Renata Polverini: la prima imperatrice di Roma

renata-polverini: la prima imperatrice di roma
di Romana Liuzzo

Non avrà l’allure da première dame di Carla Bruni, né una dizione perfetta che lasci dubbi sulle sue origini romane («Ammazza che bella candidata che se so’ trovati» commenta guardando i manifesti con quello slogan che ripeteva ossessivamente: «con te»). Ma il piglio della vincente, quello sì, era nell’aria tiepida della capitale già da qualche giorno. Renata Polverini, classe 1962, ex segretario generale dell’Unione generale del lavoro (Ugl), è da lunedì 29 il nuovo presidente della Regione Lazio. Sostituisce «Marasu», come lo chiama il popolo della piazza in festa, imitando l’accento trans-brasiliano di Natalie.

Un triplo salto mortale in jeans, camicia bianca e giacchetta di pelle, ha tenuto con il fiato sospeso il comitato del centrodestra di via Imbriani fino a notte fonda. Poi il sorpasso e la certezza della vittoria (con il 50,7 contro il 48.8 di Emma Bonino). E lì finalmente il grido liberatorio di fronte a migliaia di romani: «I miracoli esistono, evviva la democrazia: li abbiamo polverizzati». Piange Renata Polverini dopo una giornata al cardiopalmo, trascorsa fra la pasta alla carbonara di mamma Giovanna e il film con Meryl Streep dal titolo che è tutto un programma: È complicato.

Piange e tra i singhiozzi dice: «Non si può andare contro la volontà del popolo». Un finale al fotofinish con l’esito deciso solo per un pugno di voti. Ma è vittoria. Come nelle politiche del 2006, quando tutti avrebbero scommesso sulla débâcle del Cav. Tranne il Cav. Allora la sconfitta ci fu, ma solo per 24 mila contrastatissime schede. Oggi, invece, con Polverini è arrivata la riscossa del centrodestra. Una riscossa che, piaccia o no, travalica i confini del Lazio e restituisce a Silvio Berlusconi un primato politico che gli avversari hanno tentato, con ogni mezzo, di ridimensionare.

Renata Polverini che piange di gioia sul palco improvvisato di piazza del Popolo è il simbolo di una leadership che, anche nelle situazioni più difficili e complicate, riesce comunque a stabilire un’identità con i propri elettori. Nonostante tutto: astensionismo, liste azzoppate, nemici interni. La candidata del centrodestra, come un corridore con una gamba legata, è arrivata prima al traguardo, dopo avere percorso 30 mila chilometri in giro per l’Italia, indossato l’elmetto in fabbrica, calzato i guantoni da boxer a Corviale, incontrato ferrovieri, vecchietti, comitati, pazienti negli ospedali.

Un «miracolo»: qualcuno definisce così la vittoria dell’ex pasionaria Ugl, una vita difficile, compresi nove anni di collegio a Focene dopo la morte del padre. Un miracolo che deve fare riflettere: partita svantaggiata senza la lista del Pdl, almeno su Roma e provincia, si è dovuta misurare con una vera leonessa, Emma Bonino, che di politica se ne intende, eccome. Ma ha avuto la forza di non disarmare. Anzi, ha alzato il nome come una bandiera e su quel nome ha chiamato a raccolta tutti gli uomini del centrodestra.

Dopo il pasticciaccio brutto delle liste e la conseguente esclusione del Pdl, un politico malaccorto avrebbe anche potuto cavalcare la strada dei rancori e dei risentimenti. Avrebbe potuto pretendere chiarimenti e regolamenti di conti. E sarebbe finita in quella terra dannata dove, in questi ultimi mesi, Gianfranco Fini ha spesso indossato le vesti del gladiatore in eterna competizione con Berlusconi. Ma Polverini no, ha scelto una rotta ben precisa. Ha tenuto fermi i suoi punti cardinali: dal sindaco di Roma, Gianni Alemanno, alla moglie, Isabella Rauti, a Maurizio Gasparri; ma al tempo stesso ha avuto la forza di convincere Berlusconi che il Lazio si poteva conquistare. Nonostante tutto.

E, nonostante tutto, Berlusconi le ha creduto. Il Lazio, con una sinistra già sventrata dall’affaire Marrazzo, poteva essere un’impresa possibile. C’era da polarizzare un voto cattolico che non si sarebbe mai rassegnato alla vittoria di una Bonino abortista e anticlericale. E c’era soprattutto da dimostrare che il Popolo della libertà poteva ben vincere in una regione importante anche senza la Lega.

La svolta è nata certamente da queste considerazioni. E da questo calcolo politico è nata anche la manifestazione di piazza San Giovanni a Roma, dove una piazza ampia, al di là del dibattito sui numeri, ha ritrovato non solo il proprio leader ma anche, e soprattutto, un motivo concreto per sostenere fino in fondo la sindacalista dell’Ugl.

Altro che miracolo. La sua candidatura era scaturita da una particolare insistenza di An in sottintesa contrapposizione con Forza Italia. Alla fine della giostra, non solo è scomparsa la contrapposizione, ma Polverini è diventata proprio il simbolo di un Pdl che sa trovare, al proprio interno, una strategia unitaria e una strada condivisa. Soprattutto quando ci sono assalti da respingere e manovre da neutralizzare. Il governo, come annota Massimo Franco, editorialista del Corriere della sera, riemerge indenne da una fase confusa e «limita gli spazi di manovra degli oppositori interni a cominciare da Fini».

