Ma quale muro antirom, a Sesto coniughiamo sicurezza e solidarietà

L'ex presidente Ciampi con il sindaco di Sesto Giorgio Oldrini

L'ex presidente Ciampi con il sindaco di Sesto Giorgio Oldrini

Il primo a farlo era stato Flavio Zanonato, il sindaco di centrosinistra di Padova, adesso un altro sindaco di centrosinistra (o meglio, “comunista di culla”, come rivendica orgogliosamente in un’intervista al Corriere della Sera) ha deciso di isolare un’area disagiata della sua città tirando su quella che lui definisce “una cancellata” e non un muro. E lo ha fatto a Sesto San Giovanni, storico hinterland operaio a nord-ovest di Milano, la cosiddetta  “Stalingrado d’Italia”. Motivo: tenere alla larga i rom. Una cosa di destra, detta così. Una scelta di legalità, invece, a sentire il primo cittadino Giorgio Oldrini. E se Zanonato, all’epoca del muro anti-spaccio di via Anelli, finì per beccarsi più critiche che lodi, la sinistra proletaria di Sesto dà ragione al suo sindaco. E l’opposizione di centro-destra?

“L’unico commento è stato: peccato che l’avete fatto voi” risponde Oldrini.

Per una volta vi è toccata la parte dei cattivi…
Nessuna parte dei cattivi. Questo Comune ha speso, nel 2009, 1 milione 800mila euro per i minori abbandonati, o in difficoltà, la maggior parte dei quali stranieri. Quattro anni fa furono 300mila euro. Le risorse economiche e umane che investiamo a favore dell’accoglienza e della solidarietà sono enormi, ma è evidente che scelte di questo genere non possono reggere politicamente se allo stesso tempo non si fa anche una politica della legalità

E lei crede che basti un muro a garantire la legalità?

No, servirebbe un intervento diretto della Regione. Da tempo attendiamo l’approvazione di un progetto a livello regionale che eviti ai comuni di trovarsi da soli a decidere cosa fare

L’area di cui stiamo parlando è quella della Falck, la mega-industria che un tempo dava lavoro a migliaia di operai. Gli stessi che oggi, ormai tutti pensionati, hanno chiesto al sindaco di liberarli dal degrado che ogni giorno si trovano davanti. “Una discarica a cielo aperto – la definisce Oldrini – un luogo pericoloso, a ridosso dei binari ferroviari che spesso i rom attraversano rischiando la vita. I furti non si contano più. Ogni 15 giorni la polizia sgombera e dopo due giorni rioccupano

Adesso cosa ne farete?
Anche su suggerimento del Prefetto di Milano abbiamo deciso di indire un bando per destinare l’area a piccole e medie imprese

Con i tempi della burocrazia italiana, i rom faranno in tempo a riprendersela quando vogliono…

Cercheremo di fare il più in fretta possibile

E i rom sgomberati dove finiranno?

Da nessuna parte. Quando in passato abbiamo offerto loro una sistemazione in strutture adeguate non ci sono voluti stare

Quindi continuerete ad alzare muri in ogni quartiere?
Innanzi tutto non si tratta di un muro ma di una cancellata, e poi ci auguriamo che finalmente intervenga la Regione

A parte i residenti della zona, non pensa che molta gente di sinistra della Stalingrado d’Italia possa non votarvi più al prossimo rinnovo amministrativo?
La gente è cambiata. Anche quella di Sesto

Commenti

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Il 10 Giugno 2010 alle 19:13 esopo2010 ha scritto:

(a proposito del campo rom abusivo di Sesto)

A mille ce n’è nel mio cuore di fiabe da narrar…!
SOLO “PER SCHERZO”….

C’era una volta una stradina tranquilla, con le casette ordinate che costeggiavano i binari del treno. I bambini giocavano sicuri all’aperto nella via poco trafficata e tutto era molto silenzioso; nessuno immaginava che presto ci si sarebbe divertiti un mondo.
Infatti un giorno, proprio nel campo “solo” verde” vicinissimo alle casette, iniziarono ad arrivare alcuni Rom e costruirono la prima baracca.
Non c’era acqua corrente, fogne, elettricità e quindi non potevano stare lì ma che importava: perché mai mandarli via?
Dopo poco tempo, una mattina dalla finestre delle casette si scorsero decine e decine di baracche che erano improvvisamente spuntate qua e là. Il piccolo campo, come per magia, ora non era più “solo” verde ma si era finalmente colorato: colmo di rifiuti odorosi abbandonati per terra, era diventato anche grigio e rosso e marrone e nero.
Giorno e notte a centinaia scavalcavano la recinzione camminando, per scherzo, proprio lungo i binari della ferrovia; gli uomini con le birre sempre in mano e le donne curve a trasportare sacchi pesanti colmi di masserizie, materassi, legna da ardere, così come impone una cultura e una tradizione diversa dalla nostra ma -perdinci- comunque da rispettare e non discutere.
I treni, per non investirli, li salutavano suonando fortissimo ad ogni passaggio, cento e cento volte al giorno per anni, allietando con il loro canto, per scherzo, anche la giornata degli abitanti delle casette ordinate.
D’inverno i fuochi accesi, alimentati da combustibili sani per la salute di tutti (oli esausti e spazzatura) spandevano dappertutto un profumino esotico, e i topi, grossi più dei gatti, alla ricerca di cibo dal campo andavano a far visita, per scherzo, agli abitanti della zona, proprio dentro le loro casette ordinate.
D’estate gli inquilini delle casette ordinate stavano sempre con le finestre chiuse, anche quando faceva caldissimo, perché altrimenti i nuovi arrivati gli facevano delle bellissime sorprese andandoli a trovare, per scherzo, senza neppure suonare il campanello e, se non c’era nessuno in casa, sempre per scherzo, si portavano via tutto quello che potevano.

Che posto fantastico era diventata la stradina tranquilla: per fare la pipì o la pupù non servivano neppure i bagni! Si potevano fare, per scherzo, direttamente in mezzo alla via, davanti agli occhi, o meglio, sotto il naso degli abitanti delle casette ordinate.

MA CHE FORTI QUESTI SCHERZI !

EPILOGO.
A.A.A. cercasi coppia, meglio se della sinistra radicale, che creda fermamente negli ideali di accoglienza e integrazione “senza se e senza ma”, interessata a scambiare la sua abitazione con una casetta ordinata in una stradina tranquilla. Ma questo, purtroppo, non è mica “per scherzo”.

Esopo 2010

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