

di Pietrangelo Buttafuoco
Via Venti Settembre, a Roma, sede del ministero della Difesa: pochi passi e, all’angolo, c’è via delle Quattro Fontane. Per quei 3 milioni di italiani elettori di un partito che si chiamava Movimento sociale italiano la zona è familiare assai. C’era la sede a Palazzo del Drago. Fuori era parcheggiata la Fiat 500 di Giorgio Almirante e i fattorini del Secolo d’Italia, il quotidiano di questo partito proibito dalla Costituzione, a molti ufficiali del ministero recapitavano di nascosto la copia del giornale con gli articoli di Clemente Graziani. Sembra, è il caso di dirlo, un secolo fa.
Adesso l’inquilino del dicastero «dei valori di Patria e di custodia di valori nazionali» è Ignazio La Russa, uno che è stato attivista di quel partito, poi fondatore di Alleanza nazionale, quindi cofondatore del Popolo della libertà. La Russa è rimasto dentro le mura del Pdl mentre Gianfranco Fini, il suo ex leader, sta consumando una guerra per abbandonare definitivamente Silvio Berlusconi.
Che cosa accadrà, ha fatto una corrente a Milano?
Non è una corrente ma un posto dove la parola destra ha un preciso riferimento. Punto. All’interno del Pdl. Punto. Fosse stata una corrente…
Fosse stata una corrente avrebbe radunato un po’ più di gente da tutta Italia, e va bene, ma che cosa è accaduto con Fini?
Io la racconto per com’è andata. Poi se la sbroglia lei per come la deve scrivere. Se si fosse trattato di garantire piena libertà di opinioni all’interno del partito, ebbene, Fini avrebbe trovato in me il vessillifero. Ma di sabotare e uscirmene dal partito che sto contribuendo a costruire non se ne parla. Succede questo, è accaduto questo: quel giorno, prima di andare da Berlusconi, Fini chiama me perché mi riconosce qualcosa: mi ha visto nel partito, nella sede di via Mancini, a Milano, due anni prima che io conoscessi lui. Ci mettiamo a piangere. Parliamo di una storia lunga più di 30 anni. E mi spiega: tra un’ora vado da Berlusconi e gli dico che: a) mi sono pentito di avere fondato il Pdl; b) fondo dei gruppi parlamentari autonomi. Praticamente una scissione quando subito dopo, convocando lui una riunione, chiama a raccolta i suoi senza però invitare me. Tutto diventa chiaro, perfino troppo. Vuole la rottura. E con lui ci sono quelli che devono tutto a lui.
Ma Italo Bocchino non deve tutto a lui, anzi è stato perfino osteggiato da Fini che lo aveva messo ultimo in lista sperando che non venisse eletto.
È vero. La famosa vicenda della Caffettiera di Roma, con me, Maurizio Gasparri e Altero Matteoli accusati di congiura, altro non era che una riunione riservata per cercare una strategia in difesa di Italo. Fini a tutti i costi lo voleva umiliare. Sono contento che adesso abbia cambiato idea.
Con la conseguenza di questi destini separati.
Italo alza sempre l’asticella. Ottenuto un risultato, passa oltre.
Ma questo Pdl è un partito che sente sinceramente suo?
Senza dubbio alcuno. Mio. Non è certo il Movimento sociale, ma già Alleanza nazionale non era neppure il partito per come l’abbiamo conosciuto. Lo iato, o chiamatelo come cavolo volete, è Fiuggi. Quando veniamo chiamati ad abbandonare la casa del padre, lo facciamo con dolore e con convinzione. Ma con la serena maturità di un figlio che si sposa, va via e però ci torna dal padre nelle occasioni belle, nelle ricorrenze.
A proposito: lei celebra la Liberazione…
Ma la mia coscienza mi impone di dire ciò che per molti anni sarebbe stato inaudito sentire. Quello per cui eravamo stati educati: non rinnegare, non restaurare. Anzitutto la pacificazione degli italiani. Mi danno la scorta oggi che la gente mi dà le pacche sulle spalle, dovevano darmela prima quando rischiavo la pelle.
Non rinnegare, non restaurare. Leo Longanesi aveva scritto un libro con un grande titolo: «Un morto tra noi».
