
E’ da un bel po’ che i finiani la menano con la destra moderna, laica, europea. Alla Sarkozy, insomma, salvo poi dimenticarsi che il marito di Carlà è coinvolto nello scandalo Bettancourt di presunte tangenti, che anche lui grida alla calunnia e al complotto mediatico. Senza contare che i giornalisti, Sarkozy, li fa cacciare sul serio, se non congeniali al governo.
Vebbè, l’erba del vicino è sempre più verde e, quindi, per Fini meglio l’inquilino dell’Eliseo che il nostro a Palazzo Chigi. Sta di fatto che il presidente della Camera, ultimamente, ha detto che il terzo polo non gli interessa più, che la sua collocazione naturale è nel centrodestra. Anzi più destra, che centro; anche se con quale partito ancora non è dato saperlo.
Perché la componente finiana, come dice Fabio Granata è la ”storia nobile, antica e trasparente della destra italiana”. Definizione che non è andata giù a Camillo Langone sul Foglio, autore del Manifesto della destra divina (Vallecchi). Riportiamo accuratamente.
E uno: “Voi non siete mai stati di destra, voi eravate neofascisti. Voi siete stati concepiti nel 1943 durante la stesura del Manifesto di Verona e siete perciò repubblicani e non monarchici, rivoluzionari e non conservatori”. E due: ”Il fascismo è novecentesco, il neofascismo tardonovecentesco, il futurismo (il fenomeno più remoto a cui potete agganciarvi) primonovecentesco. Se voi siete antichi, come dovrebbero definirsi i Tories inglesi che esistono con questo nome dal Seicento?”. E tre: “Trasparente la storia del neofascismo italiano, protagonista dei limacciosi anni di piombo? (…) Le bombe sui treni degli anni Settanta - Ottanta non le hanno messe i giovani liberali”. Ciliegina sulla torta, i missini che “nella P2 non mancavano”.
(Granata, inoltre, come riporta la biografia sul Secolo, per Pino Rauti - fondatore di Ordine nuovo - ”era uno dei migliori del suo vivaio”).
Tutto questo solo per ricordare che il pubblico, che ora applaude le sortite degli ex camerati (i vari Repubblica, il Fatto, Pd, IdV e persino il comunista Vendola), un giorno non molto lontano farà riemergere quel passato che era nero, nerissimo. Per poi urlare ai finiani di tornare in quel luogo oscuro e fetido, dal quale sono usciti con fatica, grazie anche a Berlusconi, che li ha prima scelti come alleati e poi ”sposati” nello stesso partito: nelle fogne.
- Martedì 27 Luglio 2010

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Commenti
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Il 27 Luglio 2010 alle 16:45 ermes1 ha scritto:
In Italia c’è un grave problema culturale.
Anni e anni di sottocultura berlusconiana, dove il modello è apparire, il denaro e il consumo, il risultato è assuefazione e menefreghismo.
Finché non ci sarà un’alternativa alla fiction berlusconiana, un’idea credibile da offrire alle nuove generazioni, l’Italia rimarrà sempre terra di concime per la corruzione.
Non credo, in questo senso, che mandare a casa Berlusconi senza riscoprire una nuova cultura dello Stato, possa risolvere il problema.
Il 28 Luglio 2010 alle 14:00 fercas ha scritto:
E chi sarebbe l’alternativa: Bersani? Rosy Bindi? D’Alema? Rutelli? Franceschini? Di Pietro? Fassino? Diliberto? Domando. Cordialità.
Il 28 Luglio 2010 alle 19:21 pv21 ha scritto:
Il Premier si vanta di avere il record mondiale di rinvii a giudizio. Non c’è da meravigliarsi se i suoi paladini si sforzano di essere almeno indagati. Ogni tanto c’è un incidente di percorso: Brancher. Nessuno ascolta le VOCI dentro L’ECLISSI di uomini esempio di coerenza, rigore e impegno civile. La strada di FINI è tutta in salita …
http://www.vogliandare.it/nat/.....ps3.html
Il 29 Luglio 2010 alle 10:31 nhico ha scritto:
Con l’ avvento della seconda repubblica, sembra che chi occupa la poltrona più prestigiosa di Montecitorio venga colpito dalla maledizione dell’ annichilimento. Se no come si spiegano le rovinose cadute politiche della Pivetti, Violante , Casini, Bertinotti. Fatta con l’occhio della mente questa piccola escursione tra quei Presidenti Emeriti, fermiamo un po’ la nostra attenzione alle bizzarrie dell’ attuale titolare. Fini una volta apparteneva a quella fascia di parlamentari che, pur essendo stata eletta dal popolo sovrano, da tutti gli altri colleghi parlamentari era stata collocata per un tempo biblico fuori dell’ Arco Costituzionale. Era un obbrobrio. Un vero è proprio marchingegno anticostituzionale messo in moto con furore, e partecipata complicità da tutte le altre espressioni politiche, con l’avallo delle alte istituzioni: Presidente della Repubblica compreso. Che, con ipocrisia tutta italiota, partecipava al banchetto della denigrazione politica e del non riconoscimento, tradendo quella dote di voti che molto spesso risultava risolutiva per la sua stessa elezione. Ma quei tempi, che poi non sono tanto lontani, sono morti e sepolti. Ed ora Fini, completato il suo cammino interiore e politico, si trova agli antipodi di se stesso. Se questo è quello che voleva, auguri. Passata la tempesta, il sopracitato quartetto lo accoglierà a suon di macumba. Ma in tutto ciò, i figli del fu PCI, che c’entrano? Pensare che lui possa essere la loro terra promessa è davvero esilarante.
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