Questa lettera, che ci ha inviato una collaboratrice di Panorama.it, offre a tutti noi - come cittadini, lettori e cronisti - un punto di vista spesso dimenticato nel dibattito sindacale e politico del nostro Paese: quello dei giornalisti precari, o senza contratto, che ogni giorno - spesso senza riconoscimenti formali né retribuzioni all’altezza - contribuiscono al lavoro di giornali, tv, siti internet. Una lettera che è soprattutto un j’accuse: non solo contro il decreto legge sulle intercettazioni ma anche contro quella che, secondo l’autrice, è la divisione della categoria dei giornalisti «tra la casta dei super pagati, super tutelati, super ammanicati, e quella dei paria: i disoccupati, i precari, le partite iva, le ritenute d’acconto, i co.co.co., i co.co.pro ecc ecc, senza diritti, senza ferie, senza malattie e senza stipendio». Vorremmo rassicurarla: non siamo certo tutti, noi giornalisti assunti, «super pagati, super tutelati, super ammanicati». Anzi: la maggior parte di noi - come in tutte le categorie - fa sacrifici per far quadrare il bilancio familiare, svolgendo un lavoro difficile, non sempre gratificante, ma comunque prezioso per garantire la libera informazione nel nostro Paese. Eppure, il suo punto di vista merita una riflessione, nostra (i giornalisti) e vostra (i lettori), proprio perché rompe un silenzio, proprio nel Giorno del Silenzio, sulle condizioni di una parte, dimenticata, della categoria.
*********************************
No: i diritti dei giornalisti a pubblicare tutte le intercettazioni che vogliono e quelli degli editori a risparmiarsi multe astronomiche, c’entrano ben poco.
Quali giornalisti? Quali editori? Tutto sommato una casta come altre. Già, perché voi lettori, ascoltatori, telespettatori dell’informazione probabilmente non sapete che noi giornalisti non siamo affatto tutti uguali: c’è la casta dei super pagati, super tutelati, super ammanicati, e quella dei paria: i disoccupati, i precari, le partite iva, le ritenute d’acconto, i co.co.co., i co.co.pro ecc ecc, senza diritti, senza ferie, senza malattie e senza stipendio.
Quella giornalistica è una vera società di tipo piramidale e di stampo feudale. E non sto parlando dell’organizzazione interna a ciascuna testata che deve essere, e guai se non lo fosse, rigidamente gerarchizzata affinché chi deve prendere decisioni le prenda assumendosene tutte le responsabilità che ne derivano, e chi deve “portare a casa il pezzo” lo faccia nel modo più onesto e corretto possibile seguendo le opportune direttive.
Sto parlando di quel sistema malato, ingiusto, clientelare e gravemente classista, dell’accesso alla professione e alle assunzioni. Il primo consentito ormai quasi solo esclusivamente a chi ha le possibilità economiche di iscriversi alle numerose scuole di giornalismo sparse per l’Italia e che sostituiscono, a una “modica” cifra che può variare dai 6500 euro annui della Statale di Milano ai 10mila della Luiss di Roma, il tradizionale praticantato, retribuito, all’interno di una redazione; il secondo, l’accesso alle assunzioni, generalmente basato su conoscenze e raccomandazioni e quasi del tutto avulso da un criterio semplice e limpido: il merito.
Ebbene, io non sciopero per difendere i diritti di questa gente. Sciopero perché mi piacerebbe tanto che fosse vero quello che dice il Presidente del Consiglio e cioè che in Italia ci sono 7 milioni e mezzo di intercettati. Purtroppo non è così. Perché se fosse davvero così avremmo le prove registrate anche di come avvengono le assunzioni nelle redazioni e sapremmo di quanti parenti, amici e amanti di personaggi illustri o potenti ottengono un contratto in virtù del peso dei loro sponsor presso direttori ed editori e poi si fanno paladini di crociate moralizzatrici contro il politico di turno pizzicato a fare quello di cui loro per primi hanno beneficiato.
Allora, perché sciopero?
Perché voglio che i nostri poliziotti, carabinieri, finanzieri possano continuare a scoprire i delinquenti ovunque si nascondano, finanche nelle redazioni, senza limiti irragionevoli di tempo e senza scrupoli.
Poi starà ai magistrati decidere cosa sia penalmente rilevante e cosa no. Cosa sia pubblicabile e cosa vada distrutto.
