

Il ministro degli Esteri, Franco Frattini,in una foto dell' 8 aprile 2010 a Palazzo Chigi a Roma. (Ansa/Ettore Ferrari)
Ha fatto bene il ministro Franco Frattini a sottolineare che ci si ricorda dell’Afghanistan solo in occasione di episodi luttuosi come quello di pochi giorni fa in cui hanno perso la vita due alpini di neanche trent’anni.
Eppure, lontano dai funerali, c’è sempre qualcuno, a sinistra e a destra, che torna a chiedere il ritiro delle truppe e, diciamo così, la butta in politica, in polemica domestica, spesso pretestuosa. Quasi la lotta per la nostra sicurezza non sia questione di sopravvivenza, ma di punti di vista politici, un po’ come se lo Stato decidesse di allentare la lotta alla mafia, di fronte all’uccisione di poliziotti e carabinieri che contrastano il dominio e i traffici dei clan: sarebbe una follia. Insomma, nonostante il dolore, ha sottolineato Frattini, un ritiro equivarrebbe a darla vinta ai terroristi.
Certo, i soldati, anche se in missione di pace, muoiono: è successo alle truppe inglesi, spagnole, americane, tedesche e a tutti coloro che sono impegnati a ricostruire un paese devastato. La morte è un’eventualità, drammatica, del loro difficile mestiere. La morte, al di là della retorica, ed è doloroso dirlo, può essere il prezzo da pagare per difendere un pezzo della nostra libertà.
Frattini ha sintetizzato: “se lasciamo prosperare il terrorismo in Afghanistan, prima o poi, verrà a colpire in casa nostra”. Il paese ora guidato da Karzai, non dimentichiamolo, è stato la culla di Al Qaeda. E potrebbe tornare ad esserlo se inseguiamo, non la ragione, ma l’emotività del momento.
- Giovedì 20 Maggio 2010
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Commenti
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Il 20 Maggio 2010 alle 17:10 fsl ha scritto:
Ammiriamo la riscoperta dell’acqua calda!
Il nostro governo (ministro degli estri compreso!) decide di ricordarsi dell’Afghanistan solo quando non può proprio farne a meno, ma è sempre in prima linea con le chiacchiere.
Se vuole vincere in Afghanistan deve avere la forza e la volontà, insieme agli altri paesi che partecipano ad ISAF di rimanerci, senza fissare ridicoli termini che, da un lato dimostrano debolezza, dall’altro sono una presa per i fondelli perchè non riguarderanno il “ritiro” di tutto il contingente ma solo l’inizio o, forse nemmeno saranno rispettate, se la situazione non lo consentirà
In questo modo il governo si dimostra poco serio con gli italiani, ai quali si dovrebbe spiegare per bene in che consiste l’operato dei nostri in quel teatro, se portano acqua minerale ai bambini o ucc.. “neutralizzano” talibani perchè, alla fine, siamo tutti noi a pagare per mantenere quel contingente.
Se la missione costa e richiede sacrifici il primo obbligo del governo dovrebbe essere quello di garantirsi l’appoggio della popolazione, non fare finta di niente tra una bara tricolore e l’altra.
Il 20 Maggio 2010 alle 17:16 digithal9000 ha scritto:
I russi non sono riusciti a vincere in Afghanistan in 20 anni.
Davvero pensiamo di riuscirci noi?
Portiamo a casa i soldati, risparmiamo vite, risparmiamo soldi e ci togliamo dal mirino dei terroristi.
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Il 20 Maggio 2010 alle 18:43 fsl ha scritto:
Tutto sta a vedere quali sono gli obiettivi che ci si prefigge.
Nessuno vuole convincere gli afghani a colpi di bombe, oltre alla forza usiamo anche altri sistemi e l’auspicio è che l’Afghanistan sca dal suo “medioevo”.
Su questo dovremmo essere tutti d’accordo, altrimenti tutti i discorsi sui diritti dell’uomo e sulla dignità della donna sono chiacchiere.
L’affermazione “ci togliamo dal mirino dei terroristi” è una mera utopia, a meno che non ci mettiamo ad ospitarli e ad addestrarli nel nostro paese (!).
Noi per loro siamo il male, non smetteranno mai la Jihad finchè non ci “convertono”.
Anche per questo è meglio costringerli a combattere sul loro stesso territorio.
Il 23 Maggio 2010 alle 19:30 pasalaam ha scritto:
Combatterli sul loro territorio é una scelta, ma non necessariamente vincente e comunque molto costosa.
Non sarebbe meglio rispedirli nel “loro territorio” ed evitare che ritornino?
Il 24 Maggio 2010 alle 22:47 digithal9000 ha scritto:
Certamente occupare il loro territorio e cercare di redimerli con la forza, non migliora la nostra immagine.
Ormai siamo stati lì e ci vorranno eoni prima che non ci considerino nemici, ma persistere non ci rende migliori.
Discorsi del genere, sul fare uscire un popolo dal suo medioevo, mi fanno tornare alla mente i buoni propositi (?!) dei conquistadores spagnoli.
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