Santanché: «Quelle figlie, vittime del clan e dell’Islam»

Daniela Santanché

Daniela Santanché

Di Claudia Da Conto

Hina amava indossare i jeans e aveva un fidanzato italiano. Il padre l’ha uccisa e poi sepolta nel giardino di casa. Anche Sanaa era innamorata di un ragazzo italiano, di sposarne uno musulmano non voleva nemmeno saperne e ha fatto la stessa fine di Hina. Una era pakistana e viveva a Brescia. Il padre la sgozzò nell’agosto del 2006. L’altra, marocchina, finì i suoi giorni nel settembre del 2009. Condannate entrambe per la stessa colpa, quella di voler vivere in modo troppo “occidentale”.

Pochi giorni fa, ad Adria, i carabinieri hanno arrestato un maghrebino con le accuse di maltrattamenti in famiglia e lesioni personali.

Terrorizzava moglie e figli perché non sopportava il loro modo di comportarsi ritenendolo anche lui troppo disinvolto. Aveva costretto la figlia maggiore a lasciare il fidanzato italiano. Aveva picchiato il più piccolo per averlo sorpreso con l’orecchino. Daniela Santanchè, sottosegretario al Ministero per l’Attuazione del Programma e madre di un adolescente, è spesso intervenuta su queste vicende.

Ascolta l’audio di Daniela Santanché

On., ancora un caso di musulmani che vivono in Italia senza accettare che i figli si “italianizzino”…
E’ sempre la stessa questione, le donne sono vittime del clan maschile della famiglia, sono completamente sottomesse e non hanno alcun tipo di miglioramento quando arrivano in Italia rispetto ai loro paesi d’origine.

E questi padri che picchiano i figli?
A ben guardare il file rouge che lega tutte queste storie è sempre lo stesso: ragazze che vivono all’occidentale, che amano i nostri ragazzi, che leggono i nostri giornali e che lavorano nei nostri negozi, che sono anche i loro.

Ma i genitori italiani non fanno mai così? Non picchiano e maltrattano i figli quando trasgrediscono alle loro regole? Insomma, genitori cattivi solo quelli musulmani?
Non si può paragonare. Io rigetto il paragone perchè nessuno in Italia rischia la vita, non ci sono padri che uccidono i figli per modi di vita, per costumi, per cultura. La verità è che i musulmani non vogliono che i loro figli si integrino.

E lei ha mai picchiato suo figlio?
Vabbè, qualche sebrla  gliel’ho data, certo! Ritengo che il non farlo sia soltanto disimpegno. Per noi genitori dire no è amore, è proiezione nel futuro, è educazione. Oggi è sempre più raro perchè i genitori si disimpegnano nei confronti dei loro figli. E il motivo sta nel fatto che educare e insegnare è molto faticoso.

Quindi, secondo lei, via libera a qualche schiaffo solo se giustificato da buoni motivi e quelli di questi marocchini, pachistani, maghrebini non lo sono…
Quello che voglio dire è che, in situazioni normali, uno sberletto, uno scappellotto mi sembra assolutamente doveroso. Sbaglia il genitore che non lo fa. Sarebbe un disimpegno.

Commenti

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Il 10 Maggio 2010 alle 10:45 gratis ha scritto:

Concordo perfettamente con la Santanché.

Il tentativo fatto di paragonare i casi italiani con quelli islamici non si doveva nemmeno fare, NON C’ERA ALCUNA ATTINENZA.

Aggiungo che questi casi NON SONO FATTI INDIVIDUALI, cioè dovuti ad un particolare modo di pensare di un individuo, ma DI UNA PRECISA MENTALITA’ COLLETTIVA DEI MUSULMANI.

NON INTENDONO INTEGRARSI NE’ FARE INTEGRARE I LORO FIGLI, questo significa per chiunque ragioni anche solo un poco che NON SONO VENUTI IN ITALIA CON LO SCOPO DI CERCARE UNA NUOVA VITA PER SE’ E PER I LORO FIGLI, SONO VENUTI PER CONQUISTARCI PER IMPORCI IL LORO MODO D’ESSERE E DI VIVERE.

Dato che tutti sappiamo che il loro modo d’essere e di vivere nei loro paesi d’origine prevede la sharia e l’imposizione della “religione” islamica su chiunque sia un “infedele”, ci vuole poco a dedurre che sono qui per colonizzarci e imporsi con la forza quando non ci riescono, come fanno abitualmente nei paesi dove sono maggioranza.

