Si fa presto a dire molestie


Si fa presto a dire molestie

Il sindaco di Milano Letizia Moratti ha costretto alle dimissioni il suo assessore Paolo Massari, 44 anni, perché   accusato di molestie sessuali in  ambito lavorativo da due donne. Una diplomatica norvegese, che sostiene di essere stata importunata durante una cena ufficiale, ha inviato una lettera di protesta al suo ambasciatore a Roma. Una contrattista del comune, che avrebbe subito sgradevoli avance dall’assessore, avrebbe invece scritto direttamente a Moratti, specificando di essere anche stata minacciata da Massari sul rinnovo del proprio contratto di lavoro.

Per difendersi, vendicarsi, essere risarcite della dignità ferita e abbattere il bersaglio esattamente dove lui le aveva colpite, cioè l’immagine pubblica e il lavoro, le due donne non hanno reagito in modo inconsulto con scenate, attacchi isterici, lanci di tacchi, ceffoni in pubblico a un superiore (nel caso della contrattista) o a un rappresentante politico straniero (nel caso della norvegese). Non hanno aspettato di denunciare a polizia e carabinieri. Hanno usato immediatamente la legge del boomerang: il metodo più intelligente, efficace, spietato nella sua sensatezza, perfettamente consapevoli di come funziona il mondo del potere. Hanno fatto avere le due lettere con le accuse a due persone più potenti di Massari, le più alte in carica nel gestire la vicenda: il rappresentante del proprio paese in Italia o il datore di lavoro dell’assessore, il sindaco stesso.

Non sappiamo che cosa abbia davvero fatto l’assessore, che non ha mai risposto alle telefonate di Panorama. Non esiste finora nessuna denuncia penale contro di lui, solo parecchi articoli di cronaca che hanno colpito la sua reputazione molto più di qualsiasi avviso di garanzia. In ogni caso in Italia non c’è una specifica legge contro le molestie sessuali nei luoghi di lavoro. Esiste il reato di stalking o atti persecutori, voluto l’anno scorso dal ministro per le Pari opportunità Mara Carfagna, con il risultato di 5 mila denunce e 1.000 arresti. Ma lo stalking è altro: un’ossessiva, continuativa persecuzione, fatta di appostamenti e intrusioni nella vita privata, che causa nella vittima stati di terrore e cambiamento delle abitudini di vita.

Il Codice penale, che prevede la «molestia o disturbo alle persone», non specifica l’avance sul luogo di lavoro. Esiste il reato di violenza sessuale di chi, «mediante abuso di autorità, costringe a subire atti sessuali». Esiste per ogni crimine l’aggravante dell’abuso di potere. Per riempire il vuoto il ministero delle Pari opportunità ha appena accolto una direttiva europea sulle discriminazioni uomo- donna che sancisce: «Vengono considerati come “discriminazione” sul luogo di lavoro anche i trattamenti meno favorevoli subiti da una lavoratrice o da un lavoratore per il fatto di aver rifiutato comportamenti costituenti molestia o molestia sessuale o di esservi sottomessi». La pena è la multa fino a 50 mila euro o l’arresto fino a sei mesi.

Confida il ministro Carfagna: «Ricevo molte email di donne, molestate dal datore di lavoro, che non sanno o sono incapaci di reagire per paura di perdere il posto». Dice Gabriella Carnieri Moscatelli, presidente dell’associazione di tutela Telefono rosa: «La maggioranza ha paura di finire sulla bocca di tutti. In più chi ha un lavoro a progetto si sente più facilmente ricattabile, perché a volte il datore di lavoro, invece di venire in suo aiuto, decide di togliersela di torno, per non avere grane».

