

di Giovanni Fasanella
Dev’essere cominciato il 6 dicembre 2007. Attorno a un tavolo imbandito, secondo le migliori e più antiche tradizioni della politica e del potere. Sì, quel giorno Luca Cordero di Montezemolo, Gianfranco Fini e Pier Ferdinando Casini si incontrarono a pranzo nella foresteria romana della Confindustria e stabilirono che «tutto è in movimento». E da allora, in effetti, continue scosse telluriche hanno investito la vita interna dei partiti, provocando movimenti che hanno toccato il culmine, per ora, fra sabato 17 e martedì 20 aprile. Con tre avvenimenti apparentemente slegati ma in realtà prodotti dello stesso sciame sismico, i cui effetti sono destinati a proiettarsi nell’arco dell’intera legislatura, e probabilmente anche dopo: la crepa apertasi all’interno del Pdl con la nascita di una corrente finiana ostile al premier; il mancato processo nella direzione del Pd a Pier Luigi Bersani, dopo la sonora sconfitta nelle ultime elezioni regionali; le dimissioni di Montezemolo dalla carica di presidente della Fiat.
Tre fatti legati da un unico filo, a sentire non solo i boatos da Transatlantico, ma anche molte e concordanti confidenze private. E cioè, l’inizio della «fase operativa» di una manovra a tenaglia contro Silvio Berlusconi. Con l’obiettivo di estrometterlo dalla scena politica, aprendo la strada a una «leadership costituente» capace di coagulare le forze «moderate» di entrambi gli schieramenti e avviare il Paese verso la Terza repubblica. Nessuno osa dirlo pubblicamente, ma il nuovo capo taumaturgo della politica italiana sarebbe proprio Montezemolo, provvidenzialmente spogliato della carica imprenditoriale. E la testa d’ariete dell’operazione sarebbe proprio il presidente della Camera. Intorno e dietro il quale si è formata una nutrita e assortita squadra di addetti alla spinta. Una compagnia di «perdenti di successo», secondo la sprezzante definizione di fedelissimi del Cavaliere, pronta a tentare l’assalto alla fortezza del Pdl.
Di Casini e Montezemolo si è già detto. Ma molti altri nomi importanti, personalità che hanno già subito l’onta di diverse sconfitte nei rispettivi campi, ora sono pronti a tentare una rivincita. Primo fra tutti Massimo D’Alema, presidente del Comitato parlamentare di controllo sull’attività dei servizi segreti, nonché principale artefice dell’ascesa di Bersani alla segreteria del Pd. Evoca apertamente una «costituente democratica» e parla della necessità, per il suo partito, di «trovare interlocutori a tutto campo» per sconfiggere il progetto berlusconiano di un «presidenzialismo plebiscitario». Ed è pronto a offrire una sponda per «liberare chi si sente prigioniero dall’altra parte».
Con Casini, D’Alema ha già un antico sodalizio. E negli ultimi tempi i suoi rapporti anche con Fini si sono fatti talmente stretti che in ogni occasione pubblica in cui compaiono insieme i due fanno a gara a chi è più d’accordo con l’altro, scherzando sul fatto se è «più di destra D’Alema» o «più di sinistra Fini».
Tra coloro che guardano con molto interesse alle azioni di disturbo dell’ex leader di An nei confronti del premier c’è anche Francesco Rutelli, con la sua neonata Alleanza per l’Italia. Ex leader della Margherita e poi cofondatore del Pd, da quando è uscito dal partito prosegue senza soste la sua marcia di avvicinamento verso il centro. Progetta una fusione con l’Udc di Casini. E lancia con sempre più insistenza messaggi ammiccanti all’indirizzo di Fini. «Lo aspetto» dichiara senza infingimenti «per costruire insieme un nuovo schieramento politico». Sponsor dell’operazione, dicono, proprio Montezemolo.
