Il procuratore generale, Nino Gatto, aveva chiesto una condanna a 11 anni, con un aumento di pena di due anni rispetto al primo grado. La Corte d’appello di Palermo, dopo sei giorni di Camera di Consiglio, ha invece ridotto la pena, da 9 a 7 anni: in pratica il senatore Marcello Dell’Utri, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa, è stato giudicato non colpevole per i fatti contestatigli dopo il 1992, perché “il fatto non sussiste”. Cade dunque la parte politica del processo al senatore del PdL, quella che si basava sulla testimonianza del pentito Gaspare Spatuzza.
DELL’UTRI: FINE DI UN TEOREMA POLITICO
Commenta a caldo l’avvocato Nino Mormino: “Con questa sentenza si mette una pietra tombale sulla presunta trattativa tra Stato e mafia durante il periodo delle stragi. Quello che ha detto Spatuzza non è stato evidentemente preso in considerazione come voleva l’accusa”. Un punto di vista condiviso anche da un altro difensore di Dell’Utri, l’avvocato Pietro Federico, secondo il quale l’assoluzione dalle accuse contestate dal 1992 in poi - sulle presunte collusioni tra Forza Italia e Cosa nostra - dimostrano senza ombra di dubbio che “tra il senatore e i fratelli Graviano, boss di Brancaccio, non ci sono stati rapporti”.
Anche il procuratore generale conviene - sia pure con amarezza - sulla chiave di lettura della sentenza fornita dagli avvocati di Dell’Utri, le cui motivazioni però non sono state ancora pubblicate: “Sono stupito. In pratica le cose dette da Spatuzza e l’intero impianto accusatorio che pure era ben piantato su questo punto non è stato preso nella giusta considerazione”. E ancora: “”Non è vero che Filippo Graviano ha smentito Gaspare Spatuzza, anzi ha confermato alcuni episodi. Invece Giuseppe Graviano stava male e non ha voluto rispondere. Bisogna capire perché la corte ha deciso di eliminare la stagione politica da questo processo”.
La sentenza in Appello giunge 16 anni dopo. Nel marzo 1994 il nome di Dell’Utri, all’epoca amministratore delegato di Publitalia, venne messo in relazione con ambienti di mafia sulla base di alcune testimonianze ai magistrati di Caltanissetta del pentito Salvatore Cancemi poche settimane dopo la discesa in campo di Silvio Berlusconi. Marcello Dell’Utri - che ha parlato di sentenza pilatesca - dovrà anche pagare le spese sostenute dal Comune e dalla Provincia di Palermo per settemila euro ciascuno.
| UN PROCESSO LUNGO SEDICI ANNI |
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Era marzo 1994 quando il nome di Marcello Dell'Utri, all'epoca amministratore delegato di Publitalia, venne messo in relazione con ambienti di mafia. Ne aveva parlato ai magistrati di Caltanissetta il pentito Salvatore Cancemi aprendo uno scenario nuovo sui rapporti tra Cosa nostra, la finanza e la politica: da poche settimane Silvio Berlusconi aveva annunciato la sua ''discesa in campo'' con Forza Italia. La dichiarazione di Cancemi è stato il primo passo di una vicenda giudiziaria che arriva alla sentenza d'appello dopo 16 anni. . Dopo oltre due anni di indagini il 26 giugno 1996 Dell'Utri viene sentito per oltre 11 ore: una ''maratona'', come fu definita dai giornali, servita a delineare il quadro dell'inchiesta. Da un lato le accuse di vari collaboratori di giustizia, che nel tempo sono diventati 35, e dall'altro la smentita ferma e vigorosa dell'indagato. Per Dell'Utri il rinvio a giudizio sarebbe arrivato il 19 maggio 1997 con l'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. E con lui fu rinviato a giudizio anche Gaetano Cina', che intanto era stato arrestato. . Il processo di primo grado si è aperto il 5 novembre 1997: oltre tre anni dopo l'iscrizione di Dell'Utri nel registro degli indagati. E ci sono voluti altri sette anni per arrivare alla sentenza al termine di un lungo dibattimento (256 udienze) passato attraverso l'esame di 270 tra pentiti, testimoni e consulenti. Tra i testi da sentire c'era anche Berlusconi. Ma una volta (11 luglio 2002) il premier ha fatto sapere di avere impegni di governo e successivamente (26 novembre 2002) si è avvalso della facoltà di non rispondere. L'otto giugno 2004 i pm Antonio Ingroia e Domenico Gozzo hanno chiesto la condanna di Dell'Utri a 11 anni e di Cina' a sette. Dopo 12 giorni di camera di consiglio, il tribunale (presidente Leonardo Guarnotta) ha emesso la