Non posso dimenticare quando, un aprile di molti anni fa, con Pinuccio Tatarella e le nostre mogli eravamo in vacanza. Andavamo a Sankt Moritz e ci veniva comodo passare da Giulino di Mezzegra…
Dove venne assassinato il Duce e dove Bettino Craxi, come ha ricordato recentemente la figlia Stefania, un giorno andò a portare dei fiori?
Appunto. Io proposi a Pinuccio di passare da lì e portare un segno, un fiore, un segno di croce. Ebbene, mi fece una cazziata infinita: «Non si fanno queste cose, ci tengono fermi per sempre». E però aggiungeva: «Le devono fare gli altri». E, infatti, le faceva Craxi.
Aveva ragione Tatarella?
A differenza della sinistra, che nel mondo giovanile ha sempre coltivato la propria ala estremista, a destra, al contrario, i ragazzi sono stati sempre un’avanguardia aperta al dialogo. Già negli anni Cinquanta era così, figurarsi dopo, quando nel 1976, con Pinuccio, Massimo Anderson, Pietro Cerullo e Riccardo De Corato, alzavamo il confronto con Almirante fino a sfidarlo nei contenuti.
È l’anno della scissione di Democrazia nazionale dal Msi. Allora avevano ragione loro, gli scissionisti?
Hanno gettato il seme. Hanno solo sbagliato i tempi e i modi. E i compagni di processione, ovvero la Democrazia cristiana che già aveva scelto di buttarsi col centrosinistra e non voleva far nascere un grande fronte per i moderati italiani. Voleva il compromesso storico. Democrazia nazionale gettò il seme ma oggi posso dire che avevano ragione. Non li seguii nella scissione così come oggi non seguo Fini.
Fini sta per caso sbagliando tempi e modi, allora?
Sono troppe le cose che non capisco di Fini, non so neppure se le cose che dice siano di destra.
Forse Fini dice oggi le cose che ieri, prima di essere espulso dal Msi, predicava Marco Tarchi.
Non credo proprio che siano le stesse cose e su Tarchi, se permette, vorrei dire una cosa: aveva ragione con la sua Nuova destra. Magari sbagliava a scimmiottare la sinistra, ma fu fondamentale per la nostra area con i suoi Campi Hobbit e i suoi libri. E poi non fece la scissione. Fu espulso. E con una motivazione idiota: avere scritto su La Voce della fogna, il più bello dei giornali nati a destra, un articolo satirico sull’organizzazione di Mirko Tremaglia per gli italiani all’estero. Non si censura la satira. Tarchi non lo sa ma io lo difesi in quell’occasione.
Visto il risultato alle elezioni del 2006, con le liste di Tremaglia a fare danno, era una premonizione. Tarchi oggi è un politologo estraneo ai partiti, ma quel Msi era dunque destinato a essere il lievito di un partito maggioritario dei moderati?
E chi, altrimenti? I liberali, il cui partito, il Pli, al tempo, nella costituzione dei governi, poneva la condizione irrinunciabile ed essenziale che li volessero?
Nessuna, ma proprio nessuna nostalgia?
Soggettivamente sì ma oggettivamente no, ma è l’essere stato un ragazzo ciò che rimpiango. L’Italia di oggi somiglia ai miei sogni e la guerra civile la sento remota. Sono cugino di Franca Rame!
Perché, Rame è di Paternò?
Scherzo. Lei è prima cugina della mia prima moglie e così mio figlio è cugino di Franca Rame. Cose che se fossimo in Sicilia faremmo il Natale tutti insieme. A Milano, dove nessuno si saluta, la cosa si perde. In ogni modo io non vorrei perdere me stesso. Rivendico, da ministro, il diritto di cambiare il meno possibile.
Per questo scatta dentro l’attivista che è in lei?
Almeno una notte, in campagna elettorale, devo seminare la scorta e farmi la mia bella alba di attacchinaggio. A proposito di scorta: la prima volta, da vice-presidente della Camera, me ne dettero due di agenti, così gracilini, che una volta, senza offesa, glielo dissi: «Se succede qualcosa, vi difendo io».
- Lunedì 10 Maggio 2010
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Commenti
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Il 10 Maggio 2010 alle 12:53 DestraLab » Com’è andata ha scritto:
[...] via Blog Panorama - La Russa: Gianfranco, dì qualcosa di destra [...]
Il 10 Maggio 2010 alle 16:33 fsl ha scritto:
Quant’è bello cazzeggiare di politica a parole.
