

L’hanno chiamato «lo Squalo» per la foga che metteva quando, negli 11 anni trascorsi da poliziotto al fianco di Giovanni Falcone, dava la caccia ai mafiosi; e «Dick Tracy» per l’eterna sigaretta fra le dita, e perché in effetti un po’ somiglia all’imperturbabile eroe dei fumetti noir.
Il nome che gli è rimasto incollato addosso, però, è «il Capo »: dal settembre 1994, quando il primo governo Berlusconi lo nominò direttore centrale della Criminalpol. E ancor più dal maggio 2000, quando il governo di Giuliano Amato lo promosse capo della Polizia. In quell’incarico Gianni De Gennaro restò per sette anni, sotto tre governi e sette diversi ministri. Ma da allora è sempre stato molto più di un capo. Lo è anche oggi che, a quasi 62 anni, è alla sua quarta vita. Dal maggio 2008 è direttore del Dipartimento per le informazioni e la sicurezza: la centrale che coordina i servizi segreti. Prima era stato capo di gabinetto al Viminale, e a Napoli come commissario all’emergenza
rifiuti.
Comunque sia, e ovunque vada, De Gennaro è uomo di potere intramontabile e trasversale. L’ha dimostrato anche per come ha incassato l’ultima coltellata: la sentenza d’appello che il 17 giugno l’ha condannato per «istigazione alla falsa testimonianza» nella brutta vicenda del pestaggio alla scuola Diaz durante il G8 genovese del luglio 2001. La Corte d’appello ha stabilito fossero veritiere alcune intercettazioni nelle quali altre voci parlavano di lui e di sue presunte pressioni per indurre alla ritrattazione l’ex questore di Genova. Così, senza che la sua voce risuonasse in una telefonata, gli ha affibbiato un anno e quattro mesi di reclusione. De Gennaro non ha fatto una piega. Silenzioso e duro come solo certi calabresi sanno essere, si è dimesso. Ottenendo un clamoroso osanna di solidarietà bipartisan e una veloce conferma da parte del governo. Maurizio Gasparri ha preannunciato addirittura che «De Gennaro non si dovrebbe dimettere nemmeno con una condanna definitiva. Anzi, va ringraziato: contrastare i farabutti di Genova è stato solo motivo di merito».
Va detto che molti altri sono i meriti di De Gennaro. Con Falcone aveva convinto a collaborare Tommaso Buscetta. Era stata la sua polizia a catturare Bernardo Provenzano. E a fermare le nuove Br, a prendere gli assassini di Marco Biagi e di Massimo D’Antona. Ma forse il principale risultato è la nuova cultura italiana della sicurezza, lanciata dieci anni fa proprio da De Gennaro. E una generazione di eccellenti investigatori che il Capo ha creato e allevato.
- Mercoledì 28 Luglio 2010
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