
«Tu non hai capito niente! Tu devi far fare sempre a me…». Il tono della telefonata è quello della tempesta appena passata. Antonello Colosimo, consigliere della Corte dei conti e vice alto commissario per la lotta alla contraffazione, ride. Grazie al suo intervento, forse arriverà un po’ di ossigeno per la società di Francesco Piscicelli, l’imprenditore che si compiaceva per i nuovi appalti che sarebbero stati assegnati con il terremoto dell’Aquila.
L’inchiesta sulla Protezione civile coinvolge anche alcuni importanti magistrati italiani. Entrati nell’inchiesta a vario titolo. Mai però in maniera edificante: c’è chi briga per favorire costruttori, chi fa società con personaggi chiacchierati, chi si fa ristrutturare la casa. E chi avrebbe addirittura informato gli indagati di verifiche della magistratura. Questo viene imputato ad Achille Toro, procuratore aggiunto di Roma, indagato assieme al figlio Camillo. Il giovane avrebbe usato il padre per ottenere informazioni, che poi avrebbe girato ad altri. Il coinvolgimento di Toro ha avuto anche l’effetto di spostare il procedimento a Perugia.
Oltre a Toro (che si è dimesso martedì scorso), nelle carte dell’inchiesta spuntano i nomi di Giuseppe Tesauro, giudice della Corte costituzionale dal novembre 2005 ed ex presidente dell’Antitrust, e Mario Sancetta, presidente della sezione regionale della Corte dei conti in Campania. Entrambi intercettati più volte. Sempre con alcuni personaggi di primo piano. Come è successo a Colosimo. Durante il 2008, le chiamate con Piscicelli sono numerose. Conversazioni con funzionari della banca Intesa Sanpaolo per favorire l’amico. Piscicelli possiede la società Lavori pubblici e ambiente: in difficoltà finanziarie con la banca. In una chiamata si parla di appalti: «C’è… una persona che io ho aiutato e conosco dentro… e questo mi aiuta» dice Piscicelli. Ma la cosa non sembra facile: «Grossi colossi» si stanno muovendo, fa intendere il magistrato.
L’intervento di Colosimo però si spinge oltre. La sua società è in sofferenza, ma si è aggiudicata i lavori per il Polo natatorio a Roma: 14 milioni. L’intercessione del magistrato sembra funzionare. In un’altra telefonata Piscicelli spiega che la soluzione dei suoi problemi sembrerebbe vicina. «Sei contento come primo avvio?» gli domanda Colosimo. Nella tarda mattinata del 22 gennaio 2009, Piscicelli dice di avere preparato i documenti da consegnare all’istituto. «Poi me ne dai una copia» gli dice il magistrato. «E mi prepari un appunto per quella persona: sintetico che poi io modifico».
A quel punto Colosimo cerca di contattare l’amministratore delegato dell’Intesa Sanpaolo, Corrado Passera. Il manager però, scrivono i Ros, «gli fa un quadro complicato della situazione arrivando alla conclusione che non è possibile autorizzare nuovi crediti». «Mi ha chiamato proprio Corrado in questo momento» dice Colosimo a Piscicelli. «Gli hanno messo per iscritto che la situazione è incagliata e non ci sono stati il rispetto di una serie di adempimenti».
Colosimo chiede a Passera le carte: «Questa cosa se me la puoi mandare mi fai cosa gradita». Ma Passera è inflessibile: «Lui ha detto: verifico perché non so se è un atto interno che ti posso mandare o meno» riferisce il magistrato all’amico. Il diniego di Passera getta nello sconforto i due. «Mi viene un infarto. Ma perché ti sei portato in questa situazione?» dice Colosimo. L’imprenditore controbatte: «Non mi dare colpe a me solamente, ti prego. Abbiamo fatto tutta una serie di casini. Ma questo è un dramma!». Il magistrato concorda: «Vediamo come dobbiamo venirne fuori perché questa non è una situazione nella quale possiamo rimanere, lo capisci. Bisogna venirne fuori ma rapidamente se no veramente… qua sì… passiamo tutti un brutto momento». Un plurale maiestatis, scrivono i carabinieri, da cui «si trae che fra i due esiste uno stretto rapporto di cointeressenze».
Passera non è l’unico pezzo grosso che Colosimo contatta. Il 22 ottobre Piscicelli è in compagnia dell’imprenditore fiorentino Riccardo Fusi. Davanti a lui, chiama Colosimo: «Tu il presidente dell’Istat per caso lo conosci?». L’imprenditore si riferisce a Luigi Biggeri, a capo dell’istituto di statistica nazionale fino al 3 agosto 2009. «Si comprende chiaramente» scrivono i Ros «che Piscicelli e Fusi stanno parlando della gara d’appalto già indetta, per la realizzazione della nuova sede dell’Istat».
