
GrazianoFerrari©kikapress.com
di Antonella Piperno
Saranno le lentiggini. Saranno i maglioncini lilla, i mocassini di velluto turchese, le calze verde acqua, il doppiopetto azzurro. Sarà perché è cosmopolita, altolocato ma alla mano, uno che al processo di Fabrizio Corona dava il cinque ai carabinieri. O forse sarà l’aristocratica semplicità del nome Lapo, che, ormai diventato marchio, non ha neanche più bisogno del cognome per essere riconoscibile.
Sarà per una di queste o per tutte queste cose insieme che Lapo Elkann risulta un maledetto figlio di papà (o nipote di nonno, per essere più precisi).
Nonostante l’alto tasso di trasgressività e gli scandali. Anzi, potrebbe anche essere beccato con un esercito di trans; ritirare dal mercato camionate di foto compromettenti; ammettere la dipendenza dalla droga (questo l’ha già fatto nel 2005, dopo la notte infausta in cui finì in coma per overdose a casa del trans Donato Broco: «Il mio errore si chiama cocaina»). Sempre bamboccione scapestrato.
Paradossalmente gli scandali gli regalano popolarità e la simpatia di alcuni. Adesso che è finito pure, come vittima, nell’inchiesta Vallettopoli bis del pm Frank Di Maio sulle estorsioni dei paparazzi ai danni dei vip (avrebbe pagato 300 mila euro per ritirare dal mercato un servizio che lo ritraeva quest’estate al Bois de Boulogne in compagnia di un trans), Lapo ha conquistato nuovi estimatori. L’imitazione tutta verbi storpiati di Ubaldo Pantani a Quelli che il calcio ha fatto divertire parecchio anche il padre Alain, ospite della trasmissione domenica scorsa. Non che gli ammiratori gli mancassero: American Vogue l’ha da poco incoronato l’uomo più elegante del mondo confermando il titolo che Vanity Fair Usa gli aveva dato per cinque anni, mentre la Frankfurter Allgemeine Zeitung aveva già sentenziato che «tutto ciò che Elkann indossa è copiato e idealizzato».
Una bella rivincita per l’imprenditore che a causa dello scandalo Broco aveva dovuto lasciare il suo incarico di responsabile del brand in Fiat, dopo avere svecchiato l’immagine dell’azienda. Ma non è solo questione di eleganza, dell’apprezzamento per le babbucce che indossa o per gli occhiali che con il suo marchio Italia Independent vende, spudoratamente, a 1.000 euro. Lo scandalo bis gli ha regalato l’ultima copertina di A e le riflessioni di Giuliano Ferrara sul Foglio («Lapo è la preda perfetta per il circuito affaristico mediatico. Perché è famoso, ma non più protetto dal potere»).
Certo è che ai flash del circuito mediatico Lapo si è sempre offerto parecchio, con la sua Ferrari gialla o in versione Jim Morrison, a torso nudo e con i tatuaggi esibiti, come testimonial della Virgin; avvinghiato in barca alla fidanzata Bianca Brandolini d’Adda, che, grazie alle mediatiche separazioni e riconciliazioni, si è appena guadagnata il ruolo di madrina al Carnevale di Venezia. Il fatto è che Lapo non ha mai fatto mistero del suo narcisismo, alimentato dal look, da una filosofia anticonformista e da esternazioni spiazzanti come «la Chiesa rallenta la competitività»; e dall’ancor più trasgressivo «lei non fa parte della mia vita», con cui, infrangendo l’italico tabù dell’amore filiale, ha mediaticamente scaricato la madre Margherita Agnelli. Pentito? Giammai. Non per niente la scheggia impazzita della Fiat si autogiudica così: «Sono uno spirito ribelle, imprevedibile, e detesto le convenzioni». Un maledetto piccolo piccolo.
- Martedì 16 Febbraio 2010
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Commenti
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Il 16 Febbraio 2010 alle 15:09 carlo.tosi ha scritto:
Questo si che si può definire “BAMBOCCIONE”. Non i nostri ragazzi che si arrabattano a fare i camerieri al sabato o che vanno a vendemmiare e raccogliere i kiwi per racimolare qualche soldo. Quanto è odioso quando si pavoneggia in TV mostrando il lato peggiore dei “figli di papà”, ricco, viziato, incapace, ma attorniato da uno stuolo di oche starnazzanti e piccoli sguatteri che sperano in qualche briciola che cade dalle mani untuose di questo insulso personaggio.
Il 16 Febbraio 2010 alle 18:13 Panorama in edicola - n°08/2010 - Panorama.it - Panorama.it ha scritto:
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