Mafia: ma se è esterno, che concorso è?


Il senatore marcello Dell'Utri

Il senatore marcello Dell'Utri

Concorso esterno in associazione mafiosa. L’imputazione che il 29 giugno ha portato alla condanna del senatore Marcello Dell’Utri è un reato che non esiste nel codice penale: là dentro si parla soltanto di «associazione mafiosa», e l’articolo è il 416 bis, introdotto nel 1982. Ma dalla fine degli anni Ottanta «l’associazione esterna» è una consuetudine nei processi e una specie di intoccabile reliquia. Anche perché è un’ invenzione di Giovanni Falcone.

Fu lui, nel rinvio a giudizio del maxiprocesso ter del 1987, a sottolineare la necessità di una figura giuridica capace di reprimere le condotte che definiva «fiancheggiamento, collusione, contiguità». È in base a questa logica che, dall’unione tra il 416 bis e l’articolo 110 del codice penale (concorso nel reato), è nato e si è affermato il «concorso esterno in associazione mafiosa». Nella pratica, si applica il concorso esterno quando un indagato offre un aiuto significativo all’associazione mafiosa, indipendentemente dalla sua effettiva volontà di farlo. In via ipotetica (e paradossale), quindi, anche un prefetto che rilascia una patente a un mafioso potrebbe incorrere nel reato. Ed è proprio questa elasticità della norma che fa tanta paura ai garantisti.

Nel 1996, l’allora presidente della Commissione stragi Giovanni Pellegrino, dei Ds, contestò l’abuso del concorso esterno: «È esistito un disegno strategico della magistratura» disse, sollevando un ginepraio di polemiche «teso a creare una posizione di primato istituzionale alle procure della Repubblica. E questo progetto si è basato sulla dilatazione di alcune ipotesi di reato: tra queste c’è stato sicuramente il concorso esterno in associazione mafiosa».

Negli anni, la Cassazione prima ha titubato, di fronte alla forzatura che discendeva culturalmente dalle figure penali usate negli anni Settanta contro il terrorismo: l’associazione sovversiva, la banda armata. Poi, come «impaurita» dall’ondata giustizialista, anche la Cassazione ha lasciato passare. Il problema è che se Falcone era riuscito a evitare eccessi inquisitori, nel suo lavoro contro la «zona grigia» contigua alla mafia, questo purtroppo non è accaduto con i suoi successori.

STRAGI DI MAFIA: PER PISANU LA TRATTATIVA CI FU
“Negli anni delle stragi di mafia culminate con gli omicidi dei giudici Falcone e Borsellino ci fu qualcosa di molto simile ad una trattativa tra Stato e Cosa Nostra''. Sono queste le considerazioni alle quali è giunto il presidente della Commissione parlamentare antimafia, Giuseppe Pisanu, che ha illustrato la sua relazione su ''I grandi delitti e le stragi di mafia del 1992-93''.

Citando Falcone, Pisanu ha sostenuto che ''non esistono 'terzi livelli' di alcun genere capaci di influenzare o addirittura determinare gli indirizzi di cosa nostra'', e quindi ''ipotizzare l'esistenza di centrali del crimine, burattinai e grandi vecchi che dall'alto dettano l'agenda o tirano le fila della mafia, significa - secondo Pisanu - peccare di rozzezza intellettuale''. Ma dalla storia di quegli anni e dalle esperienze di personaggi politici e giudiziari di prim'ordine, se emerge ''l'estraneità di governo alla trattativa'' con la mafia, non si puo' escludere che ''qualcosa del genere ci fu e Cosa Nostra la accompagno' con inaudite ostentazioni di forza''. Sulla strage di Via D'Amelio e sugli sviluppi successivi - ipotizza Pisanu - la ''trattativa ebbe un impatto rilevante.

Non è facile misurarne la portata a causa della segretezza delle indagini in corso. Secondo l'opinione prevalente il primo contatto fu stabilito nello spazio di tempo compreso tra la strage di Capaci e quella di Via D'Amelio e si protrasse fino al dicembre del '92, praticamente fino alla vigilia dell'arresto di Riina avvenuto il 16 gennaio successivo''.

Di questi contatti (che nelle loro intenzioni costituivano un'ardita operazione investigativa) i due ufficiali informarono alcune autorità politico-istituzionali. Secondo l'ipotesi accusatoria ''invece essi intavolavano un vero e proprio negoziato in virtù del quale Cosa Nostra poneva fine alle stragi e otteneva, in cambio, provvedimenti favorevoli all'organizzazione''. (ANSA).

Commenti

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Il 3 Settembre 2010 alle 9:01 Como, proteste contro Dell'Utri - Pagina 21 - Politica in Rete Forum ha scritto:

[...] incorrere nel reato. Ed è proprio questa elasticità della norma che fa tanta paura ai garantisti. Mafia: ma se è esterno, che concorso è? - Italia - Panorama.it Abbundandis in abbundandum  …come diceva Totò. __________________ I parlamentari italiani [...]

Il 26 Settembre 2010 alle 22:48 Zione ha scritto:

Governo, non ti scordare che la Riforma della Giustizia è attesa da troppo lungo tempo, dal tuo paziente e Vilipeso Popolo !!!

Non ci potrà mai essere pace e nessun civile progresso, quando in una Nazione Oltraggiata continuamente da Jene e Sciacalli, la Legittima Magistratura viene soffocata e superata dal Barbaro Giudiciume Politico, che avvelena la gente e con l’Albagia degli antichi conquistatori Spagnoli, pretende di fare una Brigantesca imposizione col tutelare e premiare di fatto, l’ignoranza e la spocchia di certi scellerati suoi Confratelli, a scapito di tanti Magistrati onesti che lavorano molto e tanto coscienziosamente; e senza clamori di sensazionali arresti, che sono così tanto dissanguatori per la Società, e quasi sempre a vuoto (perchè illegali) ma che lasciano solo la tristezza del ricordo del campo di battaglia; dopo il passaggio di Attila.

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