2010 alle 14:00 papadany ha scritto:

Ha ragione Ricolfi quando dice “Il Pd non è né di lotta né di governo”. E come ha ripetuto nel suo ultimo saggio-ricerca (”il sacco del nord”): “Ha completamente smarrito la bussola, paralizzata dai propri conflitti interni e alla fine imbattibile in una sola arte, quella del non governo”.
E’ ora che si diano una regolata!

Il 16 Febbraio 2010 alle 16:58 Dopo Bertolaso, fango anche su Denis Verdini. Ma il Pdl non perderà consenso - Italia - Panorama.it ha scritto:

[...] centrosinistra, infine, appare ancora sostanzialmente bloccato: “È ancora incapace di sfruttare occasioni a [...]

Il 24 Febbraio 2010 alle 14:35 Il Pdl verso le riforme: ecco il piano di Berlusconi. E quello di Fini (e Montezemolo) - Italia - Panorama.it ha scritto:

[...] l’Attuazione del programma di governo, Gianfranco Rotondi? Probabilmente sì, ma a guardare cosa accade dalle parti dell’opposizione, ha ragione il Cavaliere a insistere sul nodo della [...]

Il 20 Novembre 2010 alle 23:14 Il Pdl verso le riforme: ecco il piano di Berlusconi. E quello di Fini (e Montezemolo) ha scritto:

[...] per l’Attuazione del programma di governo, Gianfranco Rotondi? Probabilmente sì, ma a guardare cosa accade dalle parti dell’opposizione, ha ragione il Cavaliere a insistere sul nodo della [...]

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