Ma a spingere dietro la testa d’ariete antiberlusconiana c’è anche il centrosinistra mediatico in tutte le sue articolazioni. Anzitutto quella più moderata, che fa capo a Paolo Mieli, ex direttore del Corriere della sera, oggi presidente della Rcs libri e da sempre sodale di Montezemolo. È stato lui a volere fortemente la pubblicazione dalla Rcs del libro Il futuro della libertà, in cui Fini getta le basi politico-teoriche della sua azione futura. Poi quella decisamente antiberlusconiana, che fa capo al «partito» di Repubblica. Il cui fondatore Eugenio Scalfari, domenica 18 aprile, ha firmato un editoriale dal titolo illuminante: «Che cosa farà Fini quando sarà grande». Con l’immancabile consiglio ad abbandonare l’ammiraglia berlusconiana, perché «non ha alcun futuro dentro il Pdl». E infine, persino quella giustizialista. Il conduttore di Annozero, Michele Santoro, in privato, dicono, non perde occasione per elogiare il comportamento del presidente della Camera. E Fini, in una neoversione «santorista», lo ha ricambiato inviando alla manifestazione bolognese del 25 marzo, promossa per protesta contro la decisione del governo di chiudere i talk-show televisivi durante la campagna elettorale, uno dei suoi giovani e più promettenti intellettuali, Filippo Rossi, presidente della Fondazione Farefuturo.
Anche la spalla di Santoro ad Annozero, Marco Travaglio, dopo avere espresso pubblicamente la propria preferenza elettorale per Fini, di recente ha scritto sul Fatto che «Gianfranco ci serve vivo nei prossimi anni».
Beh, sembrano esserci proprio tutti, dietro quella testa d’ariete. Ma lui, l’oggetto dei desideri di gran parte del centrosinistra, che cosa vorrà davvero fare, da grande? Intanto, chi si aspettava che uscisse dal Pdl è rimasto deluso. Il presidente della Camera sa benissimo che fuori da quel partito, o comunque dal centrodestra, andrebbe incontro a un inevitabile destino di marginalizzazione. Com’è capitato ai tanti che in passato hanno scelto di seguire questa strada. Resta dunque nel partito, per ora, saldamente abbarbicato alla rete logistica costruita da Berlusconi. Con una sua corrente di minoranza, sperando di crescere nell’attesa del dopo. Ma che cosa riservi davvero quel dopo è difficile dirlo.
Intanto, Fini ha annunciato che farà «ballare» il Cavaliere. Però Berlusconi, lo si è visto anche nelle ultime elezioni regionali, è un osso piuttosto duro. Dato per sconfitto alla vigilia del voto, si è gettato a capofitto nella campagna elettorale spendendosi personalmente e riuscendo a ribaltare il pronostico. Difficile che assista senza reagire alla guerriglia del suo antagonista interno. Certamente sarà una partita molto dura. Che potrebbe portare davvero all’uscita di scena del premier, ma anche a un esito paradossale, che pochi sembrano aver messo nel conto: Berlusconi eletto al Quirinale con l’appoggio di Fini; e Fini eletto premier del centrodestra con la benedizione del centrosinistra. La politica italiana, la storia di questo ventennio lo ha dimostrato, sa essere creativa e beffarda.
- Venerdì 23 Aprile 2010
Elezioni amministrative: lo speciale
LEGA: LE DIMISSIONI DI UMBERTO BOSSI
Viaggio tra le gang sudamericane in Italia, le pandillas
La pirateria online è un furto? 








