

di Elena Porcelli
«Signor giudice, da oggi in poi mio figlio si presenterà a casa sua tre volte al giorno, per usufruire di colazione, pranzo e cena che io non sono in grado di assicurargli e che suo padre gli nega per farlo crescere: il che, senza cibo, mi sembra un’ardua impresa». Scrive così, in una lettera aperta al giudice di Busto Arsizio (Varese), Diana Auletta.
Diana è la madre di Roberto Protasoni, 20 anni il prossimo agosto e ripetente di terza ragioneria: dall’agosto 2009 Roberto non riceve più l’assegno di mantenimento di 1.000 euro mensili dal padre, l’ex marito di Diana, imprenditore nel campo della pelletteria di lusso. Per riavere i soldi, unica fonte stabile di sostentamento per lui e per la madre disoccupata, il giovane si è rivolto ai carabinieri. Malgrado numerose sentenze della Cassazione abbiano sancito, anche di recente, che l’obbligo di mantenere la prole non si esaurisce con la maggiore età e abbiano riconosciuto assegni di mantenimento a «bamboccioni » ultratrentenni, il procuratore di Busto Arsizio, Luca Gaglio, è andato controcorrente e ha archiviato la denuncia del giovane. Il motivo, scrive il magistrato, è che il padre «pare mosso dall’intenzione di stimolare il figlio, bocciato per due volte di seguito, e prospetta al ragazzo una serie di opzioni di “crescita” e nel dichiarare di non intendere più corrispondere la somma, ne enuncia i motivi e manifesta la propria disponibilità ad aiutare il figlio in diversi modi».
In effetti, prima di tagliargli i viveri, Silvano Protasoni, che ha rifiutato di rispondere alle domande di Panorama, ha offerto a Roberto alcune opportunità di lavoro. Il giovane, nonostante tutto, vorrebbe arrivare almeno al diploma di ragioniere e quindi le ha rifiutate. «È vero che è un po’ asino a scuola» protesta la madre «ma se la caverebbe meglio se avessi i soldi per mandarlo a ripetizione. Con la separazione, cinque anni fa, siamo passati all’improvviso dal lusso alla necessità di contare i centesimi: questo ha avuto conseguenze sulla sua maturazione. E il ricatto economico nei confronti di mio figlio non è certo educativo».
La lettera aperta di Diana, ovviamente, non è rivolta al padre di Roberto ma al gip di Busto Arsizio Nicoletta Guerriero, che ha respinto l’opposizione all’archiviazione presentata dall’avvocato Tatiana Ruperto. «La sentenza di separazione stabilisce un assegno mensile di 1.080 euro, punto e basta» spiega la signora. «Non mi capacito del fatto che dei magistrati, di fatto, permettano al mio ex marito di non rispettarla».
Al di là del caso, la decisione è preoccupante per molte madri separate o divorziate. «Una non ha più certezza dei propri diritti» dichiara la madre di Roberto. «Basta che un figlio adolescente abbia dei problemi scolastici e il padre da ora in poi può decidere di sospendere l’assegno di mantenimento».
Così Diana chiede soccorso e suggerimenti, in particolare a chi ha vissuto o vive oggi una situazione paragonabile a quella di suo figlio. «Siccome altre donne stanno certamente vivendo difficoltà simili alle mie, le invito a scrivermi all’indirizzo Diana.auletta at gmail.com. Vorrei creare un blog per scambiare consigli su come gestire i conflitti giudiziari con gli ex mariti. E magari un’associazione per sostenerci a vicenda».
- Mercoledì 23 Giugno 2010
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Commenti
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Il 23 Giugno 2010 alle 13:08 mipari ha scritto:
ma guarda la mammina tienilo stretto fino a 60 anni questo non e amore e rovinare i figli SVEGLIATEVI CHE SON SEMPRE + COG……NI
Il 23 Giugno 2010 alle 18:33 pv21 ha scritto:
Dove è scritto che si debba diventare Ragionieri anche non avendone attitudine e capacità? Così si alimenta solo una GENERAZIONE senza BUSSOLA …
http://www.vogliandare.it/nat/.....nc3.html
Il 25 Giugno 2010 alle 21:43 pasalaam ha scritto:
Ma poverini, lei non lavora, lui neppure e l’ex marito li deve mantenere tutti e due. Ma non ce l’hanno un po’ di dignità? E quando mai Roberto il piagnone troverà lo stimolo per lanciarsi nella vita con una madre che lo coccola così? Perché la signora non ci ha pensato prima? Poteva anche fare a meno di divorziare se sapeve di essere incapace di mantenere sé stessa e a fortiori un figlio. Scommentterei anche che durante il divorzio ha fatto carte false per farsi affidare il figlio.Troppo facile, si fà un figlio, si divorzia e poi si vive di rendita. Bravo al Giudice.
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