
Gli amici ritardatari possono ancora fargli gli ultimi regali di nozze: da Radif, il bel negozio di Genova (la sua nuova città d’adozione) dove ha fatto la lista, non hanno trovato acquirenti né le posate di Christofle, né un borghesissimo servizio da caffè di Wedgwood. Ma un diverso regalo se l’è fatto lui il 18 giugno, due giorni prima di sposarsi.
Quel venerdì Sergio Cofferati ha voluto togliersi una decina d’anni di dosso e ha lanciato l’anatema sull’accordo sindacale alla Fiat di Pomigliano: «È un suicidio» ha detto «e la Fiom ha fatto bene a non firmarlo» (vedere anche l’articolo a pagina 68). Criticare, ovviamente, è lecito. Ma qui siamo agli slogan. A 62 anni, l’ex impiegato della Pirelli che dal 1994 al 2002 fu segretario della Cgil ha fatto un salto all’indietro ed è tornato al linguaggio tetragono d’un tempo.
Prima di darsi alla politica, il «Cinese» aveva costruito il suo mito sul record di quei 3 milioni di lavoratori portati alla manifestazione romana che il 23 marzo 2002 bloccò ogni ipotesi di riforma dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Anche allora il Cinese aveva usato slogan oltranzisti.Tutto era cambiato sei mesi dopo, all’uscita dal sindacato: da quel momento Cofferati aveva cominciato a dare segnali di moderazione. Quando poi nel 2004 era diventato sindaco di Bologna, aveva accentuato la svolta e lanciato una serie di sensatissime battaglie: la difesa dell’ordine pubblico; lo sgombero degli accampamenti abusivi; l’allontanamento dei «vu’ lavà» più aggressivi dagli incroci e la tolleranza zero contro graffitari, rave party, chioschi notturni di alcolici che vendevano ai minorenni.
Per tutti, a quel punto, il Cofferati di governo era diventato «lo Sceriffo». Per la sinistra dei centri sociali era «il fascista». Così, quando era stato candidato al Parlamento europeo, nel 2009, Cofferati si era scontrato con mezzo Pd: «È troppo moderato». Oggi, invece, risorge la sua faccia barricadera: «A Pomigliano» sentenzia «parte la destrutturazione della contrattazione collettiva».
Ora manca solo che propugni «lo stipendio come variabile indipendente », e forse riavremo con noi il ragazzo che negli anni Settanta era convinto che il capitalismo fosse un sistema da abbattere. Peccato: ma anche tante illusioni, come certi dischi, si rompono.
- Lunedì 28 Giugno 2010

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Il 10 Settembre 2010 alle 12:39 Rom e campi abusivi: due pesi e due misure - Italia - Panorama.it ha scritto:
[...] abusivo e di tutte le baracche lungo il fiume Reno. Cofferati fu bollato subito come un sindaco “sceriffo” dalla sinistra radicale che chiese spiegazioni. E questa fu la sua risposta, in nome del rispetto [...]
Il 10 Settembre 2010 alle 15:54 Rom e campi abusivi: due pesi e due misure | " NONSOLOFOLE " ha scritto:
[...] abusivo e di tutte le baracche lungo il fiume Reno. Cofferati fu bollato subito come un sindaco “sceriffo” dalla sinistra radicale che chiese spiegazioni. E questa fu la sua risposta, in nome del rispetto [...]
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