Ma intanto “intercettateci tutti”. Chi non ha da aver paura ci può solo guadagnare qualcosa: la conoscenza. Per questo, e solo per questo, io oggi faccio sciopero.
| NO ALLA LEGGE BAVAGLIO: IL COMUNICATO SINDACALE |
|
Care lettrici e cari lettori,
con il Disegno di Legge Alfano è in via di approvazione alla Camera un provvedimento in tema di intercettazioni telefoniche che limita, in maniera determinante, l’attività di noi giornalisti.
In realtà, questo provvedimento è in primo luogo contro voi lettori: contro i cittadini comuni e contro la democrazia nel nostro Paese. Costituisce infatti una grave manomissione del diritto a essere informati, per esempio sulle indagini in corso e persino sui processi. Subordina la libertà di stampa a modi, tempi e autorizzazioni che di fatto la mettono “sotto tutela” e la imbavagliano. La difesa della privacy e della riservatezza va perseguita con determinazione ed efficacia, ma non può essere la scusa per cancellare il diritto a una libera e corretta informazione. Contro questo disegno c’è stata la straordinaria mobilitazione nazionale del sindacato dei giornalisti, la Fnsi, insieme con molta parte della società civile. Fino a sfociare nella “Giornata del Silenzio” di venerdì 9 luglio 2010. I giornalisti dei Periodici aderiscono con convinzione alla protesta, con un giorno di astensione dal lavoro e il blocco degli aggiornamenti dei siti per la giornata del 9 luglio. I Comitati di Redazione di Abitare/Segesta - Cairo Editore - Condé Nast - Domus - Edisport Editoriale - Gruner+J/M - Hachette - Mondadori - Quadratum - Rcs Periodici - Rizzoli Publishing - Sfera Editore - Universo |
- Venerdì 9 Luglio 2010

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Commenti
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Il 9 Luglio 2010 alle 13:32 angelo41 ha scritto:
Qualcuno, da qualche parte ha scritto: “fare il giornalista è meglio che lavorare”. Questo aureo motto già la dice lunga sulla categoria, una volta fiore all’occhiello della genia degli “intellettuali”, ora squalificata da una massa orrenda di “giornalisti” formati nelle segreterie dei partiti, nei programmi televisivi d’evasione e nelle alcove di qualche editore.
Occorre darsi una “mossa” e spurgare la categoria da figure spurie, che bussano alle redazioni dei giornali in cerca di un lavoro che non sanno fare.
Mi pare Orio Vergani entrò in redazione come fattorino, salendo piano piano le scale che lo hanno portato a quel grande giornalista che fu. Altri hanno assorbito nelle narici l’odore del piombo fuso dei compositori ed altri quello dell’inchiuostro della tipografia.
Certo è cambiato tutto ma, diavolo, vogliamo rendere il lavoro più impegnativo e selettivo di un personale all’altezza della situazione. Non so, si dovrebbero controllare le scuole di giornalismo, renderle più rigidi
e qualificate, ed obbligare gli editori a scegliere solo fra questi, al fine di ottenere giornalisti appassionati, perchè ci vuole tanta passione per fare un lavoro difficile e meraviglioso.
Il 9 Luglio 2010 alle 17:52 claudiadaconto ha scritto:
D’accordo con tutto quello che ha scritto fino all’ultimo capoverso. Da quel momento in poi mi permetta di dissentire: personalmente sono del tutto contraria alle scuole di giornalismo che negano in essere proprio quanto lei stesso sosteneva sopra e cioè la necessità della gavetta fatta sul campo e non in una culla dorata come sono le scuole stesse. Esse, per altro, incarnano il principio secondo cui l’accesso alla professione si stabilisce in base al censo (chi paga può) e non in base al merito.
Noto comunque che c’è un po’ di disinformazione in merito. Lei forse intendeva dire che i direttori dovrebbero assumere solo giornalisti professionisti, o quantomeno pubblicisti, e non chiunque bussi alla loro porta. Voglio sperare che non intendesse davvero quello che ha scritto, perché sarebbe come sostenere che un’azienda dovrebbe assumere solo chi ha frequentato un determinato master da 20mila euro. Il suo commento comunque mi è utile a prendere in considerazione l’idea di un’inchiesta vera e propria su questo fiorente buisness e fare ulteriore chiarezza.
A presto
Il 10 Luglio 2010 alle 19:35 angelo41 ha scritto:
Si, hai ragione. Anche quando si scrivono queste note occorre essere soli e non pressati da un coniuge che ti strilla: E’ pronto!
L’ultimo capoverso, infatti, l’ho scritto con quell’esortazione nelle orecchie e per concludere ho usato la “via breve” delle scuole e del politically correct.
