Perché si uccide per il posto di lavoro

Il professor Domenico De Masi, sociologo del lavoro

Il professor Domenico De Masi, sociologo del lavoro

“Vuole sapere davvero cosa succederà? Che per imitazione un numero sempre crescente di licenziati sparerà ai loro ex datori di lavoro”. E’ una previsione che mette paura quella di Domenico De Masi, il sociologo che ormai da quasi 50 anni si occupa proprio di lavoro.

Nell’arco di una settimana un 51enne ha fatto fuori due dirigenti della Gifas Electric di Massarosa (Lucca), l’azienda da cui era stato licenziato sei mesi fa, e un assicuratore romano di 30 anni ha finito a colpi di mazza da baseball il suo titolare che, ha raccontato lui stesso durante l’interrogatorio, lo minacciava di togliergli il posto di lavoro.

Situazioni-limite? Per niente – sostiene DeMasi - anzi voglio farle una domanda…

Dica…
Secondo lei, apprendendo questi fatti, i 3 milioni di italiani che oggi sono senza lavoro, o rischiano di perderlo, sono contenti o dispiaciuti?

Se lasciamo da parte la retorica, la risposta è scontata. Ma sa cosa si dice? Che chi ammazza ha problemi psicologici e che l’autore del duplice omicidio aveva tentato il suicidio già un paio di volte. Ma non sarà che a uno i problemi psicologici gli vengono perché ha problemi di lavoro?
Certo! Parlare di un generale disagio psicologico è troppo semplicistico. Vogliamo dire che tutti e 20 i piccoli imprenditori veneti che dall’inizio della crisi si sono ammazzati perché non riuscivano più a pagare gli stipendi ai loro operai, che magari erano anche amici d’infanzia, erano tutti matti? Quelli si sono suicidati per la mortificazione di non avercela fatta, di essere stati costretti a licenziare gente con cui hanno passato la vita. Prima si sono venduti tutto, si sono indebitati e alla fine si sono arresi

Questo i piccoli imprenditori, le grandi aziende, invece, come Fiat e Telecom, continuano a tagliare posti di lavoro a tutto spiano. I loro manager non si ammazzano però…
Eh no, perché la prendono con molto più distacco. Licenziano con una disinvoltura pazzesca. Assumono gente apposta per fare questo lavoro

I tagliatori di teste…
Sì, come George Clooney nel film “Sopra le nuvole”. Fino a un po’ di tempo fa i manager avevano paura di muoversi, c’erano i sindacati e le Brigate Rosse che gli sparavano alle gambe. Adesso, con il governo schierato sempre dalla loro parte, si sono sbizzarriti

E i sindacati dove stanno?
Non ci sono. L’aspetto più drammatico di tutta questa situazione è che la classe impiegatizia si è ritrovata di fronte a questa situazione totalmente impreparata

Cosa le manca?
Le manca la coscienza operaia. Fino a qualche anno fa gli operai rappresentavano il 90% della forza lavoro e in 200 anni di lotte sono arrivati a farsi rappresentare e difendere dai loro sindacati. Oggi, invece, il 70% dei lavoratori sono impiegati che svolgono mansioni intellettuali e sono completamente privi di qualsiasi rappresentanza

Perché noi no?
Perché non l’abbiamo voluta. Abbiamo creduto che non ci servisse. Ci siamo illusi di poterci difendere da soli davanti ai padroni, e invece così non è

Nei suoi libri lei scrive che uno degli effetti dell’attuale situazione lavorativa è una dicotomia sempre più profonda tra disoccupati e iperoccupati. Siamo alle soglie di una nuova lotta tra classi? Tra queste due classi?
Con la crisi economica un numero enorme di lavoratori sono stati licenziati. La loro lotta la possono fare solo in due modi: o contro se stessi, ammazzandosi, o contro chi li ha lasciati senza lavoro, ammazzando loro

Tertium non datur?
C’è solo una possibilità: che soprattutto i professionisti si creino una loro rappresentanza capace di rivendicare quel diritto fondamentale al lavoro sancito dalla nostra Costituzione

Già, perché è proprio questo che ci manca: la coscienza di una classe che rivendichi i propri diritti. E per quanto abbiamo studiato, abbiamo ancora tanto da imparare. E proprio dagli operai.

Commenti

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Il 26 Luglio 2010 alle 18:07 pv21 ha scritto:

Berlusconi e Tremonti si vantano di aver mantenuto la coesione sociale. Contano solo le barricate in piazza? Anche la disgregazione del tessuto sociale può riservare sviluppi tanto imprevedibili quanto gravi. Non basta mantenere il CONSENSO SURROGATO di chi ha fede e ottimismo …
http://www.vogliandare.it/nat/.....sd1.html

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