Violenza a Salò: i ragazzi (terribili) della Seconda C

Violenza a Salò:i ragazzi terribili della seconda c

«M amma scusa… Cambiami scuola!!! Adesso, ti prego. Non voglio più restare qui. Non riesco a vivere!… Ho fatto una cosa bruttissima e schifosissima, ma non mi credevi se te lo spiegavo io… Perché ti saresti solo arrabbiata… Anche se mi vuoi bene. Non so cosa mi dici se torno a casa. Te e anche papà. Io comunque vi voglio bene, anche se non si vede. Cambiami scuola… Qui, anche se adesso ce la metto tutta, vengo cannata… Ormai ce l’hanno su con me».

salò i ragazzi terribili della 2°c

Silvia ha 12 anni. Il suo nome, come quello di tutti gli altri minorenni coinvolti e raccontati in questa storia, è di fantasia. Silvia è la ragazzina violentata dentro la classe di una scuola media a Salò, sul lago di Garda. Durante la lezione di francese, con il professore in cattedra intento a interrogare, Silvia viene circondata da tre compagni che l’afferrano a forza per i capelli e la costringono a un rapporto orale. L’insegnante non si accorge di nulla. Undici ragazzi sono in piedi a far da palo.

Panorama è in grado di ricostruire tutti i retroscena di questa vicenda. Dal biglietto che la ragazza scrive alla madre, letto il quale la donna è corsa dal luogotenente Alfredo Negro dei carabinieri di Salò, al contenuto dei temi svolti in classe e con cui i ragazzi hanno narrato la loro versione dei fatti. Fino al registro di classe, dove c’è scritto nero su bianco la storia disciplinare di questa Seconda C che oggi si ritrova con due ragazzi (15 e 14 anni) agli arresti domiciliari, un terzo (minore di 14 anni) indagato a piede libero e 11 segnalati all’autorità giudiziaria per un intervento dei servizi sociali.

Alla scuola media Gabriele D’Annunzio di questa ricca cittadina in provincia di Brescia, dove i neopatentati girano a bordo di macchine di grossa cilindrata, la bomba è scoppiata con la lettura dei temi che la professoressa di italiano aveva assegnato per ricostruire l’accaduto. Leggiamo quello di Oscar: «Il profe Dusi è entrato ed ha annunciato che avrebbe interrogato sugli aggettivi. Quando iniziò a interrogare a causa di una scommessa (non so come e perché) S. doveva leccare il pene di H. Lui era pronto con il pene fuori dai pantaloni e lo tenne così per 30-40-45 min. D. spingeva la testa alla S. e la incitava. Più volte io e certi miei compagni dimmo in questo modo avrebbero perso la loro dignità. S. in ginocchio cercava di tirare indietro la testa…».

Scrive Antonio: «C’era D. che continuava a dire a S. delle cose da fare perché lui parlasse bene con il B. Lei nei giorni all’inizio dell’anno aveva iniziato a dare soldi a D. per quel motivo, e da adesso all’inizio dell’anno gli ha dato più di 300 euro. Se S. non avrebbe accettato lui sarebbe andato a parlare male di lei. Quel sabato D. continuava a dire a S. di fare un bocchino a H… Lui era d’accordo anche se preferiva la prima cosa da fargli, cioè un ditalino a S. C’era un’altra opzione per S., cioè mostrare una tetta a D. Io centro in qualche modo insieme o quasi tutto il resto della classe tranne 4 o 5 persone perché abbiamo assistito al botto senza dire niente».

Altro tema: «Nella quarta ora ho visto che S. si era inginocchiata in mezzo a P. e a C. A un certo punto ho visto che C. si era tirato giù le mutande e il P. aveva preso la faccia di S. vicino al pisello di C. Ho chiesto a D. cosa stava succedendo, lui mi rispose che S. doveva fare un bocchino a C. per una scommessa. Dopo un po’ che se lo metteva in mostra, S. venì sotto la mia sedia per vedere quello che accadeva. Non lo fece. A un certo punto la S. si alzò e disse che non lo voleva fare. Mi girai per seguire la lezione…».

Violenza sessuale. Eppure la preside dell’istituto, Tullia Roghi, in nome di un «vuoto affettivo degli adolescenti che è colpa di noi adulti», ma anche di internet e Youtube, ha ritenuto di non rivolgersi alle forze dell’ordine e chiudere la vicenda con la convocazione dei genitori, la sospensione dei ragazzi coinvolti e del professore di francese, Nicola Dusi, colpevole di avere un «rapporto troppo amichevole». La preside ora è indagata dalla procura di Brescia per omessa denuncia.

Non è un fulmine a ciel sereno quello caduto sulla scuola media della città lombarda. Intorno alla mezzanotte del 5 dicembre scorso, due ragazzi erano entrati nell’istituto e avevano spaccato di tutto: vetrate, porte, ascensore. Nel precedente anno scolastico c’erano stati diversi problemi con una professoressa riminese di storia dell’arte, accusata dai ragazzi di usare in classe un linguaggio sboccato e volgare, come racconta a Panorama la madre di uno studente: «Durante un colloquio con i genitori mi presento da lei che mi dice: suo figlio non capisce un c…. Sono rimasta di sasso. Ai ragazzi si rivolgeva con frasi tipo: “Siete dei co…, delle teste di c…”. Una ragazza nera veniva chiamata in cattedra così: “Tu negretta vieni qui”. I ragazzi erano andati dalla preside a raccontare i fatti, ma lei aveva risposto che tra i professori ce ne sono alcuni con delle problematiche come l’età o la menopausa, quindi andavano capiti».