Il giornalista, secondo me, si forma nelle redazioni, col praticantato, e nelle strade a caccia di notizie.
La scuola può dare una cultura generale e determinati indirizzi, poi occorre scarpinare e scrivere un buon italiano, cosa che ormai non fa più nessuno.
Se posso darti uno spunto di ricerca, fai una bella inchiesta sugli Enti di servizio: ENI, Telecom, Acea, Enel ecc.; sono autentiche associazione per delinquere, perchè vessano i consumatori e non danno modo di controllare le bollette, autentici documenti per iniziati.
Fatture con anticipi ipotetici, letture mancate, attribuzione di spesa incongrue, quando non si continua a pagare un canone anche per un’utenza cessata. Mai domiciliare le bollette, perchè un’utente paga senza sapere cosa. Probabilmente non c’è dolo, ma la confusione regna sovrana, basta osservare come questi grossi Enti non hanno sportelli accessibili al pubblico, e tutto si risolve attraverso call-center con risposta automatica, che sarebbe a dire non si risolve nulla.
Ho scoperto, ma attendo conferma, che nelle fatturazioni anticipate, quando poi si conguaglia, non si recuperano le accise pagate. Buon lavoro
Angelo Libranti
Il 11 Luglio 2010 alle 0:59 indigesto ha scritto:
Si è un pò divagato. Capisco perfettamente le ragioni della Giornalista quando fa riferimento ad una Casta, che io chiamo mafia, che si muove secondo criteri di clientela e di corruttela, non foss’altro che morale. Il concetto del merito si è perduto, e di riflesso anche quello delle capacità. Desidero soffermarmi un attimo su quelle investigative, a cui ha fatto riferimento la Giornalista stessa. Ma davvero l’intercettazione è l’unica risorsa a disposizione dell’investigatore per venire a capo dei delitti di ogni genere che si consumano in questo paese? Certo, una rete di intercettazioni, gestita a “strascico” come si dice, solleva gli inquirenti da ogni fatica, procura sulle prime sospetti, poi via via che viene infittita può portare a conoscenza di fatti delittuosi e non, anche ad equivocare se si vuole, ma certamente non può costituire la prova regina di ciò che si vuol dimostrare. Spesso si tratta di elementi non penalmente rilevanti, o definiti tali quando non si vogliono impostare teoremi, ma spesso lo diventano quando di qualche teorema ci si “innamora”! Tutto può essere utile alle indagini, ma non per questo, come forse vorrebbe la Giornalista, vanno spiati tutti, sì da portare lo Stato di Diritto verso uno Stato di Polizia. Est modus in rebus, occorre cioè quell’equilibrio, che tenuto conto del numero di intercettazioni mediamente effettuate come in nessun’altro Paese, pare sia venuto meno all’Autorità inquirente.
Oggi tutta la attività informatica porta ad abusi, ed anche le tecnologie vengono usate dalle Istituzioni stesse per compiere abusi . Ricordiamoci della taratura dei semafori, degli autovelox e delle bollette programmate sempre a danno dell’utente, della perdita del diritto all’oblio da parte del cittadino magari restato vittima di qualche raggiro. Tutto insomma favorisce chi gestisce il potere ed il sottopotere a danno dell’inerme cittadino. E cosa è se non abuso delle tecnologie l’uso selvaggio delle intercettazioni? Se poi ci soffermiamo sul come queste intercettazioni vengono date in pasto ad una “informazione” senza scrupoli, che oltre a diffondere notizie private di ignari cittadini, ne fa, quando il cittadino è “in vista”, spesso strumento di lotta politica.
Siamo diventati un Paese incivile ed ingiusto, in nome della Civiltà e della Giustizia.
La mafia, la mafia!..la mafia si adegua, usa i pizzini! Non è che anche noi cittadini comuni saremo costretti un giorno a comunicare con questi mezzi?
Quelli che scioperano avranno le loro ragioni, ma forse questa domanda non se la pongono. E da qualche parte occorre pur cominciare! Saluti.
Il 11 Luglio 2010 alle 11:14 cantastorione ha scritto:
..molto meglio un Politburo all’italiana e la Stasi che ti controlla anche quando fai i bisognini…..
Il 11 Luglio 2010 alle 11:55 indigesto ha scritto:
cantastorione, se c’è una differenza non lo so, ma anche ci fosse con le intercettazioni selvagge andrebbe a sparire!