Invece che parlare di Fini, chiedete a La Russa:
” Quand’è che fai qualcosa per la Difesa, il ministero che ti sei impegnato a reggere e per il quale hai prestato giuramento come ministro?
A parte le cerimonie e l’iniziativa sulla mininaja (penosa) che altro hai fatto?
Il 10 Maggio 2010 alle 16:33 fsl ha scritto:
Quant’è bello cazzeggiare di politica a parole.
Invece che parlare di Fini, chiedete a La Russa:
” Quand’è che fai qualcosa per la Difesa, il ministero che ti sei impegnato a reggere e per il quale hai prestato giuramento come ministro?
A parte le cerimonie e l’iniziativa sulla mininaja (penosa) che altro hai fatto?”
Il 11 Maggio 2010 alle 17:59 gratis ha scritto:
fsl ha pienamente ragione!
Addirittura questi hanno soppresso il servizio militare che era garanzia di sovranità nazionale retta dal popolo stesso.
Adesso abbiamo i MERCENARI, gente che ubbidisce solo a chi gli da i soldi e la Patria?
In quanto a Fini glie n’è servito di tempo a La Russa per rendersi conto che non parla più come uomo di destra!
Eppure in Italia se ne sono accorti tutti da un bel pezzo!
“Fini sospetti…
di Giano, 21 Ottobre 2009 15:28
Non c’è più dubbio.
Quello che sostengo da tempo sulla presenza di un virus che sta alterando le nostra capacità intellettuali, generando preoccupanti crisi d’identità, trova conferma ogni giorno di più.
Dovremmo cercare di individuarlo al più presto e predisporre un efficace vaccino, prima che sia troppo tardi. Facciamo un esempio pratico prendendo spunto da dichiarazioni riportate oggi dalla stampa.
Vediamo questa frase: “Nell’età della globalizzazione, dell’interdipendenza e delle migrazioni, le civiltà, le religioni, le culture sono una ricchezza insostituibile perché sono il contraltare dell’omologazione e del pensiero unico; la mediazione politica può contribuire a superare la cultura della paura e del sospetto, ma anche quella della disperazione e del rancore”.
Bella frase, vero?
Sì, moderata, buonista, di completa apertura verso le diversità di ogni genere che, secondo il pensiero corrente, sono “una ricchezza”, come gli immigrati, specie se musulmani.
Leggiamo anche questa: “Il rapporto tra Occidente e Islam viene dunque da lontano, ma assume oggi, all’inizio del XXI secolo, una valenza nuova per la stabilità di tutto il pianeta.
Sono certo che un’azione comune possa costituire per tutto il mondo un punto di riferimento capace di affrontare, sul piano internazionale, le più gravi crisi regionali e quindi favorire, sul piano interno, la convivenza e l’integrazione”.
Ora chiediamoci: chi può aver detto queste frasi?
Il Papa?
Il solito Alto Commissario dell’ONU, preoccupato per le paventate spinte xenofobe e razzite in Italia?
Il solito esponente della sinistra estrema, sempre pronto a giurare sulla buona fede e sul pacifismo degli islamici?
L’imam di Viale Yenner o della Garbatella?
Dacia Valent?
No, no, acqua.
Le ha dette, riportate oggi dal Giornale, nientemeno che Gianfranco Fini.
Sì, il numero 2 del PDL, Presidente della Camera, autorevole esponente di quella maggioranza che ha vinto le elezioni grazie ad una campagna elettorale basata sui temi della sicurezza, del contrasto all’immigrazione e sulla salvaguardia dell’identità nazionale.
Olè, ho detto tutto.
Certo, la libertà di pensiero è sacra, quella di espressione anche.
Ma questo, dalle nostre parti si chiama “voltafaccia”, significa fare una inversione completa ad U e tradire la volontà popolare espressa dai propri elettori.
In pratica è uno stravolgimento del principio di rappresentanza popolare che è alla base della democrazia.
Significa gabbare gli elettori sostenendo delle idee, per guadagnare i voti, e poi, una volta raggiunto il potere, e la prestigiosa poltrona di Presidente della Camera e terza carica dello Stato, andare in crisi d’identità e cambiare programma e idee, gettando alle ortiche le promesse fatte.
Perché, poi?
A quale scopo?
Non è chiaro, ma ho la sensazione che siano Fini sospetti…
http://torredibabele.blog.tisc.....483-shtml/
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