Anche Piscicelli però si mette a disposizione. Dalle carte dell’inchiesta emerge che Silvana Fiore, moglie di Colosimo, gli chiede aiuto per ristrutturare la piscina a Casperia, in provincia di Rieti. «Piscicelli» annotano i carabinieri «consiglia un suo imprenditore di fiducia, impegnandosi a regolare personalmente i preventivi». La cifra però non soddisfa la signora. E Piscicelli interviene: «Domani mattina me lo fai dare da Antonello per fax in ufficio. Io lo chiamo e lo riduco all’osso».
Dalle indagini dei Ros emerge anche che due magistrati hanno avviato una società immobiliare con imprenditori e funzionari coinvolti nell’inchiesta. La srl si chiama «Il paese del sole immobiliare». È stata costituita nel 2007 con un capitale di 100 mila euro. Uno dei soci è Tesauro: la sua quota è di 11 mila euro. Stesso investimento di Sancetta. Tesauro, fra il 2008 e il 2009, ha numerosi contatti con Antonio Di Nardo, funzionario del ministero delle Infrastrutture, anche lui socio della Paese del sole immobiliare: in rapporti, scrivono i Ros, con «soggetti vicini al clan dei Casalesi».
Nel primo pomeriggio del 7 ottobre 2008, Tesauro informa Di Nardo che ha esaminato una lettera di compatibilità: secondo i carabinieri, riguarda «probabilmente» l’attività ministeriale del funzionario con quella della gestione di una società di certificazione aziendale, la Soa nazionale costruttori. «Va molto bene» assicura Tesauro. In seguito Tesauro dice di avere avuto notizie positive sulla vicenda: «Si è chiuso tutto bene». A breve la Soa potrà operare.
Sancetta fa capolino molte volte nelle carte dell’inchiesta. Si dà molto da fare per Rocco Lamino, altro socio della Paese del sole immobiliare. Ma Lamino è anche amministratore della Lara costruzioni. Per questa azienda Sancetta contatta importanti imprese: «Ho personalmente garantito» spiega a Lamino. «Ho detto che era una cosa mia». Sancetta, in un’altra intercettazione, accenna a Rocco Lamino di voler incontrare un avvocato del gruppo Gavio: «Al fine di fare ottenere qualche commessa» scrivono i Ros. «Dobbiamo orientare il discorso sulla Lara» spiega. Stessa intercessione il magistrato ha fatto con la Fiera di Milano: «Hanno detto “ci interessa”. Insomma, lavoriamo» riferisce a Lamino.
Sancetta si attiva anche per la ricostruzione dell’Aquila. Le cose però vanno fatte bene: «Non mi muovo se non dietro a delle istruzioni precise» dice. «In questo caso ci presentiamo come Lara soltanto» aggiunge. «Meglio muoversi tempestivamente». Per questo, contatta più volte Angelo Balducci, ora in carcere con l’accusa di corruzione, per avere informazioni. Nelle conversazioni tra Sancetta e Lamino si parla anche della Maddalena. Ma Lamino lo informa che «tutto è appaltato». «Allora perdiamo tempo ad andare dietro a ’sto buffone» commenta riferendosi a Balducci.
Un attivismo sfrenato, quello di Sancetta. Ma anche Lamino offre, in cambio delle abili relazioni del consigliere, i suoi servizi: al magistrato l’imprenditore ristruttura un balcone di casa. Il 12 giugno del 2009 il consigliere chiede di quantificare il disturbo. Ma Lamino è conciliante: «Prima devo finire, ma non vi preoccupate. Intanto buona domenica, presidente».
- Giovedì 25 Febbraio 2010
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Commenti
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Il 28 Febbraio 2010 alle 23:57 Zione ha scritto:
Tra il gatto e la volpe, il Farfugliante frodi e il Blaterante e Illibato di dietro, chi fù il peggior Manigoldo ???
Di Pietro convoca al Ministero 51 imprenditori per la futura gara di appalto; a metà riunione si alza uno di questi e dice: Ministro, capisco la sua convocazione ma gli imprenditori che vinceranno l’appalto alla Maddalena sono già DECISI, da prima che si faccia la Gara.
Di Pietro chiede all’Imprenditore di approfondire e di fare i nomi di chi siano questi imprenditori, l’Imprenditore fà una lista di OTTO NOMI di aziende, che sono esattamente le stesse che vinsero poco dopo la Gara.
Di Pietro a questo punto espone il problema in Commissione, al Consiglio dei Ministri e chiede di fare un’Interrogazione Parlamentare che il governo Frodi, a voto di maggioranza, gli impedisce di fare per non essere messo in difficoltà (e sotto, al voto in Aula). A questo punto l’Immacolato di dietro TACE, non denuncia NULLA alla Procura e non fà trapelare NULLA ai giornali.
(dalle 22.000 pagine dell’inchiesta sulla Protezione Civile. Ottobre 2007: Governo Prodi, Ministro infrastrutture Antonio di Pietro. Bando di Gara per il G. 8 alla Maddalena.)
E così, vissero TUTTI felici e contenti; continuando a frodire il Prossimo …
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