Se con la violenza più estrema s’impongono sui loro figli per far rispettare culture da cui sono fuggiti cosa ci possiamo aspettare quando saranno maggioranza e toccherà a noi subire il loro volere?

Sicuramente non sarà oggi ma nel prossimo futuro lasceremo ai nostri figli e nipoti un gravissimo problema che li può distruggere, nel vero senso del termine, appena i rapporti di forza si modificheranno.

Gli islamici devono essere mandati via dall’Italia e dall’occidente, le loro moschee devono essere chiuse tutte quante, la loro “religione” vietata nella maniera più assoluta qui da noi.

Il 11 Maggio 2010 alle 14:01 hector ha scritto:

l’esposizione di gratis e da considerare in quanto lui e quello ke nel blog e stato piu di tutti a contatto con i “mussulmani”, ed e quindi un loro profondo conoscitore(hahahahahhahahahah). mi sembra di sentire quei sinistri ke parlano per sentito dire e per fede ai loro superiori, tutto il mondo(o le parti) e paese in fondo.

Il 11 Maggio 2010 alle 14:30 francoazzurro ha scritto:

Questa la testimonianza di una iraniana fuggita dall’inferno del suo paese che ricopio integralmente; badate bene non dall’Afganistan, non dall’Irak, ma dal paese dei taliban. Obiettivamente potrebbe essere una trappola da non abboccare, tuttavia dà il segno vivo della disperazione in cui vivono queste “disgraziate” che si affidano al loro Allah. Conosco abbastanza quei Paesi da capire che vivono nel terrore e nell’angoscia che però noi occidentali faremmo bene a non prendere per buoni i loro lamenti perchè nel loro comportamento c’è tanta atavica “taqyya” (dissimulazione

