
Grand commis di Stato, politici di primo e secondo piano, alti magistrati, funzionari pubblici, personaggi in odor di mafia, imprenditori rampanti, escort e massaggiatrici: sono i protagonisti del «sistema gelatinoso» che ha messo sotto accusa gli appalti dalla Protezione civile.
L’inchiesta della procura di Firenze ha colpito mercoledì 10 febbraio: quel giorno sono state arrestate per corruzione quattro persone, tra cui il presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici, Angelo Balducci, deputato a realizzare le opere per il G8 alla Maddalena e poi trasferito all’Aquila. Mentre è indagato Guido Bertolaso, dal 2001 a capo della Protezione civile. Ma la buriana ora comincia a travolgere molti dei nomi che compaiono nelle 20 mila pagine dell’inchiesta. Intercettati per mesi dai carabinieri del Ros. Con conversazioni che disegnano un quadro poco edificante degli appalti pubblici italiani.
Come evadere i controlli
In un’intercettazione fra due imprenditori, Giancarlo Ballerano aggiorna Francesco Piscicelli sullo stato dei lavori. Parlano di un cantiere dove i carabinieri hanno svolto dei controlli, gestito da Fabio De Santis, successore di Balducci come «soggetto attuatore» alla Maddalena. Il maresciallo minaccia di sequestrare una casetta abusiva. «Mi volevano mettere le manette, quei bastardi» dice Ballerano. Seguono improperi alle forze dell’ordine. «Ma non conosce qualche pezzo grosso, che lo spediamo in Sardegna?» domanda a Piscicelli. Prevale un senso d’impunità .
Piscicelli: «Noi lunedì ritorniamo a lavorare. Non ce ne fotte un cazzo!».
Ballerano: «Non è possibile… Però ingegnè, una cosa è certa. Non tocchiamo il tetto perché ci manda in galera».
P.: «Non tocchiamo niente, per carità !».
B.: «Non si può nemmeno gettare sopra».
P.: «Lasciamo perdere…».
B.: «Stavamo a tagliare la finestra, quella grossa».
P.: «Ah, l’ha vista?».
B.: «Non ce l’abbiamo fatta a tagliare. C’è solo un taglio da una parte però è rimasta intera».
P.: «Va beh… Senta una cosa, invece ha fotografato?».
B.: «Della finestra non se ne sono accorti per niente. Dove c’ho fatto la finestra che c’era la porta… Con tutte le fotografie non si sono resi conto nemmeno che c’era la porta lì? Meno male!».
Il ricorso agli usurai
Spesso le imprese aggiudicatrici dei lavori si trovano in sofferenza finanziaria. Impegnato in una gara d’appalto onerosa, l’imprenditore campano Francesco Gagliardi chiede aiuto al cognato Piscicelli. I due sono passati alle cronache perché ridevano e si fregavano le mani dopo avere appreso del terremoto all’Aquila, pensando ai soldi e agli appalti per la ricostruzione. Gagliardi domanda se Piscicelli può procurargli 400 mila euro. Li restituirà in due settimane con un tasso d’interesse del 10 per cento quindicinale: «Senti, tu ce l’hai qualcuno che può cacciare fuori della liquidità ?» s’informa con il cognato. La risposta è positiva, Piscicelli conosce qualcuno a Giugliano, in Campania: «Ma ritiene inopportuno farlo perché si tratta di usurai molto pericolosi» scrivono i carabinieri del Ros. «Quella è gente che è meglio se ci stai lontano. Andarsi a impelagare in una situazione del genere. Se si sgarra è la fine» annota l’imprenditore.
Piscicelli, scrivono gli inquirenti, parla per esperienza: a quegli stessi personaggi si è dovuto rivolgere il Natale precedente «per reperire la somma richiesta dai funzionari dell’ufficio diretto da Balducci». «Già l’altra volta, dal 5 al mese sono passati al 10» spiega. Ma il cognato non vede soluzioni. «Si può provare, Pierfrancè. Non lo so, con questa cifra onestamente… Telefono e m’informo».
Gagliardi è davvero in difficoltà : se non riceve aiuto, minaccia di diventare una sorta di pentito, coinvolgendo tutti. «L’alternativa è che poi ovviamente divento cattivo e allora ce n’è per tutti» dice. «E poi scattano le manette. Faccio scoppiare un pandemonio se nessuno mi aiuta. Ho bisogno di una copertura. Dopodiché mi tolgo dai piedi».
