Rosy Bindi: tranquilli, non morirò comunista (e ormai neanche democristiana)


Rosy Bindi: tranquilli, non morirò comunista (e ormai neanche democristiana)

«Sono un’innamorata della vita». Con Panorama Rosy Bindi, la pasionaria presidente del Partito democratico, parla soprattutto di politica, di amici e di nemici istituzionali. Ma si lascia sfuggire, ed è inconsueto per lei, anche qualche dettaglio inedito della sua vita privata.

Onorevole Bindi, l’ultima volta che il Pd non ha litigato è stato il 7 novembre 2009. È il giorno della sua nomina a presidente. Otto mesi fa.
Sì, l’elezione è stata unitaria, sottolineata anche da un applauso affettuoso.

Lei però è una che divide: prima nella Dc, poi per la riforma sanitaria, infine sulle unioni civili. Come mai?
Scegliere in politica vuole dire anche dividere. Il fatto è che io mi sento profondamente alternativa. Rispetto i miei avversari politici, non li vedo mai come nemici, ma ho una visione del Paese opposta a quella che ha in testa Silvio Berlusconi.

Però così lacerate il Paese.
In una democrazia bipolare non ci si deve preoccupare di ciò che ci distingue, ma di ciò che dobbiamo condividere. Prima di tutto la Costituzione.

Carlo Azeglio Ciampi sostiene che quando il primo governo di Romano Prodi cadde, forze oscure tramarono per non farlo diventare premier. Lei era ministro della Sanità. Se li ricorda quei giorni?
Non conosco i retroscena. So che ci trovammo a scegliere: c’era chi voleva andare a votare, come Prodi, e chi come me era convinto che dovessimo continuare. Ma con un governo politico.

Altro tema del momento sono le stragi di mafia, si dice pilotate dai servizi deviati.
Ci sono tanti misteri ancora da chiarire. Dovremmo essere in grado finalmente di abolire il segreto di stato: in democrazia è meglio conoscere la verità.

Capitolo intercettazioni: lei, ovviamente, è contraria alla legge. Ha fatto il giro d’Italia la sua foto con Patrizia D’Addario alla manifestazione del 1° luglio. Non l’ha imbarazzata almeno un po’?
In piazza Navona c’era tanta gente. E non vorrei rispondere a questa domanda, nel senso che rischia d’imbarazzare una persona come me e non il presidente del Consiglio.

La gente era tutta per lei. Come se lo spiega?
Sono una che ha sempre partecipato a tutte le manifestazioni. Ma non perché sia girotondina, movimentista. Penso che chi fa politica ciò che si muove nella società deve andarlo a vedere, conoscere, capire. Sono stata anche al Social forum dove già nel 2002 si parlava di crisi del modello di sviluppo occidentale e si diceva: tassiamo le rendite finanziarie. Non vedo perché chi produce scarpe paga le tasse e chi fa soldi coi soldi non paga nulla.

Quindi ascolta Beppe Grillo…
Più che ascoltarlo, Beppe Grillo vorrei capirlo. Vorrei capire cos’è il grillismo che ci fa perdere in Piemonte. Claudio Burlando, con il suo pragmatismo, è stato capace di coinvolgerlo e ha vinto le elezioni.

A sinistra si sostiene che lei sarà la prima donna presidente della Repubblica.
Ringrazio, ma non ho mai programmato il mio futuro. Nulla di quello che ho fatto è stato progettato a tavolino. Mai. Ho sempre cercato di fare al meglio ciò che dovevo fare.

Le sue biografie raccontano di un unico amore all’età di trent’anni. Ma da allora non ha mai più avuto un’infatuazione? Nulla proprio?
Ho guardato con interesse qualche persona, ma questo fa parte delle relazioni umane: qualcuno ti sta più simpatico, qualcuno meno, qualcuno ti piace di più, qualcuno meno. Diciamo che io sono innamorata della vita.

La preghiera che più le piace?
Il Padre nostro. Tra quelle meno conosciute, l’Angelo di Dio.

Lei crede negli angeli custodi?
Certo!

Non sono mica così scontati…
L’angelo è la presenza di Dio personalizzata per ciascuno di noi. Ci accompagna nella vita e si prende sempre cura di noi.

Ma Ciriaco De Mita per esempio è un angelo o un diavolo?
In politica non ci sono né angeli né diavoli. Laicamente, dico che De Mita è una persona che alla fine della sua carriera ha fatto una scelta sbagliata: uno con la sua storia non può stare con la destra.

Francesco Rutelli?
Anche Rutelli ha fatto la scelta sbagliata. È un fondatore del Partito democratico. E i fondatori non gettano mai la spugna.

Franco Marini?
Marini alla fine ha fatto la scelta giusta. Prima ha sostenuto Rocco Buttiglione alla segreteria del Ppi e poi lo ha mandato via. Quello che ha di buono Marini è che rimedia agli errori con le sue stesse mani. Però adesso mi sembra solidamente assestato sulla scelta giusta.

E ora Buttiglione: è vero che non vi salutate?
Per carità, ci salutiamo. Lui mi bacia perfino la mano, adesso è un’altra storia.

Ma c’è qualcuno con cui lei non andrebbe mai a cena?
Berlusconi.

Sempre lui. E perché?
Ma è una metafora… Andrei a cena con tutti. Anzi, sarebbe sicuramente più interessante cenare con Berlusconi che con i berluschini: come sempre, è meglio l’originale delle imitazioni. E la peggiore delle imitazioni è un governo pieno di craxiani, come questo, senza Bettino Craxi.

Da quanto dice, se la chiamano «cattocomunista» lei non si offende. Vero?
Non è che mi offendo, semplicemente non è vero. Non sono mai stata comunista e mai lo sarò. Anzi, sono contenta di avere fatto in modo che quelli che lo erano ora non lo siano più.

Ma la parola compagni le piace?
Guardi, anche quando ero democristiana non ho mai iniziato un discorso con «Cari amici». Mai. Penso che ci dobbiamo chiamare democratiche e democratici. Tutto qua.

Come va con gli ex comunisti? Sembra che nel Pd comandino tutto loro…
Io in questo partito ci sto bene perché è il nostro partito, non è il loro partito.

Chi sono i nemici interni del Pd?
Nessuno.

E allora perché litigate sempre?
Mah, non è che litighiamo. Ragioniamo, ci confrontiamo.

Il suo collega Beppe Fioroni dice che lei frequenta le sacrestie, e che è bigotta.
Ma le frequenta pure lui. L’ho detto a Fioroni: bisogna che stia più tranquillo, perché c’è da lavorare e c’è bisogno di tutti. E poi in politica fa sempre bene condividere le idee. Le lotte per le carriere personali, per il potere, non fanno mai bene.

Commenti

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Il 20 Luglio 2010 alle 12:05 indigesto ha scritto:

“Le lotte per le carriere personali, per il potere, non fanno mai bene.”
Ma se la politica è solo questo! può essere che la Bindi non se ne sia ancora accorta? Farebbe bene a dare uno sguardo intorno!
E poi mi fanno ridere, i politici, quando nel definire le loro beghe usano l’attribuzione “politico”. Farebbero prima ad utilizzare l’aggettivo “nostro”. Tutta la politica, ormai, è solo “cosa loro”!

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