
Era un’Italia di centrotavola e mutande rassettate sulla sedia quella di Emilio Colombo. Ed è quella che ancora oggi bussa alle soglie dell’attualità con il suo carico di coca d’annata. Novanta anni, potente democristiano di Potenza, il celebrato e sempre sussurrato senatore è un totale peccatore in pubblico. Nel festeggiarsi sul Corriere della sera con un’intervista a Paolo Conti, infatti, Colombo, che è l’incarnazione del moderato dabbene, ha chiesto scusa alla nazione intera di avere fiutato cocaina.
È successo che nel 2003, con un’inchiesta sul traffico di stupefacenti nella capitale, veniva alla luce una vicenda tanto eccentrica quanto imbarazzante: quella dell’elegante vegliardo che si faceva comprare la polverina dagli uomini della scorta. Lui, a onor del vero, nello scandalo fu così magnanimo da proteggerli, i suoi agenti. Si caricò della responsabilità e non consumò ipocrisie. E se l’indifferenza degli italiani non lo scomodò più di tanto, un’ammirazione incondizionata della bella società del birignao lo celebrò più di quanto fosse necessario: era una mano santa quella cocaina se lo faceva stare così in salute. E, dopo tutto, non stava trafficando con signorine.
Gli stessi moralisti che fanno la conta dell’affollarsi a letto di uomini con donne, alzando lai alla vergogna del potere, la scenetta degli addetti alla sicurezza del senatore alle prese coi pusher per interposta Casta, al contrario, la derubricano a peccato veniale perché, insomma, la coca d’annata ha sempre avuto il certo non so che di charme. Come nella leggenda epica che accompagnò l’augusto naso di Gianni Agnelli o del nipote Lapo, coinvolto nel festino torinese col trans chiamato «il Carabiniere». Soliti beniamini dello gnao gnao glamour. E poi ancora l’ex governatore del Lazio, Piero Marrazzo, perdonato e presto redento. Era pur sempre l’Italia del centrotavola e della mutanda ben piegata quella di Colombo, ma per diventare uomo di mondo ha dovuto attendere la bella età che gli festeggiamo. È lo stesso che in altri tempi, da presidente del Consiglio, assai stimato da Santa Romana Chiesa, riguardo a se stesso non consentiva vocina alcuna. È lui che Lando Buzzanca volle parodiare nel leggendario film Nonostante le apparenze… e purché la Nazione non lo sappia… All’onorevole piacciono le donne. È una pellicola del 1972, regia di Lucio Fulci, ed è anche un ghiotto capitolo della storia del costume per via del carico di censura che il film dovette subire. L’edizione integrale, ancora oggi, è quella in lingua inglese dove l’allora premier Colombo è raccontato nelle vesti dell’onorevole Giacinto Puppis. Una proiezione riservata, alla presenza del gotha della Dc, venne approntata al Viminale.
Ma fra centrotavola e decoro, l’Italia non si concedeva stravaganze, figurarsi la cocaina, al limite la simpamina. Nulla a che fare, tutti questi, con il genio di Cocaina a colazione, l’universo di Marina Ripa di Meana, rigorosamente fuori dai centrotavola d’annata. Cocaina e minestrina piuttosto.
(PIETRANGELO BUTTAFUOCO)
- Martedì 13 Aprile 2010
Elezioni amministrative: lo speciale
LEGA: LE DIMISSIONI DI UMBERTO BOSSI
Viaggio tra le gang sudamericane in Italia, le pandillas
La pirateria online è un furto? 








Costa Concordia: gli approfondimenti, le immagini





LA CASTA - Privilegi (veri o presunti) di politici, lobby e categorie






Mostri della porta accanto
Le grandi inchieste sul sesso di Panorama


Avetrana: video, articoli e foto esclusive 







Commenti
Puoi lasciare un commento, oppure fare trackback dal tuo sito.
Devi aver fatto log-in per inserire un commento.