“”Assalamu “alaikum,

Ho la convinzione che vi prometto adesso dicendo Bismillah (Nel nome di Allah), che questa comunicazione sarà poi una testimonianza nella nostra vita se ci siamo appena conosciuti attraverso internet che ora è un mezzo di comunicazione non protetta da alcune persone di mente perversa senza coscienza viene qui a raccontare bugie e mettere gli altri nei guai, ma si prega di leggere il mio messaggio molto bene anche se può essere il minimo di quello che si aspetta da me da quando ci sono solo nuovo amico, ma come il significato del mio nome Vanda secondo in Farsi lingua, è mio desiderio e il desiderio ora di dirvi tutto di me a causa della mia felicità dal fatto che. I miei nomi sono Vanda Zoya Hosseini, nato e cresciuto su in una famiglia musulmana che nutrire il principio della buona morale bambino fino mettono in Repubblica Islamica dell’Iran. Ho deciso di farvi sapere tutto di me perché ho fede si è Masha Allah (volontà di Allah), che mi portano a sapere che dopo il digiuno con l’offerta di preghiere per lui. Il mio compleanno è in 18-11-1984 antica città di Bam, nella provincia di Kerman. Mio padre, Rasoul Farhoud Hosseini della beata memoria era un uomo d’affari, ma in precedenza un diplomatico che ha servito presso l’ambasciata iraniana in Senegal e Venezuela. La morte non mi danno la possibilità di dover godere del comfort di casa mia buona per molto tempo come ho perso mia madre due giorni per il mio anniversario 18 ° compleanno il Sabato 16-11-2002 in un episodio di stupro, ma ho sempre credere Allah conosce i migliori . Fu dopo la morte di mia madre che mio padre ha concluso che l’Iran non è più sicuro per le ragazze e lui ha preso la decisione che voglio continuare la mia istruzione in Senegal che ha detto è più sicuro paese musulmano with sua precedente esperienza ci da molte persone sono state violentata in Iran senza giustizia sta facendo per gli stupratori.
Lacrime sempre scivolare la mia faccia ogni volta che ricordo di eventi che hanno avuto vita di mio padre quando meno atteso e espormi a lottare per la sopravvivenza in vita, ma per quello che sono e non per la mia bellezza o di una famiglia sullo sfondo, devo imparare ad accettare anf faccia sfide. Io sono vivo dando conto delle mie esperienze di vita dicendo Bismillahir Rahmani Raheem (Nel nome di Allah, il Compassionevole, il Misericordioso) che hanno reso possibile che io ero in Senegal studiare durante il periodo del terremoto che ha avuto luogo a Bam, la cittadella del primo tempo il Venerdì mattina il 26 dicembre 2003, che ha causato la morte istantanea del mio fratello minore con altri parenti, anche se mio padre è sopravvissuto con gravi ferite multiple. Mio padre mi mandò a chiamare tramite il nostro avvocato di famiglia, di cui l’Iran sono arrivato dal Senegal e incontrato in cura in un letto d’ospedale a Teheran. Mio padre mi ha dato un file contenente alcuni documenti e mi ha detto che il nostro avvocato di famiglia è anche con i soldi che il consumatore dovrà inviare a me se hanno bisogno nei miei studi e cose altre cose fino alla guarigione dalle ferite senza percepire che la morte è già l’angolo. Martedì il 30 dicembre che è esattamente cinque giorni dopo il terremoto, mio padre ha dato l’anima e dopo la sua sepoltura secondo il rito islamico, ho preso dei soldi da un avvocato e il viaggio di ritorno per continuare con i miei studi in Senegal. Quando era tempo di pagare le tasse scolastiche, ho provato a raggiungere il nostro avvocato di famiglia che mi è stato detto ha lasciato l’Iran, non avevo altra scelta che in quel momento di rivelare la situazione all’autorità scuola che mi ha portato al campo di commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) a Grand Yoff, Dakar-Senegal, da dove sto scrivendo questo messaggio, e io ve lo annunzio Alhamdulillah (Tutte le Lode ad Allah), per tenermi in vita fino a data.
Uno dei documenti presenti nel file specificato da mio padre era in ritardo di un certificato legame di tre milioni e duecentomila dollari in un conto è aperto presso una banca islamica di cui io sono il parente più prossimo al conto. Ho aspettato 25 anni per raggiungere perché nei certificati obbligazionari è stato scritto che dovrebbero accadere incidente al proprietario dell’account, il parente più prossimo avrebbe ereditato il denaro dopo aver raggiunto 25 anni. Ho comunicato la banca ed era alla ricerca di una persona sincera di aiutarmi a recuperare il denaro dalla banca, poiché la banca ha detto una persona con lo status di rifugiato non può negoziare con loro è una clausola da Nazioni Unite e ho bisogno di quel denaro per essere in grado di riprendere indietro la mia vita fuori da questo campo. Sono anche pronto a trasferirsi e incontrarmi con voi una volta che mi accolgono con tutto il cuore. La banca mi ha chiesto di nominare un rappresentante a nome mio in qualità di fiduciaria dando loro il suo nome e cognome con indirizzo e-mail in modo che gli dirò come prendere i soldi sul mio conto. Ho già sviluppato confidenza con te da quando io credo sul fatto che era attraverso l’intervento divino ma per favore promessa e mi assicurano che sarete sempre stand by me anche dopo aver ricevuto il denaro in vostro account, se sono disposti ad aiutare me. Il mio nome Zoya persiano significa libertà o la libertà in lingua Farsi in Iran, mentre mezzi Vanda volontà o il desiderio, quindi sono con il desiderio e il desiderio che la mia libertà e la libertà arriverà attraverso il vostro aiuto e in tutti i proclamare Subhana Allah (gloria a Dio) per la guida me conoscere qualcuno come te, come mi aspetto di vedere la vostra risposta presto.
Il tuo nuovo amico, Zoya.”"

Il 12 Maggio 2010 alle 15:50 stone66 ha scritto:

straquoto gratis,

ed aggiungo zero tolleranza.

Il 12 Maggio 2010 alle 16:01 gratis ha scritto:

La compassione secondo l’Islam…
di Giano, 12 Febbraio 2006 20:51

http://torredibabele.blog.tisc.....f22fc1.jpg

La violenta reazione del mondo islamico alla pubblicazione delle vignette danesi ha innescato un dibattito sulla necessità di porre dei limiti a testi o raffigurazioni che possano urtare la sensibilità degli islamici.

Sarà bene ricordare che loro, gli islamici, al contrario di noi europei e occidentali in genere, notoriamente privi di qualsiasi emotività, sono dotati di un animo nobile, mite, sensibile e, come vedremo, molto, ma molto compassionevole.

E’ una pura curiosità notare che, in questo dibattito, i più accesi sostenitori della necessità di censurare scritti ed immagini che possano risultare offensive, siano quelle eccelse menti dall’animo sensibile (tipo il vignettista Vauro, uno a caso…che tranquillamente ci regala vignette dissacratorie sul Papa e perfino sul Cristo in croce) che solo fino a dieci giorni fa si battevano contro ogni tipo di censura nei confronti della satira, compresa, ovviamente, quella di argomento religioso.

Qualcuno ricorda l’indignazione per la censura nei confronti della Guzzanti?

