La nuova mafia? Globale e col colletto bianco

Una recente operazione della polizia contro la camorra vicino Napoli (Ansa)

Una recente operazione della polizia contro la camorra vicino Napoli (Ansa)

Studiare la mafia per comprendere il proprio tempo e, soprattutto, la propria terra. Una testimonianza civica, prima ancora che accademica, è quella del professor Giuseppe Carlo Marino, docente di Storia contemporanea all’Università di Palermo e autore di un testo cardine, Storia della Mafia (Newton Compton), per comprendere come un’organizzazione criminale possa tramutarsi in un “fenomeno di potere e di classi dirigenti”. Perché questa è, in sostanza, la mafia. “Un fenomeno che cambia con la società”, spiega Marino a Panorama.it, preannunciando l’uscita di un nuovo volume sull’evoluzione di Cosa Nostra negli ultimi vent’anni.

Professore, che cosa si ricorda di quel 19 luglio del 1992?
Non ero a Palermo allora e l’ho vissuto come la maggior parte degli italiani, apprendendo i fatti dalle comunicazioni ufficiali. La prima sensazione, ricordo, fu di desolazione assoluta: si era aperta una catastrofe e tutto sembrava giocare a favore della mafia, dalla debolezza dello Stato a un certo orientamento dell’opinione pubblica e di alcuni quotidiani locali.

Che cosa è cambiato da allora?
Da una parte abbiamo assistito al successo repressivo contro le organizzazioni criminali; dall’altra c’è ancora la consapevolezza che la mafia stia diventando più forte di prima.

Ci spieghi meglio.
La mafia non è più un sistema di pura e semplice organizzazione criminale, anzi non lo è mai stato. Quello della criminalità organizzata è solo un aspetto, e nemmeno quello più importante. La mafia è, soprattutto, un fenomeno di potere, di classi dirigenti. E oggi è diventata un fenomeno internazionale. Negli ultimi anni si sta cominciando a riflettere su un’entità multipla: la global - mafia, un mostro dalle molte teste che si è insidiato nell’economia della globalizzazione. E contro questo tipo di mafia occorre adottare nuove strutture e nuove organizzazioni di tipo internazionale.

Le connessioni tra politica e mafia. Vent’anni fa si parlava del famoso “terzo livello”. E se ne parla ancora oggi.
Queste contiguità non sono mai state del tutto liquidate. Anche perché non esiste mafia senza un collegamento reale con la politica. La criminalità, infatti, diventa mafia quando si instaura un rapporto con i poteri della società, economici e politici.

Prima Scarantino, poi Ciancimino e Spatuzza. Che idea si è fatto dei pentiti di mafia?
Sui pentiti, ma sarebbe più corretto dire collaboratori di giustizia, lasciamo lavorare la magistratura. Noi possiamo solo esprimere delle sensazioni, che però hanno poco a che fare con la verità che emerge dal lavoro accurato dei giudici. Poi, se mi si chiede un’opinione personale, penso che ci sia del vero nelle loro dichiarazioni, anche se spesso sembra difficile provarle.

Lo Stato sta inferendo dei duri colpi alla mafia.
Sì, la lotta sta andando bene, come si legge in questi mesi nei giornali in cui si parla di centinaia di arresti, tra i quali anche di “antichi” latitanti. E bisogna dare atto che l’impegno eccezionale di forze dell’ordine e della magistratura è il frutto di un processo lungo che parte proprio dall’impegno del pool antimafia degli anni di Falcone e Borsellino.

Quindi siamo sulla buona strada.
Purtroppo ai grandi momenti di liquidazione della criminalità organizzata corrispondono processi di trasformazione della mafia. Spiego meglio: quando i delinquenti non servono più, certi poteri li consegnano allo Stato o consentono allo Stato un’azione più incisiva non occupandosi più di loro. E’ già accaduto nella seconda metà dell’Ottocento o durante l’operazione del prefetto Mori negli anni Venti del Novecento, quando sembrò che la mafia fosse stata sconfitta e, invece, era cambiato solo il registro tra mafia e Stato. Temo che qualcosa del genere possa accadere anche oggi.

La mafia come l’Araba Fenice.
La mafia segue il motore degli interessi, le dinamiche della società, e cambia assieme ad essi. Si è passati dalle coppole storte alla cosiddetta borghesia mafiosa della seconda metà del Novecento, fino a quella che oggi possiamo definire la mafia degli affari, composta da colletti bianchi capaci di importanti operazioni finanziarie, ma che possono avere in mano anche risorse di interi stati, detti appunto stati - mafia.

Qualche esempio?
Dall’ultimo rapporto Onu si parla di un rapporto organico tra mafia e politica, anzi a volte di una vera e propria leadership mafiosa, in alcuni stati dell’Est Europa o del Sud America.

E in questi stati la mafia italiana fa affari?
Sono noti i rapporti tra la ‘ndrangheta, per esempio, e le organizzazioni del narcotraffico in Colombia e in Venezuela. E’ global-mafia.

Commenti

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Il 21 Luglio 2010 alle 19:21 indigesto ha scritto:

Certo, bisogna essere professori universitari per scoprire l’acqua calda! Meno male che c’è l’ONU che fa ancora..notizia!

Il 22 Luglio 2010 alle 23:59 Circolo Luce Del Sud » La nuova mafia? Globale e col colletto bianco ha scritto:

[...]   Una recente operazione della polizia contro la camorra vicino Napoli (Ansa)  [...]

Il 23 Settembre 2010 alle 12:47 Ior: le regole antiriciclaggio valgano per tutti - Italia - Panorama.it ha scritto:

[...] una giungla. In particolare quella italiana, dove la criminalità organizzata, come dicono gli esperti, ormai dalla riscossione del ”pizzo” è passata all’alta [...]

Il 23 Settembre 2010 alle 16:35 Ior: le regole antiriciclaggio valgano per tutti | " NONSOLOFOLE " ha scritto:

[...] una giungla. In particolare quella italiana, dove la criminalità organizzata, come dicono gli esperti, ormai dalla riscossione del ”pizzo” è passata all’alta [...]

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