“Concorso esterno in associazione mafiosa”: un reato “fuori legge”? “Per la verità non si tratta nemmeno di un reato!” Risponde Giuliano Pisapia, giurista e avvocato penalista, ex Presidente della Commissione Giustizia quando era deputato di Rifondazione Comunista. Dal giorno della sua introduzione il reato, e nemmeno possiamo definirlo tale, di “concorso esterno” presenta infatti una profonda anomalia: non essere contemplato da nessuna norma scritta che ne stabilisca natura, applicazione e limiti. Un vuoto legislativo colmato negli anni dalla sola giurisprudenza, con tutte le contraddizioni che ne seguono.
“Non esiste nel Codice un reato del genere – spiega Pisapia - si tratta, bensì, di un’interpretazione giurisprudenziale di due norme previste nel Codice Penale riguardanti il reato di associazione mafiosa. Per anni la stessa Cassazione è stata molto divisa sulla possibilità di sussistenza di questo reato e la dottrina maggioritaria ha ritenuto che quella del “concorso esterno” fosse una figura di reato creata dalla giurisprudenza ma non prevista dalla legge”.
Con quali conseguenze? “Che l’eccessiva genericità di una figura di reato priva di limiti ben definiti nella sua applicabilità, ha generato uno situazione di poca precisione che contrasta con il principio di certezza del nostro diritto”.
Una figura di reato, dunque, quella di “concorso esterno in associazione mafiosa”, presente nella giurisprudenza, mai non nel Codice, dall’epoca del Maxi Processo impostato – e vinto – da Giovanni Falcone nel 1987. La lotta al terrorismo e alla mafia aveva reso necessario il ricorso alle cosiddette “leggi speciali”: lo stato d’emergenza lo richiedeva. Ma in un contesto che definiremmo “ordinario”, come quello attuale, è giusto che vengano usati strumenti d’emergenza, tra l’altro così vaghi?
Già all’epoca del maxi processo, per la verità, si era posto lo stesso problema. Ma allora, come ci spiega Pisapia, la Cassazione ritenne che il tipo di appoggio fornito da personaggi, non formalmente interni a Cosa Nostra, ma comunque collegati ad essa, potesse configurarsi come “concorso esterno”. Le Sezioni Unite intervennero successivamente introducendo dei limiti all’applicabilità di questo reato, limiti, secondo Pisapia, non ancora sufficienti e probabilmente nemmeno efficaci per punire i frequentatori di quella cosiddetta “zona grigia” in cui mafia e politica si incontrano e fanno affari tra di loro. Il rischio di commettere errori di metodo, o di strumentalizzare le diverse situazioni, è infatti molto alto.
“Succede nei fatti quotidianamente – sostiene Pisapia - che nei vari gradi di giudizio si sia arrivati a valutazioni del tutto discordi. Per questo, nonostante le Sezioni Unite della Cassazioni abbiano tentato di dare indirizzi più precisi a questa figura di reato, l’intervento del Legislatore resta necessario”. A questo proposito, nel 2001 lei aveva avanzato una proposta di legge… “Sì, l’idea era quella di creare una norma intermedia tra chi partecipa all’associazione mafiosa e il semplice favoreggiatore, proprio per evitare, come avviene oggi, che poi fosse inflitta la stessa pena in entrambi i casi che invece sono, per vari aspetti, molto diversi tra loro”.
E questa norma chi dovrebbe punire nello specifico? “Chi, pur essendo esterno all’associazione, agevola, con la propria condotta, l’attività dell’associazione di stampo mafiosa o anche del singolo mafioso”. “Non resta altro che augurarsi dunque – come ha scritto il penalista Andrea Dell’Aira - che intervenga presto una novella legislativa affinché un fascio di luce illumini definitivamente il buio che oggi caratterizza il concorso esterno in associazione mafiosa, in spregio ai principi che dovrebbero ispirare un ordinamento garantistico fondato sulla certezza del diritto”.
- Mercoledì 30 Giugno 2010

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Commenti
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Il 1 Luglio 2010 alle 21:14 indigesto ha scritto:
Che la giurisprudenza abbia forza di Legge è una ridicolata tutta italiana!
Il 1 Luglio 2010 alle 22:22 Zione ha scritto:
Premesso che, quando la gatta non può arrivare al lardo, dice che puzza …
Noi ci permettiamo, invece, di scrivere l’unica cosa certa :
— In Terzo grado, il Senatore a vita della Repubblica Italiana, Onorevole Giulio Andreotti, è stato assolto dal concorso esterno in associazione di stampo mafioso —.
Molti (troppi) fingono di dimenticare questo particolare e non lo menzionano affatto.
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