

Il leader dell'Idv, Antonio Di Pietro (Ansa)
Chissà se avrà letto i giornali oggi Elio Veltri, ex sindaco di Pavia negli anni settanta col Psi ed ex membro dell’IdV, dalla cui denuncia sono scattate le indagini a carico di Antonio Di Pietro per un’ipotesi di truffa legata ai rimborsi elettorali assegnati al movimento politico da lui fondato per le europee del 2004.
Panorama.it ha provato a contattare l’ex collega di partito del pm di Mani pulite, ma dalla redazione di Democrazia e legalità, il suo blog, ci fanno sapere che Veltri è in vacanza all’estero e che non è raggiungibile.
Pazienza. Magari una sbirciatina a internet l’avrà pure data, immaginiamo noi, e chissà con quanta soddisfazione. Perché Tonino Di Pietro (notizia di ieri, oggi su tutte le prime pagine) è di nuovo indagato.
Stando all’esposto di Veltri da cui sono scaturite le indagini, i rimborsi elettorali del 2004 in questione furono incassati non da parte del movimento politico Italia dei Valori, ma dall’associazione privata Italia dei Valori, costituita dallo stesso Di Pietro, dalla moglie Susanna Mazzoleni e dalla tesoriera del partito Silvana Mura. Insomma, una truffa bella e buona che riguarderebbe la gestione di fondi pubblici all’interno del movimento.
Proprio la guida personalistica del partito, infatti, che presenta molti punti da chiarire secondo Veltri, fu la causa principale della rottura tra i due fondatori, conclusasi con l’uscita dal movimento dell’ex sindaco di Pavia. Che non è nuovo, poi, a divorzi clamorosi: l’ultimo, per dire, è del dicembre scorso, quando presentò una richiesta al tribunale di Roma per il sequestro della nuova edizione dell’Odore dei soldi, best seller dell’anti berlusconismo scritto a quattro mani con Marco Travaglio. E tra i due ora non corre buon sangue.
Di Pietro, comunque, non ci sta e bolla la faccenda come “un film già visto”, mentre nel suo blog esibisce un corposo dossier di documenti a prova della sua innocenza. In sostanza, secondo l’ex pm, l’associazione privata e il movimento politico, come sancito da un notaio, sono la stessa cosa e, quindi, non ci sarebbe alcun trucco.
Così Tonino spera ancora in un lieto fine, come successe nel 2008, quando la procura di Roma archiviò un’inchiesta analoga, partita da un altro esposto di Veltri.
Staremo a vedere come andrà a finire questa volta. Il PdL ha scelto il silenzio sulla faccenda e non ha tutti i torti: delle liti interne alla casa dei sedicenti ”duri e puri” del Parlamento non se ne può davvero più. L’unico a lanciare il sasso è Maurizio Gasparri: “Di Pietro dice di avere i conti a posto e che finirà tutto in un’archiviazione. Vedremo che accadrà. E vedremo anche se il suo popolo, dopo questioni antiche di case e scatole di scarpe, non finirà viola… di vergogna”.
E chissà che effetto farebbe un giorno leggere pure il nome dell’ex pm nella lista della campagna “Parlamento pulito”.
- Martedì 22 Giugno 2010
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