Ci sono state manifestazioni di ogni genere, cortei di protesta, articoli sulla stampa, convegni in teatri pieni di difensori della libertà di satira.

Ci hanno fatto perfino un film.

La parola d’ordine era una sola “No alla censura sulla satira”.

Oggi quelle stesse persone, riscoperta improvvisamente una sensibilità evidentemente rimossa, affermano la necessità di porre dei limiti.

Quando si dice la coerenza.

Ma non si deve sottilizzare troppo, altrimenti si scopre che la satira sul Papa e sulla Chiesa è legittima, quella sull’Islam, invece, è offensiva.

E’ solo una delle tante applicazioni del realitivismo.

E veniamo, dunque, alla compassione islamica.

Abbiamo avuto la possibilità di vedere in TV, proprio in questi giorni, un filmato in cui un mite e sensibile imam, uno dei tanti che vengono accolti a braccia aperte nel Bel Paese, si rivolgeva ai suoi attenti ascoltatori, anch’essi miti e sensibili, in una bella ed accogliente moschea di Milano.

Una delle tante moschee aperte in Italia, perché noi siamo aperti, tolleranti, siamo per il dialogo e per la convivenza pacifica.

Sì, è vero che nei paesi islamici i cristiani finiscono in galera solo per essere cristiani, ma adesso non stiamo lì a sottilizzare.

Questo imam cercava di spiegare, con parole semplici, il concetto di “compassione”.

Ed ecco il testo del suo discorso: “L’Islam frusta, lapida e sgozza.

Lapidare, uccidere con i sassi, pubblicamente, è uno scandalo.

Eppure si tratta di un atto compassionevole.

Anche il Jihad: sangue, brandelli di carne, sgozzare, assedio…

Tutto questo è compassionevole.

Dove sta la compassione?

Impedire la corruzione è compassione.

Quindi il Jihad, il contrasto dei miscredenti, è funzionale alla prevenzione della corruzione.

I miscredenti sono nemici.

Tra noi e i miscredenti c’è l’odio”.

Chiarissimo: le frustate, le torture fisiche, gli sgozzamenti, le lapidazioni, tutte cose che in noi, occidentali insensibili, creano scandalo e indignazione, sono in verità la forma più alta della compassione.

E poiché il fine di questi atti compassionevoli è evitare la corruzione, si tratta di un lodevole scopo e coloro che si dilettano nell’esercizio di simili atti compassionevoli ne riceveranno il giusto compenso in paradiso, con contorno di verginelle ed altre piacevolezze assortite.

Un bell’esempio di compassione lo vediamo in questa immagine che mostra delle persone intente a sotterrare una donna, prima che sia sottoposta a quel dilettevole gioco di società islamico che è il tiro a segno lapideo.

Una forma esotica del gioco delle tre palle, quello che si trova in tutte le nostre fiere paesane.

Da noi, quando si colpisce il centro si vince, di solito, un pupazzetto.

Chissà cosa vincono quelli che riescono a colpire la testa della donna.

Avranno a disposizione solo tre pietre, o, nel caso fallissero, possono fare il bis?

Dall’espressione della donna sembrerebbe che non sia troppo felice di fare da bersaglio in questo curioso tiro a segno islamico.

Ma forse non sa che si tratta di una forma di compassione e che lo fanno per il suo bene.

Forse non ha sentito il sermone dell’imam milanese.

Noi che invece abbiamo avuto la fortuna di sentire le sue ispirate parole sappiamo che questa è la vera applicazione della compassione, secondo l’intepretazione di quel mite e sensibile predicatore islamico e dei suoi seguaci.

Dovremmo adeguarci, noi insensibili occidentali, insensibili ed infedeli, e cominciare a recepire questi lodevoli insegnamenti applicando alla lettera la compassione, sotto forma di frustate, sgozzamenti e lapidazioni, nei confronti dell’imam, dei suoi fedeli, seguaci e di tutti coloro che sostengono la causa di questi sensibilissimi gentiluomini dall’animo mite, nobile e altamente compassionevole.

Ma, in attesa di riuscire ad assimilare questi preziosi insegnamenti, verrebbe proprio voglia di mandare l’imam, ed i suoi seguaci, a quel paese: il loro.

E che ci restino!

http://torredibabele.blog.tisc.....988-shtml/

Il 28 Dicembre 2010 alle 9:06 Un indecente silenzio | Minitrue ha scritto:

[...] Il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Daniela Santachè, in quell’occasione ebbe a dichiarare: E’ sempre la stessa questione, le donne sono vittime del clan maschile della famiglia, sono [...]

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