Qualcuno risvegli la bella opposizione nel Bosco


Il segretario del Pd, Pierluigi Bersani (Ansa)

Il segretario del Pd, Pierluigi Bersani (Ansa)

Non so voi, ma tutte le volte che penso al principale partito d’opposizione mi viene in mente, parafrasata, una famosa copertina dell’Economist dedicata a Silvio Berlusconi: Why Pierluigi Bersani is unfit to lead the Democratic Party.

Non che l’ex presidente dell’Emilia Romagna abbia fin qui meritato, nel bene come nel male, la prima pagina di quello che è il più autorevole settimanale d’opinione inglese, ma – soverchiata com’è dall’antipolitica di Grillo, dalla demagogia plebea di Di Pietro e, ora, dall’offensiva frondista di Gianfranco Fini – la voce del segretario democratico appare ogni giorno sempre più lontana e senza mordente. Come se parlasse d’altro, e non della crisi politica. O, se preferite, come se i quasi sei milioni  di elettori (26%) che, alle recenti regionali, hanno continuato (nonostante tutto) a votare per il Pd non esistessero o non meritassero comunque una rappresentanza in grado di far sentire alta la loro voce sui media e nel paese, tanto quanto la fanno sentire (senza avere dalla loro né tv né giornali, e senza avere gli stessi voti del Pd) i vari Fini, Di Pietro, Casini, Vendola, Calderoli e compagnia.

Prendete l’ultima intervista apparsa stamane, lunedì 26 aprile, sul quotidiano La Repubblica. Dopo lo (scontato) rifiuto a fare le riforme insieme al PdL, il segretario dei democrats non si esprime sull’ipotesi di un governo tecnico che riscriva, in caso di crisi, la legge elettorale: «Non voglio sproloquiare sulle formule». Né dedica una parola che sia una alla crisi che ha colpito decine di migliaia di famiglie, come dovrebbe fare il leader di un partito che si dice di sinistra. E nemmeno lancia un amo – timoroso  di fargli involontariamente lo sgambetto – al presidente della Camera.

Alla fine viene fuori che l’unica speranza del segretario Pd si chiama Napolitano (come ai tempi del ribaltone scalfariano): «La sorte della legislatura non è in mano a un uomo solo, c’è anche il capo dello Stato». Quanto all’ipotesi del voto anticipato, Bersani  continua a sonnecchiare. Il Pd è pronto? «Stiamo lavorando sul progetto Italia 2011 lanciato nell’ultima direzione. Da lì usciranno le nostre idee per l’alternativa». Ancora un anno di silenzio, dunque. E poi uno si chiede perché la sinistra perde voti.

Commenti

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Il 26 Aprile 2010 alle 19:39 indigesto ha scritto:

Per ora si limita a fare il Bersancontrario sulla falsariga del più celebre Bastiancontrario!

Il 1 Maggio 2010 alle 17:53 A cosa punta davvero Gianfranco Fini? - Italia - Panorama.it ha scritto:

[...] minoranza del PdL o, meglio, a recitare la parte dell’opposizione, visto che il Pd ormai è assente. Lo ha ammesso Bocchino stesso: “Possono toglierci tutte le poltrone di responsabilità, ma [...]

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