
Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi in un'immagine d'archivio del 27 marzo 2009 (ANSA/ETTORE FERRARI /archivio/gid)
Per il presidente del Consiglio, quella che si apre oggi, è la settimana della resa dei conti, del chiarimento interno, della conta nel PdL. Mentre sul tavolo rimangono i nodi più spinosi: intercettazioni, manovra, malcontento bipartisan dei governatori regionali. Le dimissioni di Brancher (vedi box a fondo pagina) sono solo un assaggio.
Quanto alle pratiche e alle modalità del divorzio le domande sono le stesse che ci facciamo noi comuni mortali quando affrontiamo una separazione dolorosa: chi tra Berlusconi e Fini ha abbandonato il tetto coniugale? E quindi chi ha tradito chi? Quanta parte dei beni di famiglia (leggi PdL) andrà a Fini e ai suoi? E quanta parte alla maggioranza in mano a Berlusconi? Ma anche: si può ragionevolmente pensare - come ipotizza il Corriere della Sera - a una separazione consensuale che preveda la nascita di una federazione interna al centrodestra? E in tal caso, quanto durerebbe il governo? C’è poi l’altra domanda: che cosa farà l’Udc? Quanti parlamentari neodc potrebbero correre in soccorso del governo qualora la pattuglia finiana dovesse essere cacciata dal PdL?
Domande per ora senza risposta. Per il presidente della Camera, che poi è la parte debole della coppia, c’è anche un altro problema: non deve essere lui ad andarsene - per evitare di essere additato come quello che ha tradito il patto coniugale - ma deve essere il premier a cacciarlo. A fare la parte del cattivo davanti all’opinione pubblica. Da Villa Certosa, il Cavaliere fa sapere che è disposto a tutto. Anche alla crisi, pur di arrivare a un chiarimento. La linea è tracciata: “È Fini, non io, che sceglie questa strada. È lui che sta scegliendo di mettersi fuori dal partito“. Chiarissimo. Come è chiaro lo sconcerto di molti elettori di centrodestra nel vedere - mentre Berlusconi è sempre rimasto uguale a se stesso e al suo stile - la metamorfosi del presidente della Camera da ex leader del Msi, ad alleato di ferro di di Berlusconi, a oppositore aperto. Bastano poche frasi, tratte dall’ormai famosa intervista a Repubblica, per capire quanto siano ridotti i margini per un accordo in extremis: quando infatti la terza carica dello Stato arriva a definire il premier come uno che “fa propaganda e dice parole a vanvera” e che per di più “non ha nel suo vocabolario” la parola Costituzione non resta che tirare le conseguenze politiche di tutto questo. La separazione è nelle cose.
Il ghe pensi mi - annunciato al Tg1 e al Tg5 - fa presagire proprio questo: un suo forte ritorno sulla scena politica e mediatica. Lo stesso Fini lo ha dichiarato: ne vedremo delle belle, questa settimana. Chiamatela come volete: show down. Resa dei conti. Comunque, è la settimana chiave. Si potrebbero fare strada, oltre alla federazione vagheggiata dal Corriere, nuove ipotesi parlamentari. Se Casini sta alla finestra, non è detto che alcuni casiniani non siano disponibili a fornire al governo parte di quei voti che verebbero a mancare con la fuoriuscita dei finiani.
L’altra ipotesi è quella delle elezioni anticipate, un terreno - quello della campagna elettorale - dove Berlusconi dà il meglio di sé. Terza ipotesi è quella (improbabile) del ribaltone - che in questo caso troverebbe un nome altisonante come governo di emergenza nazionale: ipotesi però difficile, non solo perché Berlusconi rispetto al 1994 ha molta più esperienza e non si farà facilmente mettere nel sacco, ma anche perché chi accetta di farne parte ne paga spesso in Italia le conseguenze politiche. Anche Napolitano, a quanto pare, non ne sarebbe affatto entusiasta: la maggioranza è quella uscita dalle urne, nonostante la nostra sia (ancora) una Repubblica parlamentare. E l’opposizione? Fanno sapere dal Pd che sono disposti a votare alcuni emendamendi sulle intercettazioni dei finiani. La logica, da parte loro, è stringente: il nemico del mio nemico è mio amico. Bisogna vedere se poi questa logica porta lontano. In passato non è stato così. E a vincere è sempre stato il Cavaliere. Non resta che aspettare. Le dimissioni di Brancher - condivise - sono solo l’aperitivo.
