Edoardo Clienti, il primo candidato del Csm contro le correnti


Edoardo Clienti (STEFANO G. PAVESI)

Edoardo Clienti (Stefano G. Pavesi)

Quando il 3 Maggio s’è presentato all’ufficio elettorale della Cassazione e ha detto: «Voglio partecipare da indipendente al rinnovo del Consiglio superiore della magistratura», i funzionari erano davvero sconcertati. Per il semplice motivo che non era mai capitato. E per essere proprio certi che la richiesta non fosse una follia, hanno addirittura consultato il Csm.

Ma aveva ragione lui: così Edoardo Cilenti, 43 anni, giudice del lavoro presso la corte d’appello di Napoli, è il primo candidato indipendente della storia e, alle prossime elezioni del 4 e 5 luglio per l’organo di autogoverno della magistratura, sfiderà a viso aperto le correnti che irreggimentano la categoria, da Unità per la costituzione a Magistratura democratica.
Da sempre, i membri togati del Csm (oggi sono 16 su 24) vengono eletti sulla base di liste contrapposte e blindate. I comitati elettorali delle correnti indicano elenchi di nomi, cui magistrati e giudici elettori, di solito, si attengono scrupolosamente.

Contro questo sistema, Cilenti l’autonomo ha condotto un’intensa campagna e negli ultimi due mesi ha girato per i tribunali di mezza Italia. Ha incontrato almeno 500 colleghi. Molti di più ne ha contattati via email o per telefono. Oggi, alla fine di questo tour de force, s’è convinto di farcela: «Sì» sorride «perché una buona metà dei colleghi m’ha detto di non essere iscritta ad alcuna corrente».
Cilenti ha anche fatto scuola. Perché, dopo di lui, altri cinque magistrati hanno deciso di candidarsi fuori dalle correnti. Così ora Cilenti confida che dalle urne per il rinnovo del consiglio del Csm esca la svolta. Ha fatto un calcolo: per essere eletto, a lui come a ognuno degli altri indipendenti basterebbero più o meno 450 voti.
In effetti, il giudice napoletano ha più di un motivod’ottimismo: alle ultime elezioni, nel 2006, parteciparono poco più di 8 mila magistrati su un totale di quasi 10 mila, quindi uno su cinque si astenne. Quando poi si spogliarono le schede, quelle bianche o nulle furono almeno 700: un forte segno di disaffezione nel quale fu possibile intravedere il contrasto interno di chi era andato a votare perché spinto dalla corrente, ma poi nel segreto dell’urna non ne aveva seguito le indicazioni. Ecco, è su questo blocco di oltre 2 mila scontenti che punta il candidato autonomo: «Sicuramente in molti detestano questo
sistema» valuta Cilenti «ma non possono dirlo in pubblico perché c’è un controllo ferreo su chi vota e chi non vota».

Cilenti lancia un programma ambizioso: «Il Csm deve tornare ad assegnare gli incarichi direttivi con criteri oggettivi». La critica riguarda i frequenti scambi di favori tra le correnti? «A volte» risponde, cauto, il giudice napoletano «se ne ha la sensazione.
Per questo è meglio recuperare criteri di merito oggettivi, studiando approfonditamente le carte dei candidati».
Cilenti sa bene di rischiare: «In queste settimane ho ricevuto qualche “consiglio”. Mi hanno detto: “Aspetta un po’, fa’ carriera e poi torna alla carica”. Ho dovuto apprendere, così, che c’è una lista d’attesa per il Csm. Ma ho deciso di andare avanti».
E se non ce la farà? «Sono tranquillo» dice. «Non ho pretese, io, né nulla da chiedere. Ecco: è proprio a quelli come me che chiedo il voto. Ai magistrati che non hanno nulla da chiedere, nulla che non gli sia dovuto. Sono sicuramente la maggioranza. A loro dico: votate bene».

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