Ma chi può stabilire quale sia il confine tra molestia e non molestia in un luogo di lavoro? «Anche uno sguardo ammiccante al solo scopo di intimidire è una molestia, se lanciato da una persona in ruolo di potere» risponde Carfagna. Vittorio Sgarbi avverte invece del rischio di «criminalizzare anche comportamenti semplicemente stupidi, fare diventare molestia una cosa irrilevante. Certo la sensibilità di una donna è diversa. Se a me toccano il sedere in autobus, mi metto a ridere, ma il fondoschiena di una donna è più pregiato. A volte si tratta di azioni semplicemente, platealmente volgari e maleducate che non hanno in sé cattiveria. Il rischio è premiare la vittima e farla diventare carnefice».

Può davvero una donna esagerare? La psicologa Gaia Oddi, che con la collega Isangela Mascia ha scritto il libro Storie di ordinaria persecuzione (edizioni Magi), spiega: «Dipende dalle esperienze vissute da ognuna di noi. E comunque tutto sta nel grado di conoscenza del superiore. Se io conosco la sua psicologia, so che fa lo scemo con tutte ma lì si ferma, non mi sento minacciata e ho la prontezza per rispondergli a tono con una battuta. Se invece non ho confidenza con lui e ho già vissuto male in passato atteggiamenti simili, mi metto subito in una posizione di allerta e provo sentimenti di minaccia».

Un rapporto tra un uomo e una donna dovrebbe essere fatto di comprensione dei limiti fino a dove si può arrivare. Il rischio di fare norme su tutto è usare la legge come punizione per un bimbo cattivo. Mentre il bambino dovrebbe anche capire perché è stato cattivo.

Spiega Claudio Risé, autore di saggi sulla psicologia maschile: «La spinta penetrativa del maschio deve trovare il suo punto di arresto nell’accoglienza della donna. Quando l’uomo cerca di usare il suo potere come strumento di conquista, si entra nel campo della sopraffazione. L’Italia contadina di qualche decennio fa era meno normata ma meno violenta perché tutto si basava sulla stima reciproca e sull’onorabilità della percezione».

È interessante osservare come si difende di solito il presunto molestatore. «Sostiene che la persona era consenziente», racconta l’avvocato Maria Di Sciullo «o per lo meno non aveva mai manifestato alcun tipo di rifiuto. Quando chi accusa è una precaria, una delle difese più ricorrenti è che si tratti di una ripicca perché non poteva esserle rinnovato il contratto».

Esiste davvero, come sostiene l’avvocato Annamaria Bernardini de Pace, una nuova generazione di «lucide mantidi», capaci di usare le leggi, che le considerano soggetti deboli, per ricattare, vendicarsi, trarre vantaggi economici dagli uomini? «Chissà perché» dice de Pace «non ho mai conosciuto un cassintegrato fra i denunciati. Oggi una categoria di donne più giovani ha capito che il sesso è l’arma per sopraffare gli uomini e, tramite il sesso, ottenere soldi e affermazione sociale. La frequentazione nell’era del sesso facile è pericolosissima. Torneremo a studi professionali di soli uomini, a classi di sole donne».

Sembra darle ragione un isolato caso di cronaca in controtendenza. L’8 giugno è stata rinviata a giudizio a Milano una donna che nel 2005, quando era segretaria di un manager milanese, drogò il suo capo con un caffè corretto con uno psicofarmaco e inscenò un tentativo di stupro per accusarlo.

Commenti

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Il 16 Giugno 2010 alle 13:55 a2c3 ha scritto:

Dio fece l’uomo e si riposò,
poi fece la donna e non ebbe più pace.

Il 17 Giugno 2010 alle 12:44 lillo111 ha scritto:

Bene!
http://inviaggiocongeniuscard......elle-calze

Il 1 Luglio 2010 alle 11:16 Notizie dai blog su Molestie via mail non sono reato ha scritto:

[...] Si fa presto a dire molestie Il sindaco di Milano Letizia Moratti ha costretto alle dimissioni il suo assessore Paolo Massari , 44 anni, perché   accusato di molestie sessuali in  ambito lavorativo da due donne. Una diplomatica norvegese, che sostiene di essere stata importunata durante una cena ufficiale, ha inviato una lettera di protesta al suo ambasciatore a Roma. blog: canale italia | leggi l’articolo [...]

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