

Umberto Veronesi
Umberto Veronesi e Fabio Granata. Il “migliore” del Pd e il “rompiscatole” del PdL. Senatore lombardo della minoranza il primo, deputato siciliano della maggioranza il secondo. Ottantenne Veronesi, cinquantenne Granata. Due politici che provengono da esperienze politiche distanti anni luce, ma accumunati da un analogo destino: il rischio dell’epurazione.
I motivi per i quali il PdL debba cacciare il deputato siciliano e vicepresidente della Commissione Antimafia ormai sono noti a tutti, così come le sue uscite: non è più in linea col partito. Ha cominciato la scorsa estate proponendo la cittadinanza agli immigrati presenti in Italia da almeno cinque anni. Poi non si è più fermato.
Granata, finiano doc, è insomma la voce fuori dal coro del PdL. Talmente fuori, che sembra di un altro partito. E qualcuno, ogni tanto glielo ricorda. L’ultimo, è stato il vicepresidente dei deputati del PdL, Maurizio Lupi: “Si presenti ai probiviri del partito”. Granata, infatti, ancora non dice di far parte di un gruppo che ricorda Alì Babà e i quaranta ladroni, ma poco ci manca, visto che secondo lui il governo ostacolerebbe la ricerca di verità nelle stragi di mafia.
Diverso, ma non nell’epilogo, è il caso di Umberto Veronesi. Anche a lui, ma dalle parti del Pd, in questi giorni è stato dato un ultimatum. La Prestigiacomo, infatti, lo vorrebbe a capo dell’Agenzia del nucleare, un’authority che si occupa della sicurezza e che non è parte del governo. Nessuno gli avrebbe chiesto di fare il salto della staccionata e Veronesi si sarebbe detto disponibile all’incarico, anche perché è a favore del nucleare dal 1986.
L’oncologo (ingenuamente) pensaÂva, infatti, che la sinistra “storicamenÂte impegnata nella protezione della salute, trovasse congeniaÂle alla sua cultura il fatto di metÂtere come responsabile della siÂcurezza una persona che la rapÂpresenta”. Ma si sbagliava: la sua disponibilità è stata interpretata come un tradimento. Soprattutto dalla parte ecologista del partito: o il nucleare o il posto da senatore. Bersani, poi, lo avrebbe avvertito: “Il rischio è di fornire alibi a un piano velleitario”. La verità è che il segretario del Pd, anche lui per il ritorno al nucleare durante il Prodi bis, teme una spaccatura interna tra i favorevoli e i contrari al ritorno di questa energia. Divisione che indebolirebbe ulteriormente il partito, semmai ce ne fosse bisogno.
Veronesi, che ancora non ha dato il suo sì definitivo, ha comunque capito che aria tira e ha assicurato che lui si dimetterebbe comunque, in caso accettasse, perché non avrebbe tempo per portare avanti entrambi gli impegni, oltre a quello di medico ovviamente. E ha liquidato il tutto con una battuta: “Tra Senato e ospedale, lascerei il Senato. Lì non mi sembra che ci sia qualcuno che soffre”.
Così non è un’ipotesi lontana dalla realtà quella di un ritorno in Parlamento a settembre, dopo le ferie estive, con un Granata cacciato dal PdL e un Veronesi fuori dal Pd. Perché il bipolarismo in Italia sta diventando in questi mesi sempre più esclusivo. E anche perché, per rimanere uniti, bisogna saper cantare in coro. E, più o meno, nella stessa tonalità .
- Lunedì 26 Luglio 2010
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Commenti
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Il 26 Luglio 2010 alle 18:17 pv21 ha scritto:
L’estate è la stagione giusta per le “vampate” non solo di calore. Passata l’estate di tante dichiarazioni, scontri verbali e proposizioni tattiche non resterà traccia. Intanto si può scegliere tra il teatrino di PANTOMIMA e RIMPIATTINO e le nuove pagine tratte dal DOSSIER ARROGANZA …
http://www.vogliandare.it/nat/.....nc1.html
http://www.vogliandare.it/nat/.....sd1.html
Il 25 Ottobre 2011 alle 18:59 simoneballatore ha scritto:
Spett.le Redazione,Vorrei sottoporre alla Vostra attenzione la mia triste storia di ennesima vittima di malasanità …questa volta dell’ IFO di Roma, più precisamente del Dr. Cognetti e del Dr. Ferretti.
Mia madre Rossiello Raffaella affetta da adenocarcinoma è stata ricoverata all’IFO di Roma e sottoposta a cure e trattamenti chemioteratipi sperimentali che la hanno condotta a morte nel giro di 3 settimane. Il dr. Cognetti di Medicina Oncologica A, si è approfittato dello stato di depressione e scoramento di mia madre (che voleva continuare a vivere) per farle firmare un consenso informato per chemioterapici sperimentali non adatti ad una paziente nello stato fisico di mia madre.Alla prima grave complicazione (una copiosa emorragia) il dr. Ferretti si è rifiutato di trasferirla in ospedale più idoneo (Visto che l’IFO-Istituto Nazionale Tumori - Regina Elena è sprovvisto di Pronto Soccorso e di Rianimazione), facendo morire mia madre per emorragia sotto gli occhi impotenti dei figli.
Non contenti di ciò, il dr. Cognetti ha proceduto contro la volontà dei figli ad una autopsia per “blindare” la posizione dell’ospedale in relazione alle gravi negligenze commesse, ed ha proceduto personalmente alla contraffazione della cartella clinica in relazione alle cure/farmaci e quant’altro somministrato a mia madre.
Questi criminali che in nome della scienza seviziano e portano a morte pazienti oncologici, utilizzandoli come cavie da laboratorio…vanno fermati.
Simone Ballatore
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