| LE DIMISSIONI DI ALDO BRANCHER |
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Aldo Brancher lascia l'incarico di ministro del Decentramento e della Sussidiarietà. Lo ha annunciato lo stesso esponente del Pdl durante l'udienza a Milano del processo Antonveneta, che lo vede imputato di ricettazione e appropriazione indebita insieme alla moglie. «Comunico in questa sede la mia decisione irrevocabile di dimettermi dall'incarico di ministro», ha detto Brancher in una dichiarazione spontanea davanti al giudice monocratico Annamaria Gatto. RINUNCIA AL LEGITTIMO IMPEDIMENTO Poco prima Brancher aveva rinunciato al legittimo impedimento, spiegando di aver fatto una scelta «nel rispetto della famiglia» e anche «perché finiscano le strumentalizzazioni e le speculazioni». |
- Lunedì 5 Luglio 2010
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Commenti
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Il 5 Luglio 2010 alle 11:49 nhico ha scritto:
L’opposizione, e in modo particolare il Pd, ha individuato in Fini il cavallo di Troia con il quale abbattere il governo e lui, compiaciuto di portare in pancia gli ovoli drogati della discordia, fa il galletto a tutto campo. Fermiamo questo fotogramma. Guardiamolo attentamente. Quali possibili scenari politici si possono prefigurare , dopo che il tradimento sarà consumato? Perché quale che sia la salsa con la quale condirebbero il patto, e indipendentemente dal premio che il Presidente della Camera porterebbe a casa, sempre di voltafaccia si tratterebbe. Togliamo il ferma immagine e andiamo avanti. Al canto di Franceschini, Casini risponde e, a sua volta, lancia il suo grido di guerra. Chicchirichì. Ora è quasi ufficiale, nell’aia della politica italica si trama. Bene. Ammettiamo, per un momento, solo per sfizio, che un altro chicchirichì proveniente dall’Alto Colle benedica questo canto di pennuti, e poi? Qualcuno, a parte Eugeniuccio Scalfari, che nel suo domenicale dello scorso 4 luglio, con la sua antropologica Lectio magistralis sulla sentenza Dell’Utri , ha continuato a pestare acqua nel mortaio, può veramente pensare che il ribaltone possa funzionare?
Il 5 Luglio 2010 alle 19:45 Berlusconi-Fini, atto finale | Politica Italiana ha scritto:
[...] via http://blog.panorama.it/italia/2010/07/05/berlusconi-fini-atto-finale/ Posted by admin on luglio 5th, 2010 Tags: News, Politica Share | [...]
Il 7 Luglio 2010 alle 8:55 vincenzoaliascontadino ha scritto:
EFETTI COLLATERALI O SOLONERIA TUTTI I COSTI?
Troppi smartphone Rete dei cellulari rischia il collasso, vuol dire troppa Libertà non bavaglio!
Forse, la FNSI, la Federazione Nazionale della Stampa italiana in altre parole; per fare la FiNSIone la fiction o sceneggiata del bavaglio di Berlusconi l’ha dedotto da qui che in Italia ci sia il bavaglio? Chissà cosa ne penserà il Pd Travaglio e Padellaro, senza contare che la Concita s’arrabbierà di brutto con l’Agcom, naturalmente dimenticherà i miliardi ricevuto dallo Stato “ l’Unità, quotidiano fondato da Antonio Gramsci, organo dei Ds: 43 milioni di euro in 7 anni. Il nuovo editore, il Presidente della Regione Sardegna e Tycoon di Tiscali, Renato Soru, ha annunciato che rinuncerà ai contributi pubblici, per la gioia di Europa, quotidiano della Margherita (l’83 per cento delle quote è detenuto da Luigi Lusi, tesoriere del partito), che così sembra destinato a restare l’unico organo di stampa del Partito democratico. Europa è un foglio smilzo, ma al totalizzatore segna 14 milioni di euro in 4 anni, Liberazione (25,5 milioni), Rinascita (11 milioni) e La Rinascita della sinistra (6 milioni). Anche Notizie Verdi, ex Sole che ride (9 milioni) sta per transitare a sinistra con il passaggio di proprietà a Luca Bonaccorsi, editore di Left-Avvenimenti (mezzo milione l’anno). ” Allora FINItela che ca’ nisciuni ‘è fesso gli Italiani all’Estero pure! Quagliò, le couse songono cambiete. Tekapì, Kumpagnù?
http://blog.panorama.it/italia.....5FYsEdGnea
http://www.ilgiornale.it/econo.....comments=1
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http://vincenzoaliasilcontadin.....inder.com/
Il 16 Luglio 2010 alle 19:50 La giornata in pillole: Berlusconi non va in vacanza per rilanciare il PdL - Italia - Panorama.it ha scritto:
[...] ROMA - “Niente vacanze ad agosto: la pausa estiva intendo dedicarla al rilancio e alla riorganizzazione del Popolo della libertà”. E’ quanto avrebbe detto il premier Silvio Berlusconi, secondo quanto riferito da fonti governative, durante il Consiglio dei ministri di venerdì. Il premier avrebbe aggiunto di evitare di litigare in televisione coi finiani. [...]
Il 28 Luglio 2010 alle 19:18 La giornata in pillole: la versione di Bossi, Berlusconi e Fini si separeranno - Italia - Panorama.it ha scritto:
[...] Bossi: ”Se non si trovano, se non si incontrano ognuno andrà per la sua strada”. Ma la rottura tra i due cofondatori del PdL, aggiunge il leader del Carroccio, ”non vuol dire che si vada [...]
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