
La riforma del ministro Gelmini, piaccia o non piaccia, ha un obiettivo preciso: restituire rigore e maggiore serietà alla scuola. Anche attreverso una regola semplice, quanto efficace: lo studente che ha un solo 5 in pagella ripete l’anno e non fa l’esame di maturità. In teoria, perché poi in pratica i professori (un po’ per compassione, un po’ per protesta contro il governo, contro la riforma e contro non si sa bene che cosa) prendono la bacchetta magica e, non di rado, trasformano i 5 in 6.
Levandosi di torno parecchie scocciature, prime fra tutte quelle dei genitori che ignorano le orecchie da asino spuntate sulle teste dei loro figli, ormai cittadini onorari (non tutti) del paese dei Balocchi. Tuttavia, la stretta imposta dalla riforma ha prodotto qualche risultato. Secondo una nota del ministero, infatti, i respinti sarebbero aumentati quest’anno dal 10,9 per cento all’11,4 per cento nelle scuole superiori, con una media del 5,7 per cento all’ultimo anno e del 15,3 per cento al primo.
Che in sé non è una buona notizia: sarebbe buona, infatti, se la percentuale dei bocciati diminuisse. Comunque, anche se non abbiamo dati alla mano, siamo relativamenti certi che in genere abbia prevalso l’indulgenza; e che molti professori non abbiano applicato alla lettera la normativa introdotta dal ministro per l’Istruzione.
Tutti, tranne il corpo docente dell’istuto professionale di Fermo, cuore del distretto calzaturiero delle Marche. Qui, in una classe prima i bocciati sono stati addirittura 16 su 33, ossia quasi la metà. I professori, anche se implacabili nell’adottare le nuove regole, poi si sono giustificati così: la colpa dei troppi bocciati non è solo nostra, ma anche della “deriva inesorabile dell’istruzione professionale” e delle condizioni “insostenibili” in cui gli insegnanti si trovano a operare.
Detto altrimenti, costretti a bocciare per colpa dei tagli del governo. Ma di fronte a questa spiegazione, un dubbio sorge spontaneo: e se la colpa fosse un tantino - per carità, magari un pochino, appena lo 0,0001 per cento - dei signorini alunni e delle signorine alunne. Passassero qualche ora in più sui libri, il prossimo anno, che male di certo non fa.
Perché poi a prendersela col governo, con l’opposizione, con la politica, con il sistema, con la società, con la Gelmini, con la Ue, con la crisi, con la Cina, con la Grecia, con il Sud che spreca, con il Nord che minaccia la secessione e, infine, con Tremonti (quello con le forbici in mano), si fa sempre in tempo. Cari signorini alunni e signorine alunne, basta leggere cosa combinano ogni giorno i vostri genitori.
- Martedì 29 Giugno 2010

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Commenti
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Il 29 Giugno 2010 alle 15:56 thanatos ha scritto:
Anche questo è un modo di fare politica-antiBerlusconi e chi ci rimette sono i ragazzi,ma l’importante è sputtanare il Governo.
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