La campagna elettorale nel Lazio? Ormai si è spostata nei tribunali

Il Tar del Lazio (Ansa)

Il Tar del Lazio (Ansa)

Non è ancora finita la corsa a ostacoli per il centrodestra nel Lazio e per la candidata presidente Renata Polverini in vista delle regionali di fine marzo: il Tar lunedì ha confermato l’esclusione della lista del Pdl nella provincia di Roma, ritenendo ininfluente il decreto “salva liste” varato dal governo e firmato dal presidente della Repubblica.

Intanto è attesa la pronuncia dell’ufficio circoscrizionale centrale del tribunale sull’ammissione della lista del Pdl depositata e accolta lunedì sulla base del decreto interpretativo, che è appunto in vigore da sabato.

La situazione, per farla breve, si fa sempre più ingarbugliata: la lista del Pdl, infatti, esclusa dal Tar per il quale non vale il decreto salva liste, in quanto la Regione Lazio ha già una sua legge elettorale, potrebbe essere riammessa sempre in virtù del decreto interpretativo. Non solo: in seguito, potrebbe di nuovo essere annullata, su richiesta del centrosinistra, dal Tar, il quale potrebbe essere smentito di nuovo dal Consiglio di Stato, se il Pdl vi farà ricorso in ultima chance. Ma non è finita: la Regione Lazio, infatti, e la Regione Piemonte (ancora governate dal centrosinistra) hanno fatto ricorso alla Corte Costituzionale contro il decreto interpretativo. E se la Consulta dichiarerà illegittimo il decreto, addio anche all’eventuale ricorso al Consiglio di Stato.

Insomma, quella che doveva essere una campagna elettorale, si è trasformata in un esercizio di burocrazia bizantina, dove tutti smentiscono tutti. Tanto da far scrivere al condirettore de il Giornale, Alessandro Sallusti, nel suo editoriale che questa vicenda assomiglia sempre più a una “commedia all’italiana”, anzi a un “vero manicomio”. E nel pasticcio, che ormai è diventato un vero e proprio intreccio politico - giudiziario, “chi ci capisce qualche cosa è bravo”. “L’unica cosa certa è che è in corso un accanimento feroce contro il primo partito del Paese”, la chiosa del numero due di via Negri.

Anzi, l’ultima decisione del Tar del Lazio sull’esclusione della lista del Pdl smonta l’accusa di chi, come Antonio Di Pietro, grida al golpe della maggioranza e all’impeachement del presidente Giorgio Napolitano, ma conferma il ruolo dei giudici in materia elettorale: alla fine la loro decisione avrà un peso non irrilevante sull’esito del voto in Lazio. Una preoccupazione che attanaglia i collaboratori più stretti del premier Silvio Berlusconi, e che trova conferma nelle parole del ministro dell’Interno, Roberto Maroni, il quale ha fatto osservare che “il cosiddetto decreto ’salva-liste’ non salva alcuna lista”, perché poi la decisione “spetta sempre ai giudici”.

Ma cosa ci guadagna il paese dallo spostamento della campagna elettorale dalle piazze alle aule di giustizia? Davvero poco. L’acuirsi dello scontro politico e istituzionale, i toni delle accuse, specie da una parte dell’opposizione, potrebbero portare a un nuovo declino della politica in Italia. E se i più pessimisti, come scrive Arturo Diaconale su l’Opinione, parlano di una “guerra fratricida” e di “seminazioni di odio”, a cui potrebbero seguire “esplosioni di violenza politica incontrollabili”, come è accaduto in passato, per i più ottimisti il rischio reale è forse un altro: la diserzione alle urne, come fa notare Maurizio Belpietro su Libero, e l’aumento dell’astenzionismo tra l’elettorato di centrodestra, deluso dalla classe dirigente del partito.

Commenti

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Il 9 Marzo 2010 alle 13:19 indigesto ha scritto:

Un popolo dovrebbe essere sottoposto ad una sola Legge. Che ogni Regione abbia la propria legge elettorale è già una forzatura sull’uguaglianza dei cittadini (tutti) di fronte alla Legge. Ma questo è un Paese particolare dove anche il “golpe” passa per le aule dei tibunali. E i prodromi ci sono da tempo!

Il 10 Marzo 2010 alle 11:42 Berlusconi scuote il Pdl contro la campagna elettorale nei tribunali - Italia - Panorama.it ha scritto:

[...] del partito e i vertici del Lazio) sono altre: ai ricorsi ci penseranno gli avvocati, la campagna elettorale deve tornare nell’ambito della politica per non rimanere negli uffici giudiziari. Una [...]

Il 10 Marzo 2010 alle 12:33 Zione ha scritto:

Ignoranti e Prepotenti, Sciacalli e Scellerati; questa infame Cancrena del Giudiciume non vuole ancora capire che è giunta l’ora di chiudere il Mattatoio, di rientrare sull’onesta strada della Giusta Legalità o di ritirarsi in buon ordine, nel comune interesse di tutti gli abitanti di questo infelice Paese.

Ha pienamente ragione chi si preoccupa seriamente per i figli (ed anche per il Nipotame …); speriamo che prima che si faccia tutti una brutta fine, intervenga col massimo rigore, la Forza della Legge del Legittimo Governo, che è tenuto a farla osservare in primis, anche dai Cialtroni, quantunque Giudicioni.

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