

Tifosi spagnoli esultano al termine della finale dei Mondiali 2010 tra Olanda e Spagna (Ansa)
Il polpo Paul c’ha azzeccato ancora: aveva deciso che la vittoria sarebbe andata alla Spagna e così è stato nella realtà. Ma dopo l’ubriacatura per una coppa più che meritata, bisogna ritornare coi piedi per terra alla banale realtà di tutti giorni.
Perché poi è davvero una vittoria quella di ieri per (tutta) la Spagna? C’è, infatti, chi ha azzardato che avrebbe contribuito ad alzare il Pil del paese, ma in pochi ci hanno creduto sul serio: l’agenzia Moody’s, anche se contestata ultimamente nei suoi giudizi, ha previsto che il paese non crescerà oltre l’1 per cento nei prossimi quattro anni. E una vittoria ai mondiali non fa cambiare di certo idea ai mercati che non hanno fiducia in un Governo.
Lo sport, infatti, rimane pur sempre un gioco, anche se alla fine ci si vuole trovare la metafora di un paese. Ma la Spagna di oggi è davvero tutt’altra cosa rispetto alla nazionale. “Anche se vincerà il mondiale, domani la realtà rimarrà la stessa”, ha sintetizzato Carlos Segovia, giornalista economico di El Mundo. Insomma, il rischio di fare la fine della Grecia è sempre lì dietro l’angolo e non saranno certo undici atleti in calzoncini ad eliminarlo.
Basta sfogliare i quotidiani della Penisola Iberica di questi giorni, infatti, per scoprire un paese non molto diverso dal nostro, dove la burocrazia ha molte sacche di inefficienza e spese ingiustificate, come quelle dell’Andalusia, che brucia 7 milioni di euro per un Consiglio audiovisivo, o della Cantabria, che di milioni ne spende 36 per finanziare una fabbrica “fantasma”.
Un paese con i suoi “furbetti” - i 3.000 milionari con passaporto spagnolo compresi nella lista Falciani - e con i suoi disoccupati, che viaggiano ormai su percentuali a due cifre. Un paese che, alla fine, costa ai suoi cittadini una cifra superiore dell’ottanta per cento rispetto a quella che pagano i cittadini della perdente Olanda.
E poi c’è un’altra Spagna. Quella degli indipendentisti, catalani e baschi, immortalata in un’immagine che domenica, giorno della “final del Mundial”, ha occupato la prima pagina di tutti i quotidiani: la foto della manifestazione oceanica di sabato (oltre un milione di persone) a Barcellona contro la decisione della Corte costituzionale spagnola che vieta alla Catalogna di definirsi nazione.
Perché la vittoria delle Furie Rosse potrebbe anche essere l’ultimo felice addio al mondiale di una squadra così com’è stata fino ad oggi: c’è chi propone di separare le nazionali di calcio, proprio come avviene nel Regno Unito, dove Inghilterra, Scozia e Galles giocano come avversarie. Così, due neo campioni come Casillas, castigliano, e Xavi, catalano, è probabile che ai prossimi mondiali indossino casacche diverse.
- Lunedì 12 Luglio 2010
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Commenti
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Il 12 Luglio 2010 alle 18:53 indigesto ha scritto:
Insomma, chissà se ai prossimi mondiali ci sarà ancora la Spagna com’è adesso, il Belgio com’è adesso, e diciamo pure l’Italia com’è adesso! Voglia di secessionismo? O, quantomeno come da noi, voglia di “federalismo fiscale”?
E’ come se quartiere di arricchiti dicesse al proprio Comune: vogliamo che le nostre tasse siano devolute ai nostri bisogni, quello che avanza magari ve lo prendete per i più poveri. E perchè non la Città più ricca nell’ambito delle Provincie (con al i come da Costituzione)? e perchè no le provincie (sempre con la i) più ricche nell’ambito regionale? Dice: “così saremo tutti più responsabili”. Ma per favore, trovatene un’altra! Chissà se negli altri Paesi si ragiona in questo modo. Penso di..si. La mamma degli..intelligenti è sempre incinta, dappertutto!
Meno male che il calcio sembra ancora una cosa seria! Radio padania permettendo, s’intende!
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