Aggiungo solo per la Giornalista esasperata:
“Ma intanto “intercettateci tutti”. Chi non ha da aver paura ci può solo guadagnare qualcosa: la conoscenza.”
dice, riferendosi alla possibilità che vengano alla luce gli abusi sulle assunzioni che avvengono nelle redazioni dei giornali. E’ chi, mi chiedo, dovrebbe portarli a conoscenza dell’opinione pubblica? La “Informazione” stessa, no? E su iniziative di chi? dell’Autorità inquirente, immagino. Ma, tenuto conto del “sodalizio” in essere tra queste due Istituzioni lo ritiene possibile? E delle “Società” che “curano” le intercettazioni ha anche tenuto conto?
Se avessero voluto scoperchiare questa pentola, come ne hanno scoperchiate altre, lo avrebbero già fatto! Forse le “intecettazioni” che le stanno a cuore giacciono già da tempo in qualche cassetto! Cerchi di capire, benedetta ragazza!
Il 11 Luglio 2010 alle 23:32 p.a.d ha scritto:
“Mi curioserebbe di sapere” cosa ne pensano quei giornalisti tanto impegnati a difendere la loro esauritissima scorta di idee - esaurita al punto di non poter fare più a meno delle intercettazioni da gossip, per fare “informazione” - di una magistratura (”certa” magistratura), e non di un Berlusconi, che opera (lei sì, eccome!) tramite un inqualificabile regime censorio a danno di testate giornalistiche che, forse, hanno solo la colpa di non avere i potenti mezzi di difesa che gli operatori della carta stampata possono opporre in certi casi…
Vorrei saperlo anche da “claudiadaconto”, sempre che non sia abituata come altri nella sezione “Mondo” a scrivere l’articolino, lasciarlo in balia di pochi commentatori senza nemmeno degnarli di contraddittorio salvo lanciarsi dopo poche ore in una nuova discussione dalle medesime sorti.
Pregando di leggere bene quanto segue:
http://www.legnostorto.com/ind.....p;id=29171
… ma naturalmente è Berlusconi il despota imbavagliatore dell’informazione. Come no!
E che dire dell’informazione di Panorama online? Dove sta?
Forse sulle tette e sui culi delle belle tope che intasano le schermate del sito?
Qualche notizia tipo questa, no?
http://www.legnostorto.com/ind.....p;id=29242
… eh, già… molto più importante disquisire di una fantomatica censura all’informazione, o magari di quanto sia ricercata una trans turca…
Io credo che i primi ad essere colpevoli di mancata informazione e di censura della verità siano gli stessi giornalisti, nessuno (o quasi) escluso!!!
Una vergogna di giornalismo, quello italiano, che ha pure la faccia tosta di protestare al primo accenno di regolamentazione di quell’anarchico sistema dell’informazione che hanno messo in piedi a loro unico ed esclusivo vantaggio.
Altro che informazione libera!
Il 12 Luglio 2010 alle 11:18 claudiadaconto ha scritto:
Vado per ordine:
1) Ringrazio il signor Libranti per il suggerimento e spero proprio di aver l’occasione di occuparmi della faccenda che riconosco, sia da giornalista che da utente, essere abbastazna fuori controllo;
2)per quanto riguarda il dubbio di indigesto sulla funzione delle intercettazioni, è ovvio che il lavoro investigativo deve essere portato avanti su più fronti, e francamente credo - anzi sono convinta - che così è. Non creda che per tutte le inchieste si ricorra alle intercettazioni, che costano molto e che devono essere ben giustificate. Sul fatto di “spiare tutti” è ovvio che si tratta di quella che in letteratura si chiama “iperbole”. Le assicuro che sono molto lontana dall’idea di “stato di polizia” come lo definisce lei, ma francamente mi sembra immotivata la paura di iessere tutti intercettati. Ma lei crede davvero di esserlo? Lo è mai stato? Conosce qualcuno che è stato intercettato telefonicamente? Non credo proprio! Chi divaga, mi permetta, è lei quando butta in mezzo al discorso gli autovelox e i semafori intelligenti. Scusi, ma non c’entra niente! La verità è che la privacy che sta tanto a cuore al presidente del consiglio non è affatto la nostra, quella dei semplici cittadini, bensì quella di quei cittadini legati ai poteri forti, nonché “poteri forti” loro stessi, che, come lui per primo, finiscono ogni giorno iscritti in qualche registro degli indagati perchè sospettati di aver commesso reati gravi e non certo perché perseguitati da magistrati “comunisti” brutti e cattivi!
