D’accordo sulle intercettazioni. Ma è giusto l’obbligo di silenzio prima del processo?


Foto d'archivio: un momento della protesta dell'Italia dei Valori nell'Aula della Camera al momento del voto sul disegno di legge sulle intercettazioni. ANSA / MASSIMO PERCOSSI / PAL

Foto d'archivio: un momento della protesta dell'Italia dei Valori nell'Aula della Camera al momento del voto sul disegno di legge sulle intercettazioni. ANSA / MASSIMO PERCOSSI / PAL

Personalmente non ho molto da obiettare al divieto, che il governo oggi vuole introdurre per legge, alla pubblicazione delle intercettazioni: so di essere in minoranza, tra i giornalisti, ma dopo anni di devastazioni e di oscene diffamazioni «legali» a mezzo stampa credo che una norma più garantista debba regolare in modo più severo l’uso da parte dei giornali (fin qui in molti casi scriteriato e vergognoso) di un fondamentale strumento d’indagine. Quello che non mi piace affatto, invece, è il divieto di pubblicare anche gli atti giudiziari di una qualsiasi inchiesta prima dell’udienza preliminare. Le norme in discussione prevedono finora multe per gli editori, ma si parla anche di carcere per i giornalisti «che pubblicassero». Questo non va bene. Perché, in questo modo, l’opinione pubblica verrebbe privata dell’informazione su vicende importanti. E gli stessi indagati, o arrestati, non potrebbero giovarsi del potere di «controllo» dei mass media sull’operato dei magistrati.

SONDAGGIO Sei d’accordo con la riforma che vieterebbe la pubblicazione di atti giudiziari prima dell’udienza preliminare?

Commenti

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Il 21 Maggio 2010 alle 18:37 nhico ha scritto:

Chi tira la verità da una parte e chi la tira dall’altra, al solo scopo di fare del male al nemico di turno. Un giochetto che giornalisti e magistrati da sempre si divertono a portare avanti. Ma, nonostante i vari tentativi, il parlamento non ha mai trovato la via maestra per mettere fine a questa assurdità tutta italiana. E anche questa volta corre il rischio di impantanarsi, come più di una volta gli è successo in passato. Eppure, basterebbe solo un pizzico di buon senso. Basterebbe, come in effetti avviene nel resto del mondo, che a pagare dazio per le disfunzioni delle procure fossero i responsabili delle stesse e per le notizie false pubblicate dai mas media i relativi direttori. Ma i nostri parlamentari, invece, si affidano al paradosso. Per non punire i pm, unici responsabili degli spifferi, si arrampicano sulla responsabilità dei giornalisti e degli editori, che nel pubblicare le carte giudiziarie, esercitano soltanto il diritto di cronaca.

Il 24 Maggio 2010 alle 0:36 pasalaam ha scritto:

Abbondo in questo senso. Se c’é una fuga di notizie, non può che provenire dall’ufficio del magistrato inquirente, che ne é responsabile. Il suo dovere é quello di mantenere il segreto istruttorio.
Il dovere del giornalista é di divulgare le notizie.
Non invertiamo i ruoli.

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