Nazareth: i pellegrinaggi in pullman? Archeologia


Pellegrini alla grotta dell'Annunciazione a Nazareth (Ansa)

Pellegrini alla grotta dell'Annunciazione a Nazareth (Ansa)

Da Nazareth. Addio pellegrinaggi in pullman con il venditore di pentole che prometteva affari d’oro i partecipanti.

Oggi il “turismo religioso” è un’altra cosa, parola di padre Cesare Atuire, ghanese, amministratore delegato dell’Opera Romana Pellegrinaggi. Una compagnia area (la Mistral), un catalogo di viaggi che copre i cinque continenti, tour personalizzati per giovani e anziani, ma anche un festival spirituale con viaggi virtuali nei principali santuari del mondo (Josp Fest) e, presto, anche un social network. A cui si aggiunge il progetto di sviluppare ancora, secondo itinerari inediti, il turismo religioso a Roma.

Questo è il presente e il futuro di uno dei principali enti che organizza pellegrinaggi in Italia, nelle parole di padre Atuire, sacerdote-manager che ha studiato a Londra e parla quattro lingue. E i pellegrinaggi del XXI secolo diventano anche occasione per promuovere la pace e il dialogo nelle aree di crisi, come nel caso delle “mini olimpiadi” organizzate nei giorni scorsi in Terra Santa dall’Opera Romana Pellegrinaggi e dal Centro Sportivo Italiano, alle quali hanno partecipato campioni italiani, israeliani e palestinesi insieme con 700 pellegrini.

“Il pellegrinaggio ha una componente sociale molto importante. Non è solo l’occasione per andare a visitare dei luoghi. I pellegrini sono una comunità che si mette in cammino per incontrare delle persone, delle realtà vive. Così è accaduto anche con l’esperienza di questa maratona e delle altre competizioni che abbiamo organizzato in Terra Santa”, osserva padre Atuire.

Al di là dell’evento, prosegue il sacerdote, “questa esperienza è stata l’occasione per riflettere e vedere da vicino una delle realtà più difficili del mondo. Il pellegrini non sono semplici spettatori ma possono dare un contributo alla co mprensione e alla pace. Molti pellegrini hanno anche partecipato alle competizioni sportive insieme con ebrei e musulmani e questo è stato un grande gesto di amicizia e solidarietà nei confronti delle comunità che vivono in Terra Santa. A cui si sono aggiunti anche altri gesti concreti, come la raccolta di un contribu to per la costruzione di un centro sportivo e la donazione di 12 biciclette per la comunità dei Falascià (ebrei di origine etiope) che vivono a Gerusalemme”.

Diversi anche i non credenti che hanno partecipato alla maratona-pellegrinaggio in Terra Santa: “A chi si iscrive ai nostri viaggi non chiediamo se è credente o meno”, spiega padre Cesare. “Per chi non ha la fede o è in ricerca, il pellegrinaggio è un itinerario, anche culturale, che lo accompagna alla scoperta di luog hi, persone ed esperienze che fanno parte della nostra storia e, chissà, possono diventare occasione per porsi nuove domande su stessi e sulla propria fede”.

        

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