Le commistioni Balducci-Anemone
Sono i personaggi centrali dell’inchiesta: Angelo Balducci e Diego Anemone, un imprenditore romano arrestato. I rapporti sono strettissimi e basati su frequentazioni assidue: i due, con le rispettive consorti, fanno anche le vacanze insieme. Come quella in Tunisia, a metà settembre del 2008. Legami rinsaldati, sostengono i magistrati fiorentini, da scambi di appalti e favori.
Tra cui anche l’assunzione di Filippo Balducci, figlio di Angelo, da parte di società del gruppo Anemone. Forte di tutto questo, il costruttore aveva anche con i suoi controllori un rapporto ai limiti della spavalderia. In una telefonata del 1° novembre 2008, Balducci e Anemone parlano di un cantiere della Maddalena. L’imprenditore dice di avere fissato un appuntamento con Mauro Della Giovampaola, capo struttura della Protezione civile in Sardegna, anche lui arrestato.
Balducci: «Dove sei?».
Anemone: «Sono quasi all’altezza dell’ufficio. Ora ho sentito Mauro… Anche lui stava in centro, che aveva un paio di appuntamenti. Mi dovrebbe raggiungere tra un po’».
B.: «Ah…».
A.: «Tu ce l’hai alle 10 quell’appuntamento… no?».
B.: «Non ho capito… Ma lui è un dipendente tuo o un dipendente mio? Fammi capire» (tono scherzoso).
A.: «Tuo. Però mi hai dato una linea guida e io cerco di portarla avanti. Dopo penso che facevamo un punto, non lo so. Ho dato questa interpretazione».
I contatti politici
Fino a oggi il personaggio più importante coinvolto nell’inchiesta è Denis Verdini, deputato e uno dei coordinatori del Pdl, indagato dai magistrati fiorentini per concorso in corruzione. Il politico toscano appare in decine d’intercettazioni con Riccardo Fusi, presidente della società di costruzioni Baldassini-Tognozzi-Pontello. L’imprenditore chiama di continuo Verdini: spera di riaggiudicarsi l’appalto della Scuola marescialli di Firenze, finito all’Astaldi dopo il contenzioso con il ministero delle Infrastrutture, che ha revocato l’incarico a Fusi. Il costruttore ottiene anche un contatto con Lucio Stanca, a capo della Expo 2015 spa di Milano. Ma i politici finiti nell’inchiesta sono molti di più.
Alcuni sono intercettati direttamente. Come l’imprenditore ed eurodeputato del Pdl Vito Bonsignore. Viene contattato da Fusi, che gli chiede un appuntamento. «Guardati quella situazione che t’avevo accennato» gli dice Bonsignore. «La Firenze-Pisa-Livorno». «Si riferisce con tutta probabilità ai lavori per la superstrada» annotano i magistrati.
Non è solo Fusi a cercare contatti giusti. Si agita anche Antonio Di Nardo, funzionario ministeriale che per i magistrati è in odore di rapporti con la camorra. È lui che chiama Luigi Cesaro, presidente della Provincia di Napoli e deputato pdl. Di Nardo gli dice: «Dobbiamo fare un salto, insomma ci dobbiamo concordare un attimo con Tesauro». Si riferisce a Giuseppe, il giudice costituzionale.
Il «sistema gelatinoso», appunto. Che non risparmia politici di centrosinistra. L’ex senatore Franco Covello, ora presidente del Comitato per il dissesto idrogeologico in Calabria, si spende per Anemone. In una telefonata gli dice che è stato deliberato il finanziamento per il suo Salaria Sport Village: il centro dove Bertolaso avrebbe ricevuto favori sesssuali, ipotizzano i magistrati. «Ho dovuto fare una battaglia» esulta Covello. «Una cosa che non ti dico… Abbiamo finito, ma credimi è stata una lotta. Habemus papam!».
- Giovedì 25 Febbraio 2010
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Il 12 Marzo 2010 alle 11:23 Giustizia: anche il Financial Times contro le procure e i processi sui media - Italia - Panorama.it ha scritto:
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