Costa Concordia: gli approfondimenti, le immagini





LA CASTA - Privilegi (veri o presunti) di politici, lobby e categorie






Mostri della porta accanto
Le grandi inchieste sul sesso di Panorama


Avetrana: video, articoli e foto esclusive 







Commenti
Puoi lasciare un commento, oppure fare trackback dal tuo sito.
Il 23 Aprile 2010 alle 16:44 fu36 ha scritto:
Egr. Giovanni Fasanella, analisi superficiale la tua. Prendere in considerazione che sia Casini prima e Fini poi, si siano resi conto che Berlusconi non è quell’anima candida io non la scarterei. Il grande successo nelle recenti elezioni fu della Lega, perse di più il PDL che il PD ma la Lega parte con il piede sbagliato e già si sta giocando la reputazione, prima con la pillola e ora con i bambini tenuti a digiuno. Razzisti e semi bacchettoni. Di imprenditori in politica ne abbiamo uno di troppo, Montezemolo lo vedrei meglio come direttore di una azienda, l’azienda Italia, fuori dalla politica, i politici si interessino di leggi o emendamenti che il direttore dell’azienda suggerisce e si limiti ad amministrare e, se i risultati non sono soddisfacenti, messo da parte. Se persona onesta sa condurre bene l’azienda, non importa se destra, sinistra o centro, alla gente non glie ne frega un tubo, vuole solo avere certezze e sapere di essere amministrata bene, tutto il resto fandonie. Un precedente l’abbiamo avuto, si chiamava Mattei, non guardava in faccia a nessuno, faceva solo gli interessi del paese Italia. I tempi sono cambiati un secondo Mattei, sempre che Montezemolo lo sia, sarebbe il benvenuto.
Il 23 Aprile 2010 alle 17:59 pv21 ha scritto:
La storia insegna che La FEBBRE del TRIBUNO vuole solo imporre le sue regole ed i suoi interessi. La Lega ha interessi solo nel nord. Fini non vuole essere un ectoplasma in balia di portantini dell’oracolo Berlusconiano. Il Cavaliere non regge più le briglie. A precisa domanda di Fini (perchè senno’ mi cacci?) non ha dato risposta. Anzi ha dichiarato che farà le riforme con l’opposizione. Bossi vede nero per il governo e l’alleanza. Noi vedremo altre pagine del solito Dossier ARROGANZA …
http://forum.wineuropa.it
Il 24 Aprile 2010 alle 13:57 nhico ha scritto:
‘ Il doppio strappo di Fini, uomo “nuovo” del Pdl accolto da star dal popolo del Pd.’ Il 27 Agosto 2009 alle 17:13, commentando su queste stesse pagine quel pezzo, così scrivevo: “Con l’ avvento della seconda repubblica, sembra che chi occupa la poltrona più prestigiosa di Montecitorio venga colpito dalla maledizione dell’ annichilimento. Se no come si spiegano le rovinose cadute politiche della Pivetti, Violante , Casini, Bertinotti. Fatta con l’occhio della mente questa piccola escursione tra quei Presidenti Emeriti, fermiamo un po’ la nostra attenzione alle bizzarrie dell’ attuale titolare. Fini una volta apparteneva a quella fascia di parlamentari che, pur essendo stata eletta dal popolo sovrano, da tutti gli altri colleghi parlamentari era stata collocata per un tempo biblico fuori dell’ Arco Costituzionale. Era un obbrobrio. Un vero è proprio marchingegno anticostituzionale messo in moto con furore, e partecipata complicità da tutte le altre espressioni politiche, ed avallato dalle alte istituzioni: Presidente della Repubblica compreso. Che, con ipocrisia tutta italiota, partecipava al banchetto della denigrazione politica e del non riconoscimento, tradendo quella dote di voti che molto spesso risultava risolutiva per la sua stessa elezione. Ma quei tempi, che poi non sono tanto lontani, sono morti e sepolti. Ed ora Fini, completato il suo cammino interiore e politico, si trova agli antipodi di se stesso. Se questo è quello che voleva, auguri. A fine mandato il sopracitato quartetto lo accoglierà a suon di macumba. Ma in tutto ciò, i figli del fu PCI, che c’entrano? Pensare che lui possa essere la loro terra promessa è davvero esilarante.” A questo c’è purtroppo da aggiungere ancora, scendendo nella scala del peggio non c’è mai fine, che l’ algido Fini, il politico che si era guadagnato la stima e la fiducia degli italiani per il suo modo schietto di fare politica e di stigmatizzarne i tanti momenti travagliati senza arrampicarsi sulle spirali dei miasmi ideologici, l’uomo che non doveva chiedere niente essendo abituato alla frugalità di chi era cresciuto fuori dell’ arco costituzionale, il San Bartolomeo di Montecitorio, sbraca miseramente in diretta televisiva. Fino a puntare il dito unto di meschinità sul discolo Miccichè, per l’ inducere del sottosegretario sul partito del sud, che non c’è né mai ci potrà essere. Insomma, uno straccio di oratore incapace di frenare le minchiate che una dietro l’altra la sua iracondia gli faceva fiorire sulle labbra. Certo, i giornali che l’hanno osannato in quest’ultimi mesi, sperando che potesse essere l’ arma letale con la quale togliere dalla scena politica una volta per sempre il Cavaliere, tessono ancora le sue lodi. Ma oramai è chiaro a tutti, compreso quei suoi possibili compagni di viaggio, che anche lui farà la fine dei suoi predecessori .
Il 16 Ottobre 2010 alle 15:58 PDL: all men by Gianfranco Fini – Online Italia ha scritto:
[...] See the article here: PDL: all men by Gianfranco Fini [...]
Devi aver fatto log-in per inserire un commento.