Castelvolturno, più limbo che polveriera

Il "boomerang" di Castelvoturno. Credits: Ugo Borga

Il "boomerang" di Castelvolturno. Credits: Ugo Borga

Al “boomerang”, si spaccia e ci si fa. Il pusher nigeriano accoglie i clienti sul comodo divano e prepara sul tavolo le dosi. Peccato che non ci sia porta, né finestre, al “boomerang”. Così non è difficile entrare a curiosare in quel blocco di cemento armato dalle orbite vuote. L’eroina è lì, sul tavolo e attende di essere consumata.

L’arrivo del pusher, piuttosto aggressivo, e dei clienti, ci suggerisce che è meglio andare via.

Il “boomerang”, circondato da montagne di immondizia, è una delle zone franche di Castelvolturno, dove Polizia e Carabinieri non entrano. Ma, più in generale, dalla strage dei ganesi dell’anno scorso, le cose sono cambiate. Alla rotonde sulla Domiziana, le armi lunghe dell’Esercito le vedi da lontano. Le prostitute sono poche, lo spaccio è diminuito.

Castelvolturno, un concentrato di degrado ambientale ed edilizio, ha vissuto per decenni una condizione di abbandono per certi versi funzionale agli stessi castellani, i quali hanno saputo convivere con l’enorme massa di immigrati irregolari che in questo piccolo comune senza stato hanno trovato e trovano rifugio, godendo delle stesse deroghe in materia di obblighi e doveri.

Fino a un anno fa, raccontano alcuni commercianti della Domiziana, era possibile guidare senza patente e senza assicurazione, muoversi senza documenti, abitare case senza contratti d’affitto, comprare e vendere droga e donne ad ogni angolo di strada. L’omicidio dei sei ganesi ha spezzato un” incantesimo”, e la cura per qualcuno si è rivelata peggiore della malattia. L’arrivo dell’esercito, i controlli a tappeto delle forze dell’ordine si sono abbattuti prima di tutto sui residenti, senza riuscire a risolvere nemmeno in parte il problema di una delle comunità di irregolari africani più numerosa d’Europa.

A Castelvolturno c’erano tanti degli immigrati di Rosarno. Esiste infatti un “nocciolo duro” di almeno 2 mila africani che si sposta tra Calabria, Sicilia, Puglia e Campania ma perfino in Lombardia a seconda della stagione e dei lavori, rigorosamente in nero che il territorio offre. Con salari di 20, 25 euro al giorno.

“Ma il caporalato qui non esiste più” sostengono alcuni castellani. “Alle rotonde arrivano piccoli imprenditori, artigiani che hanno bisogno di manodopera per piccoli lavoretti magari per pochi giorni”. “Io stesso – confessa un barista della Domiziana – sono ricorso al loro aiuto. Ma qui non ci sono più certi fenomeni. I pomodori noi non li coltiviamo più qui, da tempo. C’è solo qualche cantiere edile”.

“Il problema a Castelvolturno non sono gli immigrati” dice un commerciante sulla Domiziana. “È il territorio. Che va messo a posto. Guardatevi intorno. Sembra di stare a Beirut!”.

Le elezioni di marzo sono dietro l’angolo. Le aspettative sono tante. Nel frattempo, il comune è commissariato per gravi inadempienze nella gestione dei rifiuti.

L’edilizia intanto resta l’ultimo scampolo di lavoro nero per i tanti neri di Castelvolturno. Almeno 6 mila fra regolari e irregolari secondo il Centro Sociale Ex Canapificio di Caserta. Dai 6 ai 15 mila secondo l’Arci. Ganesi e nigeriani, molti dei quali qui da anni non parlano italiano. Un censimento è però impossibile. E così le strumentalizzazioni sono sempre facili. Ed è facile gridare all’emergenza.

Ma è anche facile attribuire agli immigrati un ruolo che non hanno. Di recente, lo scrittore Roberto Saviano ha dipinto le rivolte di Castelvolturno e Rosario come rivolte contro le mafie. E ha tratteggiato gli immigrati come ultimi baluardi in questa lotta.

Dopo quell’articolo, decine di reporter stranieri sono venuti a Castelvolturno per verificare questa tesi. Quella secondo cui gli immigrati africani fanno quelle rivolte contro la mafia che gli italiani non fanno.

La verità è che quelle rivolte sono stati accessi di rabbia e frustrazione cieca (anche se a Rosarno si ipotizza un ruolo della ‘Ndrangheta nei disordini) e non rivolte di civiltà. Molti degli immigrati ganesi o nigeriani che arrivano a Castelvolturno non sanno neanche che cosa sia la Camorra (solo alcuni di loro, una minoranza esigua, invece ci fanno affari). Ma molti non sanno neanche che cosa sia l’Europa. Mi sono sentito dire da molti ganesi che in Grecia sì che rispettano i diritti umani, che in Spagna c’è lavoro per tutti gli africani, e che in Francia la situazione per i migranti è molto, molto migliore.

Ho tentato di spiegare ai tanti africani incontrati a Castelvolturno che non è così: che la crisi economica è generalizzata, che la Grecia è uno dei paesi peggiori in quanto a rispetto dei diritti degli immigrati, che in Francia il governo compie azioni discutibili come lo sgombero della giungla di Calais, senza fornire un’adeguata alternativa.

Molti immigrati inseguono sogni e chimere. In Europa tutto andrà bene, lavoro, casa, soldi, permesso di soggiorno. Così, si va per passaparola e ci si mette in gioco, rischiandosi la vita e spezzandosi la schiena nei campi.

E di tornare indietro, in Africa, non se ne parla. È la sconfitta più grande, il fallimento di un progetto di vita, l’umiliazione. Per questo il feticcio, il sogno irreale dell’Europa viene di continuo alimentato pur di non ammettere il disfacimento delle aspettative.


Giampaolo Musumeci e Ugo Borga

  • giamp
  • Domenica 21 Febbraio 2010

Commenti

Puoi lasciare un commento, oppure fare trackback dal tuo sito.

Devi aver fatto log-in per inserire un commento.

Spifferi dal Transatlantico
Ingiustizia, di Maurizio Tortorella
Uno contro tutti, di Carlo Puca
Gattopardi,
Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
CLAUDIA DA CONTO
Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
Giuseppe Cruciani
 
 
 
 
assicurazione.it Risparmia fino a 500€
mutui.it Risparmia fino a 15.000€
prestiti.it Risparmia fino a 2.000€
 
FacebookTwitter
MobileFeed rss
FacebookTwitter

Il video del direttore, di Giorgio Mulè
L'arcitaliano, di Giuliano Ferrara
Cane sciolto, di Vittorio Feltri
L'editoriale, di Giorgio Mulè
L'europeo, di Sergio Romano
Fatti & credenze, di Luca Ricolfi
Fuori Porta, di Bruno Vespa

  • Aspettando Sanremo
  • Calendari
  • Panorama su iPad
  • Cerca casa
  • Le nostre newsletter
  • Abbonati
  • Meteo
  • Le uscite al cinema
    • Viaggio nell'antico Egitto
    • Applicazioni Mondadori
    • Immobiliare.it
      Case  |  Uffici  |  Case Vacanza

      Provincia
      Tipologia
    • R101
  • Promozione

  • Abbonati subito a Panorama!