sentenza: nove anni al senatore, sette a Cina'. Per entrambi anche l'interdizione perpetua dai pubblici uffici e due anni di liberta' vigilata. Il processo d'appello è cominciato il 30 giugno 2006 davanti alla corte presieduta da Claudio Dall'Acqa (a latere Sergio La Commare e Salvatore Barresi). Dell'Utri è rimasto l'unico imputato: Gaetano Cina, l'uomo che lo avrebbe messo in contatto con Vittorio Mangano, era morto il 28 febbraio 2006 all'eta' di 72 anni. Il dibattimento era ormai avviato verso la conclusione quando il 17 settembre 2009 il pg Antonio Gatto ha chiesto la citazione di Massimo Ciancimino che sulle tracce del padre Vito aveva cominciato a fare dichiarazioni sui rapporti tra mafia e politica. La corte pero' non ha accolto la richiesta dell'accusa. Oltre a essere un teste ''contraddittorio'' Massimo Ciancimino non è, hanno scritto i giudici, ''di utile rilievo e apprezzamento processuale'. Il dibattimento, però, è stato riaperto per sentire il nuovo collaborante Gaspare Spatuzza che nell'udienza del 4 dicembre 2009 a Torino ha parlato sia di Dell'Utri che di Berlusconi. Spatuzza ha riferito confidenze dei boss di Brancaccio, Giuseppe e Filippo Graviano. L'11 dicembre 2009 il primo si è rifiutato di rispondere e l'altro ha smentito Spatuzza. Il 19 marzo 2010 è ripresa la requisitoria del pg, sospesa per i nuovi interrogatori, che si e' conclusa il 16 aprile con la richiesta di condanna per Dell'Utri a 11 anni di reclusione. Quello che l'accusa ha chiesto, nelle repliche del 24 giugno, era un giudizio ''storico'' sui rapporti tra mafia e politica. ''Qui non si fa la storia - ha ribattuto il difensore Alessandro Sammarco - ma si giudica un imputato''. La Corte non ha preso in considerazione la ricostruzione di Spatuzza, assolvendo Dell'Utri per le condotte successive al 1992, ma lo ha condannato egualmente a sette anni di reclusione per i rapporti che il parlamentare avrebbe intrattenuto in precedenza con esponenti mafiosi. (ANSA). |
- Martedì 29 Giugno 2010
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Commenti
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Il 29 Giugno 2010 alle 17:00 nhico ha scritto:
Qualche settimana fa, a Palermo, hanno arrestato un imprenditore in odor di mafia presso la cui azienda lavorava (lavorava perché sì è dimesso appena ha appreso la notizia) il figlio di un giudice che ha giudicato Dell’Utri. A seguito delle inevitabili articolesse e a commento del pezzo “Indifferenti alle pressioni della stampa”, sulle pagine elettroniche di Livesicilia.it, così scriveva honhil il 18 giu 2010 13:23 pm «Se non altro, per il solo fatto che i giudici abbiano sentito il bisogno di mettere mano a carta e penna, per mettere nero su bianco le loro esternazioni, dimostra che sentono moltissimo non le pressioni della stampa, che non ci sono, limitandosi i giornali a riportare fatti ed avvenimenti accaduti, ma il peso delle loro interconnessioni con quella parte di società che ama più l’ombra delle connivenze che la luce chiara della trasparenza. Da ciò i nervi scoperti. Ci sarebbe poi da aggiungere che i signori giudici, oltre che a rispondere alla legge e alla loro coscienza, devono anche e principalmente rispondere all’opinione pubblica, o popolo italiano che dir si voglia, nel nome del quale operano. Opinione pubblica che, più che sentir parlare del ”cammino di fede” (?) dell’imbianchino condannato per sei stragi e 40 omicidi o di incauti ingaggi lavorativi di pargoli di cotanti genitori, vuole che carta canta. Vuole cioè non parole al vento, ma prove. Prove oltre ogni ragionevoli dubbio. Prove inconfutabili. Prove e nient’altro che prove. I pm dovrebbero, anzi devono sempre ricordare che non si può chiedere neppure un solo giorno di carcere in forza di fascinose argomentazioni, che al massimo dimostrano soltanto una fantasia da spy – story e nient’altro. Che lascino ad altri il mestiere di imbrattacarte.» Questo quel pomeriggio, poi è arrivato l’oggi e la nuova sentenza. Che se da una parte sconfessa totalmente la nuova tesi del procuratore generale di Palermo, che acriticamente aveva fatto sue le dichiarazioni di Spatuzza, dall’altra conferma la condanna, ancorché limita nella durata della pena. Ma domani è una altro giorno, con la speranza che la Cassazione riporti il gioco delle tre carte fuori dalle aule dei tribunali.
