Lavoro nero ed immigrazione: boom di irregolari

Lavoratori immigrati in presidio per richiedere un permesso di soggiorno

Lavoratori immigrati in presidio per richiedere un permesso di soggiorno

In Italia la disoccupazione continua ad aumentare, ma per gli immigrati presenti nel nostro paese il lavoro non manca, specie se in nero. Gli stranieri irregolari (422mila, dati Ismu), quelli senza un permesso di soggiorno, lavorano di più e guadagnano di meno rispetto a chi ha i documenti in regola. E’ più facile per loro trovare un impiego sottopagato, magari senza contratto e contributi e con turni più pesanti. Lavorano di sabato (80%), di domenica (31,8%), di notte (38%) e guadagnano meno di 5 euro l’ora (il 40% ), in media il 12,4% in meno di chi è in regola (il 17% se donne). Sono questi i dati riportati nell’indagine “sicurezza, lavoro nero, immigrazione” condotta dall’economista Tito Boeri per la Fondazione Debenedetti e l’Università Bocconi di Milano. A dare il buon esempio di integrazione è invece il capoluogo lombardo, dove un’azienda su cinque aiuta i dipendenti stranieri.

Nell’indagine di Boeri, che ha realizzato 1.037 interviste in otto città italiane ad alta densità migratoria (tra cui Bologna e Rimini), la percentuale degli immigrati irregolari che lavorano (90%) supera quella dei regolari (oltre l’80%). Nel 68,2% dei casi, chi non possiede i documenti è soggetto a lavoro nero, diventando una risorsa per molti imprenditori privi di scrupoli. Maggiormente soggetti ad infortuni sono i lavoratori immigrati, che svolgono le attività più a rischio. Secondo Boeri le morti bianche aumentano fra gli stranieri (+8% dal 2005 al 2007) e calano fra gli italiani. Nel 2008 l’Inail ha ricevuto 143mila denunce di infortuni da parte di immigrati, di queste 176 mortali. Non rientrano nelle statistiche gli incidenti non denunciati dagli irregolari che temono l’espulsione.

“Con la presenza del sommerso” dice Giuseppe Bortolussi, segretario della CGIA ” la profonda crisi che sta colpendo il paese ha effetti economici e sociali meno devastanti di quanto non dicano le statistiche ufficiali”. La CGIA di Mestre ha rilevato infatti che nel sud d’Italia il lavoro irregolare o in nero funziona da vero e proprio ammortizzatore sociale per la crisi. Ma il lavoro nero spesso si trasforma in sfruttamento e riduzione in schiavitù. Il caso in Abruzzo, dove ad  operare era un’organizzazione specializzata in traffico di esseri umani in cui  la manodopera straniera veniva pagata anche 3 euro al giorno, è un triste esempio.

Sono molte quindi le criticità da risolvere e superare per combattere l’irregolarità e il lavoro nero. Milano sembra andare nella giusta direzione: una azienda su cinque punta sull’integrazione dei propri dipendenti stranieri. Secondo quanto emerge dalla quarta edizione del rapporto Il lavoro a Milano di Assolombarda, Cgil,Cisl e Uil, il 20% delle imprese milanesi ha messo in atto iniziative a favore dei propri lavoratori immigrati. Il 70% di queste ha infatti favorito la programmazione flessibile dei periodi di ferie, per agevolare le visite ai paesi d’origine, il 26% ha contribuito alla ricerca di soluzioni abitative, il 15% ha garantito un orario di lavoro più flessibile e l’apprendimento della lingua italiana. Chissà che l’esempio milanese possa essere imitato da altre aziende italiane.


Commenti

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Il 22 Agosto 2010 alle 15:25 Romano Prodi | L’itinerario collettivo che il Paese non trova ha scritto:

[...] parte di questi appartiene probabilmente al mercato del lavoro clandestino, ma questo non è un elemento di consolazione perché si tratta in ogni caso di occupazioni [...]

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