La comprensione è una buona pratica quotidiana nella vita della classe Seconda C, 27 ragazzi (16 maschi, 11 femmine) di età compresa tra i 12 e 15 anni. Il registro di classe aiuta molto a capire come è stato possibile che una ragazzina venisse violentata durante la lezione con il professore presente in aula. Le pagine grondano di note. Ore 13: «La professoressa Filipponi mi informa che è avvenuto un furto di 20 euro + 20 euro in classe ai danni di C. e C.». La firma è illeggibile. Ancora: «P. introduce un preservativo nello zaino di B.; la notizia viene riferita dalla mamma di B. e la sottoscritta riesce a stabilire che è stato P., che lo ammette». Sempre nella stessa settimana: «Al cambio tra la 1ª e la 2ª ora qualcuno ha gridato insulti verso una signora anziana che passava per strada». Il 28 ottobre: «B. e M. non fanno ricreazione per 7 giorni per aver portato a scuola petardi (piccole cipolline) e per averli lanciati in classe. Devono altresì portare nota di riflessione su quanto accaduto».

Altra nota: «Durante la quarta ora gli alunni C. e C. hanno sputato dalla finestra dell’aula di informatica e a loro dire senza motivo». Punizione: nota di riflessione e tre giorni senza ricreazione. P. ne fa una dietro l’altra: «Passa tutta l’ora con il cappuccio in testa, non esegue la correzione della verifica, disturba e non porta il diario per scrivere il voto».

Non solo la preside minimizza. Il sindaco Barbara Botti, eletta con lista civica un anno fa, ha rilasciato una intervista a Repubblica: «Da quando sono qui i fatti di cronaca sono tre: l’ascensore danneggiato alla D’Annunzio, due cazzotti tra quindicenni in piazza e questo. Salò è tranquilla, qui il sabato alle 11 i tredicenni sono a letto». I due cazzotti di cui parla il primo cittadino li ha presi a dicembre un ragazzo di 15 anni che è stato pestato a sangue e lasciato a terra svenuto da tre minorenni che gli volevano rubare il motorino. Gli aggressori sono tuttora agli arresti domiciliari.

Salò la sera diventa il punto di ritrovo di tutti i ragazzi dei paesini vicini della Val Sabbia. E proprio in uno di questi piccoli centri l’anno scorso una ragazza di 14 anni è stata aggredita e violentata con il manico di un badile dai compagni di classe durante una festa. Quattro ragazzi in carcere e altri cinque non punibili perché di età inferiore ai 14 anni. E meno male che vanno a letto presto la sera.

Commenti

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Il 12 Aprile 2010 alle 17:49 Panorama News 12 aprile 2010 - Iniziative - Panorama.it ha scritto:

[...] Violenza a Salò: i ragazzi (terribili) della [...]

Il 12 Aprile 2010 alle 22:04 lenovo ha scritto:

Una domanda retorica ai sinistri:

Ancora del parere che un pochino di autoritarismo (voto in condotta) sia cosa cosi scandalosa?

Lenovo

Il 13 Aprile 2010 alle 16:32 indigesto ha scritto:

Se questa è la scuola che abbiamo ereditato da loro, figurati se sono disposti ai cambiamenti. Tra l’altro, ma durante le ore di lezione non si sta seduti al proprio banco? Manca il senso dell’autorità, lenovo, altro che autoritarismo!

Il 13 Aprile 2010 alle 22:58 Zione ha scritto:

Povera figlia sfortunata; così piccola e già è incappata nella grande malvagità di abominevoli individui; piccoli mostri come compagni di classe e grandi incoscienti e accomodanti, come preposti.

Speriamo che con l’aiuto della sua Famiglia possa dimenticare in fretta questa sconvolgente tragedia, impostole da grandissimi vigliacchi in erba, a cui non hanno saputo insegnare il rispetto dovuto agli altri; specie se si tratta di una bambina.

Il 14 Aprile 2010 alle 10:55 fu36 ha scritto:

Piccolo episodio vissuto in Polonia 17 anni fa, da poco libera, il primo giorno in cui misi piede. A metà pomeriggio si era ancora a tavola quando entrano correndo due ragazzini sui 10 anni, un maschio e una femminuccia. Giunti sulla soglia della sala che fungeva da bar, si bloccarono sulla soglia sorpresi nel vedere che c’erano ancora avventori. Di li non si mossero fino a che il cameriere, finito di servirci, fece cenno a loro di entrare. Erano ancora male allevati dagli sporchi comunisti. Ci rimasi pure male passeggiando per le strade, non vedevo una cicca in terra e neppure pezzi di carta o sacchetti di plastica e mi dissi: “Come vivono male questi ex rossi, da noi ci sono mucchi di spazzatura per le strade, è l’uso partenopeo.” Guarda caso, i ragli arrivano di li, dai partenopei, i più ligi al mondo e bene educati. Hanno la camorra che insegna e governa.

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