

Il ct della Nazionale Marcello Lippi (Ansa)
Il ct della Nazionale è un inguaribile ottimista. Basta leggere le dichiarazioni rilasciate ieri dopo l’incontro con la Nuova Zelanda, finito con un misero 1 a 1. Lo stesso magro risultato del match d’esordio col Paraguay.
Così cominciano a piovere le critiche. Ma non in questa rubrica: uno, perché da sempre appoggia gli ottimisti, quelli che vedono sempre il bicchiere mezzo pieno; due, perché le risposte di Lippi cominciano a piacerci molto di più di quelle di Mourinho, per fare un esempio.
Prendiamo l’incontro di domenica: gli azzurri sono i campioni del mondo di calcio e quindi ci saremmo aspettati almeno una goleada, un punteggio tennistico, tanto per ricordare ai kiwi che col pallone ovale sono loro a primeggiare, ma quando si gioca con quello sferico spetterebbe a noi salire in cattedra. Invece, ci è mancato poco che perdessimo.
Finita la partita, quindi, era prevedibile che tutti cominciassero a tartassare Lippi con le solite domande sull’esclusione di Cassano e Balotelli, rimasti a casa a guardare la partita in televisione. Se ci fossero stati loro, la tiritera del popolino che si improvvisa ct nei bar e sui giornali.
Ma è proprio in questi momenti, quando un allenatore è sotto assedio, che le risposte di Lippi diventano musica per i nostri orecchi: perché nel calcio, poveri illusi, non contano le scelte tattiche, ma le coincidenze.
La prima: “Con la Slovacchia dobbiamo vincere perché vogliamo andare avanti, ma anche se pareggiassimo potrebbe bastare, come bastò all’Italia di Bearzot che vinse il Mondiale dell’82″.
La seconda: “A me capitò di conquistare la Coppa Campioni con la Juve quando a pochi minuti dalla fine del girone eravamo eliminati e ci rimise in gioco un gol segnato in Grecia in una partita che non giocavamo noi”. E la terza, suggerita dall’inviato de La Stampa: anche Arrigo Sacchi nel 1994 arrivò in finale dopo un torneo eliminatorio disastroso, ripescata tra le terze dei gironi.
Eppure qualcuno osa ancora chiedere al ct di Viareggio se non abbia - per caso - sbagliato scelte: “Queste domande non bisogna farle prima di un’eliminazione: può succedere di doversele rimangiare”, la risposta di Lippi. E ha ragione: noi italiani per andare avanti dobbiamo sempre incrociare le dita. Del resto, lo abbiamo sempre fatto.
- Lunedì 21 Giugno 2010
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Commenti
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Il 25 Giugno 2010 alle 11:03 Marceollo Lippi: una lezione di dignità - Italia - Panorama.it ha scritto:
[...] (”Radio Padania? Non me ne frega niente”) e gli strampalati ricorsi alle coincidenze con i campionati precedenti, iniziati male e finiti bene, per azzittire cronisti [...]
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