Il 29 Giugno 2010 alle 20:24 winfrank ha scritto:
Sta di fatto senza ombra di dubbio che il senatore prima del 92 aveva amici di mafia. A quanto pare il senatore era anche amico del Berlusca. Se il parlamento è composto da mafiosi il senatore Dell’Utri allora può rimanere tranquillamente a posare le terga nel parlamento; se invece chi siede in parlamento non è mafioso Dell’Utri deve essere cacciato in malo modo.
Il 30 Giugno 2010 alle 12:39 vincenzoaliascontadino ha scritto:
Dell’Utri: =Teorema di Pitagora o Giustizialismo?
Dell’Utri, Tartaglia e Osama Bin Laden, compagni di merenda? La Sinistra ironica da Giustizialisti, gioisce il Pdl per una sentenza scontata, antica di Ponzio Pilato senza spada e bilancia: possibile essere il nuovo come orlando e non capire che domani può toccare ad uno di loro? Il garantismo non alberga a Sinistra visto che per loro non vale dire, criticare dopo la definitiva, la terza sentenza di Cassazione?
Dell’Utri condannato; Tartaglia non sa intendere volere, è se domani la Cia arresta Osama Bin Latin passando per Milano, un “ Giudice” manderebbe in galera la squadra catturanti degli 007, se un psichiatra lo dichiari non sano di mente, anche se per la sua follia, sono morti milioni di esseri umani? In altre parole, sarà assolto e inviato in comunità? Il Senatore condannato a 7 anni per
un reato inventato, infatti, non esiste nelle Codice Penale, ma la Legge non ammette ignoranza, chissà perché, ma un extracomunitario è stato assolto da un giudice la motivazione: non comprendeva la nostra lingua! In altre parole, assoluzioni o condanne Giudiziali senza applicare le leggi esistenti? Ma questi Sinistrorsi non sanno che per avere giustizia per una qualsiasi sentenza occorrono 20 anni? Questo non è da criminale, sempre che questi presunti imputati non perdono la vita o nel frattempo muore per vecchiaia? Pensate, io sto aspettando da 16 anni una sentenza, una robetta per bambini: 7 gli anni di udienze per avere saltando una rettifica al mio assegno pensionistico di cui la Finanziaria del 1995, il Governo Dini ha versato all’Inps solo per i miei sei anni di marchette per il prepensionamento b182 milioni di lire, ma i burocrati non hanno ottemperato la Legge, inoltre, anche il Tribunale sbaglia persino l’ammontare, pur avendo uno strapagato consulente, forse questi, un salame o un’analfabeta, visto che, chiunque sindacalista della triplice che hanno firmato l’accordo al Ministero del welfare, avrebbe risolto in due minuti? Ora dopo il disegnato Re Vittorio di Savoia, carcereremo il Papa perché intercettato al confessionale? Ma scusate, ma questi “ Giudici della toga Rossa ” prima del Muro, inoltre per collusione col nemico, dovranno essere processati col reato di “ associazione esterno, all‘ideologia Comunista ed alto tradimento ”, visto che l’Urss, era Paese fuori del patto Atlantico ed avevano puntato sul nostro cranio, tutta le seria di missili nucleare SS20? http://www.facebook.com/
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