Clandestini, ecco le soluzioni per mettere un freno ai ghetti

Forze dell'ordine in via Padova nei giorni dopo gli scontri (Ansa)

Forze dell'ordine in via Padova nei giorni dopo gli scontri (Ansa)

Dopo gli scontri in via Padova a Milano tra immigrati nord africani e sud americani, si accende il dibattito sul controllo dell’immigrazione, clandestina e non, nelle città italiane.
Via Padova a Milano, l’Esquilino a Roma, via Anelli a Padova, sono solo alcuni esempi di quartieri dove l’alta concentrazione di immigrati preoccupa amministratori e forze dell’ordine. Tra le tante proposte, quali soluzioni per evitare i quartieri ghetto?

Controlli più severi sugli affitti in nero
Lasciando da parte i toni dell’eurodeputato della Lega, Matteo Salvini, che dopo la guerriglia tra bande in via Padova ha chiesto “espulsioni casa per casa” - subito sconfessato sia da Umberto Bossi sia dal ministro dell’Interno Roberto Maroni (Lega), entrambi contrari ai rastrellamenti - si ripropone però l’urgenza dei controlli: verificare il possesso di un regolare permesso di soggiorno da parte degli immigrati e anche l’efficienza del meccanismo di espulsione. Ma c’è anche il problema posto dal Decreto sicurezza, approvato lo scorso anno, su chi poi approfitta della presenza dei clandestini, affittando loro appartamenti, e spesso anche sottoscala e garage non abitabili, in nero. La legga parla chiaro:

“Chiunque a titolo oneroso, al fine di trarre ingiusto profitto, dà alloggio a uno straniero, privo di titolo di soggiorno, in un immobile di cui abbia la disponibilità, o lo cede allo stesso, anche in locazione, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni”.

Se da un parte, infatti, ancora non si conoscono ancora i risultati dell’applicazione di questa norma, e in questo caso sarebbe necessaria la pubblicazione di una statistica nazionale, dall’altra occorrerebbe una maggiore unità d’intenti tra governo centrale, istituzioni locali, forze dell’ordine e magistratura. Coordinamento, come denunciato più volte da esponenti del governo, che spesso non avviene.

Tetto al numero di stranieri nei quartieri
La proposta di un tetto nei quartieri, analogamente a quanto ha proposto il ministro dell’Istruzione Maria Stella Gelmini per le scuole (30% di stranieri in ogni classe dal prossimo anno), nasce da un editoriale de il Giornale del vice direttore Massimo de’ Manzoni:

“Per fronteggiare il problema, il ministro Mariastella Gelmini ha pensato di piantare un paletto: in ogni classe non si potrà avere più del trenta per cento di studenti provenienti da altre nazioni (…) perché non applicare la stessa misura anche ai quartieri? Perché non imporre un tetto al numero di stranieri che può risiedere in una determinata zona? (…) Ma è così folle stabilire un principio che, in fondo, è esattamente quello che chiedono gli esasperati abitanti italiani di tutte le vie Padova del nostro Paese?”

Questa proposta, come ha spiegato il sottosegretario all’Interno Alfredo Mantovano (Pdl) a l’Occidentale, “non dovrebbe suscitare scandalo”, soprattutto se inserita nella prospettiva di un potenziamento del contrasto al fenomeno degli affitti in  nero ai clandestini. Sulla stessa linea d’onda è anche il governatore della Lombardia, Roberto Formigoni (Pdl) che propone di “spostare con il tempo alcuni insediamenti in modo da creare quartieri mix. Questo vale sia per l’edilizia sia per l’insediamento per gli stranieri”.

Regolare il prezzo degli immobili?
Ciò nonostante, è senza dubbio più facile mettere un tetto alle scuole, distribuendo gli alunni stranieri nelle classi e tra istituti vicini, che evitare quartieri ad alta concentrazione di stranieri. Aumentare e rendere più efficaci i controlli per contrastare il fenomeno degli affitti in nero ai clandestini, su cui speculano migliaia di aguzzini italiani e stranieri stessi, è senz’altro una via. Più difficile appare gestire fenomeni più complessi, come il mercato degli alloggi: i ghetti, come sottolineava Angelo Panebianco in un editoriale sul Corriere della sera, si formano quasi sempre in modo spontaneo e quasi sempre a causa del deprezzamento degli immobili che spinge i proprietari alla fine a vendere a prezzi stracciati, con il conseguente insediamento in massa di immigrati. Senza contare che gli stranieri spesso preferiscono vivere vicino ai propri simili (come il caso di Little Italy a New York). E in questo caso, un pesante intervento della mano pubblica per regolare la dinamica dei prezzi del mercato immobiliare in un quartiere potrebbe rivelarsi un rimedio peggiore del male.

Commenti

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Il 16 Febbraio 2010 alle 12:46 vincenzoaliascontadino ha scritto:

Il problema non sono i reati, ma come fare scontare le pene: mi chiedo, ma come si fa a tenere 60.000 esseri umani in galera di cui oltre la metà saranno libere per assoluzione, scaduti i termini preventivi o in prescrizione? In poche parole un gatto che si morde la coda e in più mantenere un Popolo di bamboccioni a scapito di bravi cittadini. Ora premesso che sono per la pena di morte solo per qualunque reato di stragi, a pure all’inutilità del carcere come detto. Unica soluzione e che questi devono lavorare in modo coatto per la Protezione Civile (salvo che un Pm non li accusa di corruzione)e debiti anche alle Aziende in difficoltà (anziché concedere Cig ) e all’Agricoltura che non ha possibilità di braccianti. Mi chiedo possibile che, oltre al danno la beffa che, i criminalucci devono avere l’assistenza Sanitaria gratis e il povero cristo pagare tickets ed anche un’Aspirina?
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Il 23 Marzo 2010 alle 11:33 Regionali, i vescovi con la Polverini: un voto contro l’aborto (e la Bonino) - Italia - Panorama.it ha scritto:

[...] Poi il richiamo a una politica capace di “rendere onore all’uomo in quanto uomo” e contro la corruzione: ”non cerchiamo alibi preventivi né coperture impossibili”, spiega Bagnasco, e sottrarre qualcosa allo Stato, alla cosa pubblica, “non è rubare di meno; semmai, se fosse possibile, sarebbe un rubare di più”. E il monito a non creare “isole etniche”, auspicando una “fondamentale strategia di integrazione” degli immigrati in Italia.   [...]

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