Un gran risultato per Berlusconi. Che non a caso ha voluto incontrare Renata subito dopo la notte dei risultati, per dimostrarle la sua personale gratitudine. «Con questa straordinaria vittoria mettiamo finalmente una pietra tombale su tante, troppe illazioni con le quali hanno tentato di colpire me e il mio governo. Abbiamo dimostrato che, se Berlusconi ci mette la faccia, il centrodestra vince anche senza la lista» avrebbe commentato il premier, subito dopo l’abbraccio con Polverini.

Ma che tipo è la neoeletta? Panorama ha trascorso con lei due giorni: le ultime 48 ore prima del voto. E un’idea se l’è fatta. Donna del Toro, Polverini, 48 anni il 14 maggio, è cattolica, ma scaramantica al punto di conservare in tasca corni e amuleti che le hanno regalato. È una che le cose non le manda a dire: «Ho suggerito ad Alemanno: quando sei in auto, guarda fuori dai finestrini invece di stare attaccato al cellulare. Così farò io. Al mio predecessore, Marrazzo, consiglierei di non farsi vedere per un bel po’ di tempo».

A poche ore dal voto è un un fiume in piena Renata, fan di Renato Zero, «anche se Biagio Antonacci e Ligabue so’ proprio tanto maschi» dice a Panorama durante una passeggiata lungo via del Corso. Dal 16 dicembre ce l’ha messa tutta, mangiando biscotti e bevendo spremute d’arancia. È dimagrita 3 chili, ha dormito 5 ore per notte, ha trascurato il marito Massimo, nascosto nella casa di San Saba, quartiere Aventino. Ha stretto mani fino a farsi gonfiare il muscolo del braccio. Cordiale, ma non troppo.

È capace di dire a chi la rimprovera di stare troppo fuori del seggio, in bella mostra: «E non rompessero i c…». Così come non si fa scrupolo, dopo tre ore di camminata, di voltare le spalle a tutti e chiudersi al ristorante senza curarsi di amici ed elettori. Poi però si commuove se incontra mamma Giovanna con la palma in mano, o se un bambino le canta: «Renata, Renata, Renata».

Lei è così, prendere o lasciare. Non è il tipo da aperitivo con tramezzini al cetriolo. Consapevole di avere fatto la gavetta, quella vera, va dritta per la sua strada.

Ora, forse, viene la prova più difficile. Perché oltre a dover gestire il dopo Marazzo dovrà fare i conti anche con chi, come Pier Ferdinando Casini o Francesco Storace, potrebbe rivendicare un ruolo decisivo nella sua vittoria. Ma tanti galli in un pollaio potranno mai spaventare chi ha dimostrato di saper domare la leonessa Bonino?

Commenti

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Il 6 Aprile 2010 alle 17:38 mark6110 ha scritto:

Non cè che dire complimenti ottimo articolo

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Il 6 Aprile 2010 alle 21:16 gratis ha scritto:

Dio ce la mandi buona con la Polverini!

Non è che sia meglio della sconfitta Bonino.

Almeno questa dichiarava apertamente il suo programma di sinistra, ma la Polverini?

E’ veramente di centro destra oppure è una finiana di ferro?

In tal caso siamo nei guai.

Il 7 Aprile 2010 alle 1:10 smoke36 ha scritto:

Che ti aspettavi da una ex sindacalista che è passata ai padroni. Credi abbia idee? A me sembra una patata lessa.

Il 7 Aprile 2010 alle 13:32 gratis ha scritto:

Non mi aspettavo niente dalla Polverini tant’è che non l’ho votata, e d’altronde non è che si possa dire che si possa giudicarla adesso, visto che è appena entrata in carica.

Non conosco il suo passato, so solo che è una finiana e questo mi preoccupa ed è anche per questo che non l’ho votata.

Quello che sembri fisicamente non ha alcuna rilevanza, vero o falso che sia, è solo scadere sul personale che con la politica c’entra come i cavoli a merenda.

Il 7 Aprile 2010 alle 13:39 indigesto ha scritto:

C’è solo da notare che, nonostante la Polverini e nonstante l’esclusione volpina della lista del Pdl, il centrodestra ha vinto. Devono proprio averla capita bene nel Lazio (Roma è afflitta dal parassitismo rosso del pubblico impiego) di cosa è capace la sinistra quando governa. Mi dispiace per chi ha ancora qualche dubbio!

Il 7 Aprile 2010 alle 20:55 angelo41 ha scritto:

A me la Polverini sembra una “gnagnera” come dicono a Roma
pare che abbia appena finito di smucinare gli spaghetti.
Non so che programmi abbia, ne che tipo di politica si appresti a fare. Sicuramente avrà “tutori” per ogni decisione che prenderà.

Il 8 Aprile 2010 alle 13:17 indigesto ha scritto:

Di sindacalisti passati al Potere la sinistra e dintorni ne ha prodotti una miriade, e nessuno con risultati apprezzabili! Vediamo Questa, non si sa mai!

Il 9 Aprile 2010 alle 19:49 Renata Polverini: la prima imperatrice di Roma | eventinellacitta.com ha scritto:

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