La “bendetta ragazza”, inoltre, auspica fortemente che qualora la magistratura avesse in mano le prove di reati commessi all’interno delle redazioni giornalistiche non esiti a perseguirli. Il problema vero è che le raccomandazioni non sono reato e quindi possiamo limitarci solo a denunciarle, tra l’altro a nostro rischio e pericolo, come ho fatto io con la mia lettera e come faccio spesso in altri modi.
3) P.a.d: come vede, vi degno eccome! E con molto piacere e partecipazione. Su tette, culi e gossip giornalistico che dirle: personalmente lo detesto. Ma pare che siano i lettori a non poterne fare a meno. Almeno così dicono anche le statistiche del sito. Mi sento io per prima vittima di tutto ciò. Mi creda!
Grazie comunque a tutti e alla prossima!
CD
Il 13 Luglio 2010 alle 19:59 angelo41 ha scritto:
Purtroppo sono stato fuori due giorni e non ho avuto modo di seguire il tema. Aggiungo a quanto scritto, che non era strettamente pertinente, come il problema delle intercettazioni è tutto nostro e di difficile comprensione all’estero.
E’notorio il nostro individualismo, l’egoismo di casta, la
dichiarazione inconcepibile dello scambio di favori con i soldi dello Stato, cioè nostri. Ebbene, questa indisciplina, insita in ogni normale cittadino italiano, occorre disciplinarla con le leggi. Non a caso siamo lo Stato con più leggi da osservare.
Alcune nazioni, una per tutte l’Inghilterra, non hanno molte leggi da rispettare, perchè è nella loro educazione civica il limite da non superare per non infrangere regole non scritte e non disturbare il buon andamento della società.
Fatta questa premessa non ci dobbiamo meravigliare dell’anarchia che regna sovrana nelle nostre procure, dove
non viene rispettato il segreto d’ufficio e qualsiasi intercettazione, anche la più banale, finisce sui giornali. Non esiste l’etica morale in troppi dipendenti degli uffici giudiziari e tutto è lasciato all’uso personale ed alla convenienza politica.
Nascono cosi leggi odiose per limitare l’inosservanza di altre leggi, che pure ci sono, della riservatezza e della regola di presentare le prove solo in sede di processo e non prima.
Oggi, con l’imbarbarimento politico che ci distingue, La magistratura tende a sostituirsi all’anarchia sociale, ma lo fa, quasi sempre, secondo logiche di caste e di convenienza politica, appunto.
Alla cara Claudia, che sicuramente non scende dal pero,
vorrei spiegare che “poi sta alla magistratura decidere cosa” è la nostra fregatura, perchè sicuramente fra le intercettazioni (che non saranno sette milioni e mezzo, ma poco meno,considerando le ingenti spese che ci costano)
ce ne saranno molte che rivelano “come avvengono le assunzioni nelle redazioni” ed altre cosette amene di come si trovano i posti di lavoro, ma alla magistratura non frega nulla (per ora), privileggiando altri argomenti
più produttivi politicamente e di immediato impatto mediatico.
Concludendo l’odiosa legge o “legge bavaglio” che dir si voglia, non serve a niente perchè ci sarà sempre un magistrato che manderà assolto il giornalista a cui ha passato la velina.
Il 14 Luglio 2010 alle 21:49 indigesto ha scritto:
Non mi aspettavo, francamente, una risposta irritata dalla brava claudiadaconto.
Brevemente: la mia divagazione sull’abuso della tecnologia e dell’informatica traeva spunto dalle considerazioni di angelo41 sui vari Enti, alle quali ho solo aggiunto qualcosa. Dunque un pò c’entrava con un discorso accennato.
D’accordo sull’iperbole, ma uno Stato che intercetta “tutti” è uno stato di Polizia, anche se può far piacere.
D’accordo anche sulla privacy ad uso e consumo dei potenti (discorso iniziato con la Legge 675 del 31-12-96, Governo Prodi).
D’accordo anche sulla piena fiducia alla Magistratura; non solo a Quella inquirente, a cui fa riferimento, ma soprattuto a Quella giudicante. Le intercettazioni e i Registri degli indagati riguardano Quella inquirente, come Ella sa. Il resto lo lascio alla Sua intelligenza.
Non sono d’accordo invece sulle raccomandazioni (e questo dovrebbe farLe piacere): non costituiscono da sole reato finchè non concorrono alla configurazione di altri reati. Ma questa è materia della Magistratura inquirente, spesso in buoni rapporti con l’informazione, a sentir dire.
Speravo di averLe dato spunto per qualche riflessione. Evidentemente non ci sono riuscito! Saluti.
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