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- Un commento
Il colpo è stato accusato. Ma quale sarà, adesso, la contromossa dell’Ndrangheta dopo la raffica di arresti eseguiti nei giorni scorsi?
Un segnale, in questo senso, è già arrivato. Nelle stesse ore in cui lo Stato arrestava 300 persone tra Calabria e Lombardia, l’Ndrangheta manometteva l’auto di di un pubblico ministero, Adriana Fimiani, sostituto procuratore presso la Procura generale di Reggio Calabria. Gli uomini della scorta si sono accorti che i bulloni di una ruota dell’auto che doveva condurre il magistrato a Locri per un’udienza del processo per la strage di Duisburg – l’ultima grande strage dell’Ndrangheta - risultavano allentati. Un avvertimento. Nei mesi scorsi anche la vettura del procuratore generale, Salvatore Di Landro – che comunque non era a bordo – ha rischiato di finire fuori strada perché quattro bulloni su cinque della ruota antreriore sinistra erano stati allentati.
A cosa potrebbero preludere segnali di questo tipo? Lo chiediamo a Francesco Forgione, già presidente della Commissione Antimafia e autore di diversi libri sui rapporti tra Mafia, politica ed economia tra cui l’ultimo, nel 2009, “Mafia Export”.
L’Ndrangheta si è resa conto che nella logica investigativa c’è stata una svolta decisiva. Una svolta che ha portato ad aggredire l’organizzazione non solo sul piano del traffico di droga, ma soprattutto su quello dei suoi interessi politici ed economici. Oltre alle centinaia di arresti, infatti, sono stati sequestrati milioni e milioni di euro, nonché messa in luce la natura associativa del gruppo e non più solo quella di semplici trafficanti di droga. La reazione dell’Ndrangheta, a questo punto, si articolerà su due livelli: il primo vedrà pericolosamente esposti tutti i magistrati, e in particolare quelli coinvolti nelle indagini in corso, la seconda produrrà un ulteriore inabissamento dell’organizzazione stessa. La violazione da parte delle telecamere dei carabinieri del Santuario della Madonna di Polsi, a San Luca, dove ogni 2 settembre si svolgevano le riunioni dei capi clan provenienti da tutto il mondo, obbligherà la famiglia centrale a serrare le fila
Molti però sono già ben radicati all’estero. Secondo un rapporto del Bundeskriminalmant (il Bka, l’Agenzia federale anticirimine), in Germania sono presenti 237 mafiosi tra boss e gregari. La maggior parte, 134, appartengono all’Ndrangheta, 52 alla camorra napoletana, 32 a Cosa Nostra. Come si fa a serrare le fila con tante attività e teste che si muovono da così lontano?
La vera forza dell’Ndrangheta sta proprio qua: nell’essere una struttura fortemente centralizzata a livello direzionale ma con capitali che si muovono in ogni parte del mondo. Il fatto di possedere una dimensione arcaica e moderna, globale e locale, l’ha resa uno dei soggetti criminali più potenti del pianeta. Se è vero, infatti, che gli uomini delle cosche fanno affari ovunque, il centro di tutto resta in Aspromonte, come fondamentali risultano i riti, le cerimonie ei simboli le processioni che si ripetono sempre proprio per suggellare l’appartenenza al gruppo
Un ulteriore aspetto da considerare nell’analisi della metamorfosi subita in questi anni dall’Ndrangheta è quello “politico”. Le indagini hanno svelato il filo diretto che scorre tra esponenti dei clan e delle istituzioni. Si parla di dirigenti comunali, dirigenti delle Asl, assessore, ex assessori, sindaci, uomini delle forze dell’ordine. Inoltre il Ros avrebbe in mano un’informativa di centinaia di pagine, ancora segretissime, che proverebbe l’esistenza, oltre quelli già venuti alla luce, di ulteriori rapporti d’interesse di vecchia data tra malavitosi e partiti.
Lei crede che l’inchiesta in corso possa rappresentare una battuta d’arresto duratura oppure i boss dell’ndrine cercheranno sempre di più d’infiltrarsi in un tessuto politico che appare oltremodo favorevole ai loro interessi?
La vera novità rappresentanta dall’inchiesta delle Dda di Milano e Reggio sta nell’aver messo in luce il livello di pervasività raggiunto dalla Mafia nelle instituzioni politiche, sociali e imprenditoriali del Nord. L’Ndrangheta, insomma, esercita in Lombardia lo stesso controllo del territorio che esercita al Meridione. Non bisogna però pensare che si tratti di una scoperta assoluta. Già tempo fa venne fuori che l’Ortomercato di Milano era completamente in mano alle cosche. Come già da tempo, e io l’ho scritto nel capitolo “Colonizzazione” di “Mafia Export”, si conosce l’entità dei traffici dell’Ndrangheta all’estero. Ecco perché io trovo che una città come Milano non merita un Sindaco e un Prefetto che, fino a poco tempo fa, dicevano che al Nord la Mafia non esiste. Come l’intero nostro Paese non merita che, all’indomani dei 300 arresti, alcuni magistrati dicano che la Mafia non potrà mai essere sconfitta. In entrambi i casi non si fa altro che fare gli interessi della criminalità e dell’Ndrangheta
Falcone diceva che in quanto fenomeno umano, come tutti i fenomeni umani, anche la Mafia come ha avuto un inizio, così avrà anche una fine. E secondo lei, Dott. Forgione, la Mafia, tutta la Mafia, può essere davvero sconfitta?
Certo! La Mafia può e deve essere sconfitta con l’azione della magistratura, della politica, dell’imprenditoria e della società civile in uno sforzo congiunto a favore della legalità
- Giovedì 15 Luglio 2010
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Commenti
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Il 16 Luglio 2010 alle 23:13 indigesto ha scritto:
Tutte belle parole ma la mafiosità è una mentalità. E la mentalità è impossibile da estirpare. Ogni tipo di aggrgazione, almeno da noi, si avvale di una mentalità mafiosa e mafiosi sono pure i metodi. Non tutti cruenti ovviamente, finchè la materia del contendere non lo esige. Quanti delitti a sfondo politico annovera la nostra storia nei quali è impensabile riscontrare interessi mafiosi? Che poi le mafie propriamente dette si siano rinvigorite nel Sud, dove esistono da sempre, lo dobbiamo alle dissennate politiche di questa Repubblica, che ha continuato l’opera di spoliazione del territorio, nella convinzione che accentrare le industrie nel Nord e delegare ai politici del Sud la gestione di capitali assistenziali a pioggia fosse la migliore soluzione a compenso, così alimentando la corruzione politica e la malavita, che prima o poi hanno finito per trovare interessi comuni. Le mafie lo hanno capito con anticipo, hanno gestito il consenso democratico, così come lo gestiscono, nel mentre che sviluppavano una immensa rete malavitosa lucrosissima, reimpiegandone i capitali in Italia e all’estero. Ora è un’idra, alla caduta di dieci teste ne rispuntano altrettante. Combattere il capitale, comunque originatosi, in un regime capitalistico e corrotto è una fatica di Sisifo. Si andrà avanti così, tra sfuriate delle Istituzioni, arresti, processi, condanne, articoli ed interviste. Altri gruppi mafiosi magari si avvantaggeranno di tuttoquesto; poi tornerà la calma, la politica si avvarrà ancora di certi supporti, e tutto ritornerà come prima, più di prima e peggio di prima!
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