Dubbi sul voto all’estero: nell’inchiesta sul riciclaggio un senatore eletto in Germania

Scrutunio delle schede elettorali in un seggio (Ansa)

Scrutunio delle schede elettorali in un seggio (Ansa)

Il coinvolgimento del senatore Nicola Di Girolamo (Pdl), eletto nella circoscrizione estero, nell’inchiesta sul riciclaggio di denaro che ha travolto Fastweb e Telecom Sparkle (qui la cronaca e qui i verbali dell’inchiesta da Il Giornale.it), induce a una riflessione sui malfunzionamenti della legge Tremaglia (del 27 dicembre 2001 ed entrata in vigore nelle elezioni del 2006) che concede il voto agli italiani all’estero.

Secondo l’accusa, infatti, Di Girolamo - che ha dichiarato la sua estraneità ai fatti (intanto la Giunta del Senato deciderà sulla richiesta di arresto entro sette giorni) - avrebbe goduto dei favori della ‘ndrangheta, che si sarebbe attivata per raccogliere e falsificare voti in suo favore in Germania.

Cosa dice la legge

La legge sulla cittadinanza (del 15 febbraio 1992) prevede la concessione dello status di italiano, in alcune circostanze, “allo straniero del quale il padre o la madre o uno degli ascendenti in linea retta di secondo grado sono stati cittadini per nascita”. Con la legge Tremaglia, quindi, possono godere del diritto di voto non solo gli italiani residenti all’estero, ma anche i nipoti di emigranti, residenti e cittadini ormai integrati di stati esteri, che non di rado hanno allentato i legami con l’Italia.
Nel Parlamento si contano 12 deputati e 6 senatori eletti nella circoscrizione estero. Le procedure elettorali della legge Tremaglia prevedono l’invio agli elettori (cittadini iscritti all’Anagrafe dei residenti all’estero) di plichi contenenti le schede elettorali, che poi vanno rinviati ai consolati di competenza, i quali provvedono a spedirli di nuovo a Roma per lo scrutinio. Un sistema vulnerabile, a detta di molti (qui un intervento di Sergio Romano sul Corriere della sera), ed esposto a eventuali brogli.

Troppe denunce
Tra i casi più noti (qui elencati in un articolo de il Messaggero), quelli a ridosso delle elezioni 2006, quando balzarono agli onori della cronaca alcuni episodi di compravendita di schede elettorali. Comprare un voto, spiegava il coordinatore del Partito socialista in Germania, Gioacchino Di Bernardo, come riporta il Velino, costava tra i 30 e i 500 euro: “Agenti di esponenti politici italiani per ora non identificabili con chiarezza acquisterebbero le schede elettorali pervenute per posta agli elettori, ovviamente per poterne falsificare il voto”, la sua denuncia.
Inoltre dall’Australia il giornalista Paolo Rajo, che era candidato con l’Udeur, riprese con una telecamera (qui il video) la scena di decine di schede elettorali aperte su un tavolo, mentre una persona le stava compilando, assegnando voti e indicando preferenze per l’Unione al Senato e per Forza Italia alla Camera.
E il peso del voto all’estero può anche essere decisivo: nel 2006, prime elezioni politiche con la novità della circoscrizione estero, i voti degli italiani all’estero divennero fondamentali (quattro senatori per l’Unione, uno per Forza Italia e uno per le Associazioni italiane in Sud America - il centrodestra si presentò con liste separate) per la coalizione di centrosinistra, che prevalse anche al Senato, permettendo a Romano Prodi di ottenere l’incarico di governo.

:..DALLA PROTEZIONE CIVILE A FASTWEB E SPARKLE, L’IMPROVVISA ACCELERAZIONE DELLE PROCURE

Commenti

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Il 25 Febbraio 2010 alle 14:10 Dalla Protezione civile a Fastweb e Sparkle, l’improvvisa accelerazione delle Procure - Italia - Panorama.it ha scritto:

[...] “L’indagine è stata estesa ad altre persone; sono stati emessi degli ordini di custodia cautelare nei confronti di 56 persone e si è proceduto ai primi arresti; questa misura riguarda 5 persone del precedente management e collaboratori di Fastweb; all’accusa di frode all’Iva si aggiungono quelle di riciclaggio di denaro rivolte al personale delle aziende terze che hanno agito illecitamente e alle imprese stesse; l’importo complessivo dell’Iva lucrata ammonterebbe a 2 miliardi di euro, in quanto le aziende coinvolte sono numerose, fra cui Fastweb con circa 40 milioni di euro; le autorità d’inchiesta chiedono al Tribunale il commissariamento nei confronti di Fastweb. Si tratta di un controllo da parte delle autorità che tuttavia, in base alle valutazioni attuali, non pregiudicherebbe il proseguimento delle attività operative”. Ai dubbi, legittimi, espressi dalla società svizzera (che teme ripercussioni economiche) e dal vicecapogruppo del Pdl, che considera le coincidenze delle inchieste giudiziarie finite sui giornali in queste ultime settimane e la prossimità della scadenza elettorale delle regionali, non si può non considerare però nella vicenda che coinvolge il senatore Nicola Di Girolamo (che si è proclamato estraneo da tutte le accuse), come sottolinea Mario Sechi su il Tempo, il ruolo di controllo che dovrebbero svolgere i partiti sui propri membri, i quali non dovrebbero avere alcuna “difficoltà ad espellere” dal proprio giro “personaggi poco raccomandabili”.    :..DUBBI SUL VOTO ALL’ESTERO: NELL’INCHIESTA SUL RICICLAGGIO  UN SENATORE ELETTO IN GERMAN… [...]

Il 5 Marzo 2010 alle 12:08 Caos liste in Lazio e Lombardia: quanto è costato al Pdl in termini di consenso? - Italia - Panorama.it ha scritto:

[...] consenso del centrodestra in misura maggiore rispetto alla bufera sulla Protezione civile o al coinvolgimento del senatore Nicola Di Girolamo (Pdl), dimessosi dalla carica dopo l’accusa di essere stato [...]

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